Mondializzazione, complotti, Internet: approfondimento con Massimo Mazzucco e Maurizio Zipponi

Trattiamo di «mondializzazione» e di anticorpi al progetto-processo di controllo del pianeta da parte di gruppi di potere. In rete, è noto, esiste una quantità impressionante di articoli su Rockefeller, Echelon, Haarp, scie chimiche, 11 settembre, crisi dei mutui subprime, Lehman Brothers, Goldman Sachs, Bilderberg, Pnac, Trilateral, signoraggio bancario, Libia, Gheddafi, Grecia, Spagna. Ancora, un’infinità di materiali riguarda Israele, Cina, Iran, Medio Oriente. Si tratta di casi di grande complessità, con versioni parallele, retroscena, ipotesi, domande che le organizzazioni accreditate liquidano in fretta come fantasie senza riscontri.

di Emiliano Morrone

ZipponiDi solito, agli interrogativi dei «complottisti» conseguono silenzi o risposte che rinviano a documenti di «tecnici» dell’«autorità»; quella che Fabrizio De Andrè, con richiamo all’«homo homini lupus» di Hobbes, presentava così nella sua Disamistade: «Una corsa degli occhi negli occhi a scoprire che invece è soltanto un riposo del vento un odiare a metà e alla parte che manca si dedica l’autorità».

Nel cannibalismo della società attuale, disorientata dai media e piegata da ritmi disumani, è vero solo quanto approvano o riportano gli organi ufficiali?

Per spiegarci meglio, Massimo Mazzucco, autore del documentario Cancro, le cure proibite, prende l’esempio del medico, che respinge ogni possibilità terapeutica non contemplata dalle istituzioni della propria formazione. La tesi del medico è in genere la seguente: nulla è plausibile, fuori dell’apparato della scienza. Non importa, però, osserva il nostro interlocutore, come e da chi sia formato l’apparato, né quale sistema mediatico vi sia congiunto. Mazzucco vive in Usa. Ciononostante, ricevuta una nostra mail di ieri, al risveglio ci ha rilasciato un’intervista tramite Skype. Per inciso, non so quanti colleghi italiani lo avrebbero fatto.

Abbiamo sentito Mazzucco perché si occupa da sempre dell’anomala caduta delle Torri gemelle, rispetto alla quale ha condotto un’inchiesta lunga, approfondita e piena di questioni aperte, eluse da esperti e debunkers (smontatori – delle teorie alternative) da quasi undici anni. Perché le Torri crollarono rapidamente, seppure fossero d’acciaio? Quale la natura delle esplosioni ai vari piani, visibili nei filmati? Come l’aereo civile che penetrò il Pentagono riuscì a compiere una manovra impossibile, aprendo squarci che non combaciano con le misure del velivolo? Che cosa causò la polverizzazione delle macerie? Per quali coincidenze si registrarono assenze di personale più che sospette?

Nel 2006, Mazzucco partecipò in collegamento dagli States a una puntata della trasmissione La porta sull’infinito, in onda sull’emittente sarda Videolina. Allora, partendo dalla vicenda di Ground Zero, il giornalista e altri «complottisti» parlarono dell’intenzione statunitense di governare il pianeta, previo indebolimento dell’economia europea; fatto, quest’ultimo, che si è realmente verificato. Ci è sembrata interessante quella profezia del 2006, quindi abbiamo voluto riprendere il filo del discorso con Mazzucco, cominciando dalle cure del cancro ammesse dalla comunità scientifica. Nostro compito, in questo spazio insufficiente, è suggerire un metodo, un diverso approccio rispetto al tema della «mondializzazione» e della ricerca della verità.

Fermiamoci un attimo sulla storia della lotta al cancro. Leggendo il libro L’imperatore del male, dell’oncologo e Pulitzer 2011 Siddhartha Mukherjee, si capisce che la scienza medica, nonostante gli indubbi progressi, non è affatto la verità sperimentata e verificata, contrapposta alla stregoneria galenica del terzo millennio. L’istituto della ricerca soggiace, invece, all’errore, all’illusione e alla chiusura della mente umana. A conferma, si può rammentare che l’affermazione della chemioterapia dipese in larga misura da un’imponente raccolta di fondi, avviata verso la metà del Novecento dal patologo Sidney Farber e dall’imprenditrice Mary Lasker. I due, di certo con intenzioni buone, utilizzarono metodi pubblicitari invertendo il paradigma della ricerca, che dovrebbe essere libera e «di base»; dovrebbe procedere, cioè, con il sostegno economico dello Stato, fondandosi sulla curiosità degli scienziati per la determinazione di cause e princìpi, utile al progresso effettivo.

Con Maurizio Zipponi, responsabile del Dipartimento Lavoro dell’Italia dei Valori, abbiamo affrontato il problema della crisi, legandolo alla speculazione finanziaria di lobby capaci di camuffarsi e insediarsi nelle cabine di regia. Abbiamo scelto Zipponi, comunque contrario a idee di complotti internazionali, per due motivi. Primo perché si tratta di un politico che insiste, piuttosto in solitudine, sulla necessità di una ricerca libera, adeguatamente finanziata con fondi pubblici, a cui riconduce la possibilità concreta di una crescita dell’economia reale. Secondo perché l’Italia dei Valori è l’unico partito che in parlamento si è opposto ai poteri forti berlusconiani e che adesso, cambiato l’ordine degli addendi a palazzo, contesta le politiche finanziarie del governo Monti. Nel nostro approfondimento, abbiamo compiuto un certo sforzo, nel tentativo di occuparci di «mondializzazione» da diversi punti di vista, soffermandoci sul ruolo dei «tecnici» chiamati a illustrare e risolvere la situazione.

Ma torniamo alla “metafora” della ricerca sul cancro, di cui all’esempio di Mazzucco. Ci servirà a riflettere sulle tecniche con cui il sistema consolida il suo dominio.

Oggi sappiamo, per esempio, che la pianta dell’annona muricata è un antitumorale 10.000 volte più efficace dell’adriamicina (fonte Pubmed.gov), vecchia molecola italiana ricavata da microbi del terreno. Il punto, ci dice Mazzucco, è che «le informazioni sono disponibili, vanno solo cercate e vagliate, sottoposte a rigorosa critica». Gli ricordiamo la differenza fra «scettico» e «debunker», chiarita in un suo video di risposta a Paolo Attivissimo del Cicap, proprio sull’Undici settembre. Mazzucco ribadisce che lo scetticismo è la base di ogni indagine, mentre l’attività di debunking muove dalle conclusioni dei «tecnici» ufficiali, corroborate con salti logici e una sicumera espositiva molto teatrale. Il giornalista invita a modificare lo schema tipico della conoscenza, fondato sulla dicotomia fra informazione ufficiale e informazione alternativa. Mazzucco sottolinea il ruolo dell’utente, che non può essere più passivo: «Prima ci si beveva i racconti dei tg, oggi c’è tanto materiale per chi intenda sapere. Dobbiamo essere noi a scavare, confrontare, falsificare, ricostruire». Al di là – riprendendo il filosofo “debolista” Gianni Vattimo – dell’etichetta di «tecnico» di qualche disciplina settoriale.

Infatti, il primato della tecnica – e dei «tecnici» – per la determinazione della verità e delle corrette scelte politiche, è un’ideologia vera e propria. Si chiama «nuovo realismo». A questa filosofia funzionale alle lobby, Vattimo ha dedicato una recente lettera indirizzata a Umberto Eco, pubblicata su il manifesto di Pasqua, cui ha replicato l’allievo Maurizio Ferraris, apostata del «pensiero debole», corrente accusata di relativismo (dagli ultimi due pontefici), di solidarietà con il capitalismo (Negri) e di agevolare il potere (Ferraris).

In una più remota intervista al periodico elettronico spagnolo «ABC» – che si chiama come la legge elettorale pacco di Alfano, Bossi e Casini, perfino contestata dal politologo Angelo Panebianco sulle colonne del liberale Corriere della Sera –, Vattimo ha precisato: «La vocazione alla politica come filosofo, di perseguire l’emancipazione come filosofo, non come esperto e politico di professione, per me significava decidere un percorso in certo senso più universale». Una sorta, cioè, di educazione a far pensare la politica e il futuro con quello sguardo critico che abbiamo ritrovato, nei rispettivi ambiti, in Mazzucco e Zipponi.

Secondo Mazzucco, la moneta unica europea è stata una trovata per far crollare contemporaneamente l’economia degli Stati membri, risultato che sarebbe stato ben più difficile e lungo da ottenere, mantenendo le singole valute. «Finanza ed economia degli Stati sono oggi talmente correlate da ritenersi impossibile una condizione d’indipendenza dei governi, di sovranità delle nazioni».

Per Mazzucco, il finanziamento delle banche è un’imposizione, realizzata con quel metodo – potremmo dire della «persuasione graduale» da parte dei «tecnici» – che caratterizzò la supremazia dei chemioterapici sulle terapie alternative, le «cure proibite». Inoltre, all’emissione infinita di moneta corrisponde un indebitamento all’infinito. E Zipponi: «La Bce ha prestato soldi al sistema bancario italiano con l’interesse dell’1%. Le banche hanno acquistato titoli di Stato e continueranno a bloccare il credito alle piccole e medie imprese, generando una catena impressionante di fallimenti. Questi dati si commentano da soli e rivelano il ruolo delle banche o, meglio, dei banchieri».

A Zipponi chiediamo un giudizio sul Fondo Salva-Stati, che per il web, sarebbe una trappola, un abbaglio per costringere milioni di persone alla povertà e alla schiavitù. «Il Fondo Salva-Stati può produrre, come è oggi, solo il salvataggio delle banche; ma non è la soluzione ai problemi dell’economia reale, dei bassi salari, della precarietà. Esso è uno strumento che va tolto dalle mani dei banchieri e consegnato ai rappresentanti dei popoli, democraticamente eletti».

Di recente, il dibattito sull’articolo 18 ha impegnato politici ed economisti. In proposito, molti di noi hanno notato ripetute mistificazioni sull’efficacia, per la crescita, della sua cancellazione. Italia dei Valori ha apertamente sostenuto la norma che tutela i lavoratori dai licenziamenti arbitrari.

C’è una misura più globale per schiavizzare i lavoratori, a compendio dell’indebitamento corrispondente all’emissione di moneta? Lo chiediamo sempre a Zipponi, che, durissimo, dichiara: «L’abolizione sostanziale dell’art. 18, inteso come deterrente contro i licenziamenti ingiusti, genererà una lunga ondata di licenziamenti soprattutto nella fascia di lavoratori giovani e tra chi ha 55-60 anni, perché troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per la produttività richiesta dalle imprese. È una legge il cui vero nome sarà “licenziamenti facili”».

Oggi, soprattutto su Internet, si parla con sempre più insistenza di un «nuovo ordine mondiale». La crisi dell’Europa, si legge in rete, sarebbe l’effetto di strategie d’imperio globale. Zipponi commenta: «La guerra commerciale, finanziaria e industriale è insita nel sistema capitalistico. La finanza, che era al servizio dell’economia reale, è diventata il dominus. Il motore della crescita nel mondo è stata la creazione di prodotti, servizi, commerci, l’invenzione, la ricerca; è stato il valore attribuito al merito. Fare soldi con i soldi, cioè carta che produce carta, è solo speculazione. Infatti è la crisi finanziaria la vera ragione della crisi economica partita nel 2008».

Quando s’insediò il governo Monti, Barbara Spinelli scrisse su Repubblica che in politica serve ormai una doppia lente di lettura, insieme per l’Italia e per l’Europa. Le considerazioni della Spinelli corroboravano la linea della necessità di tagli e sacrifici. Sull’articolo 18, però, la Spinelli, citando Adam Smith, si è poi espressa a salvaguardia dei lavoratori. Ci sono delle forze interessate a controllare Stati e popolazioni, specie attraverso l’informazione di massa?

Per Zipponi, «l’uso dell’informazione e della censura, si veda la chiusura di siti web scomodi alla ministra Fornero “lacrime di coccodrillo”, è sempre parte fondamentale della guerra commerciale, industriale e di controllo delle materie prime». Tuttavia, Zipponi non demorde, sottolineando che ci «sono gli anticorpi, e in Italia lo abbiamo recentemente provato con successi come i referendum di giugno 2011, in particolare quelli per l’acqua pubblica e contro il nucleare». Una battaglia di IdV, pure secondo Adriano Celentano.

Zipponi ritiene che «la democrazia ha ancora una forza superiore a qualsiasi complotto o operazione oligopolistica» e, «per l’Italia dei Valori, è l’Europa democratica che deve evolversi verso una democrazia compiuta che salverà il Paese». Occorre che il popolo si attivi, sollecitato dall’informazione e dal dibattito in rete. Gli domandiamo, quindi, quanto conti Internet per una «primavera europea» che significhi consapevolezza e reazione civile. E Zipponi: «Internet permette di saltare la censura perché è strumento libero e veloce. È per questo che cominciano gravi atti, anche del governo Monti, tesi a limitare la libertà. Non ci riusciranno, però. Grazie alla rete è stato possibile intervenire contro le forme di schiavismo in Cina e all’Italia dei Valori, per esempio, Internet permette di fare informazione, nonostante la censura dei media e della carta stampata».

A noi è parso utile questo approfondimento sulla «mondializzazione». Specie adesso. Ci prefiggiamo di continuare, anche con altri rappresentanti politici, intellettuali e giornalisti. Alla prossimo zoom sull’argomento parteciperà il filosofo e teologo cubano  Raúl Fornet-Betancourt. Ci auguriamo di leggere vostri commenti e contributi.

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