EUROPEI 2012/ Balotelli batte Lega, Italia piega calciopoli, Spagna trionfa, D’Alema accusa gufate nei Casini di Monti

Gli occhi lucidi di Gigi Buffon raccontano la finale e il finale europei. Subita la terza rete, il portiere azzurro è immobile: capo chino, viso attonito, schiena giù. L’Italia capitola: la Spagna di IniestaFàbregas rifila quattro goal alla nazionale, che, tra stanchezza, sfortuna e infortuni, non tocca palla. Una partita a senso unico: la squadra iberica preme dall’inizio, non lascia tregua. Attaccano, accelerano, s’intendono a memoria gli spagnoli. Scaduto il novantesimo minuto, si spingono ancora verso la porta di Buffon, padroni del campo. Geometrie perfette, variazioni, aperture, fasce, velocità e, chiuso l’incontro, perfino il torello ritmato dai tifosi, in delirio corale.

di Emiliano Morrone

Foto di Tomas

BALOTELLI_VS_BORGHEZIOSul finire, Mario Balotelli resta a terra, in ginocchio. Non ha più energie il leone del campionato, che spaventa pure la Lega Nord; priva, nella versione 2.0, del ddt di Borghezio. Sarà la crisi o la concorrenza tedesca?

Al loro congresso, i padani ripetono come mantra che «il nemico è fuori»; anche se Bossi ammette, leggero, i rapporti fra l’ex tesoriere Belsito e la ‘ndrangheta spa. L’appuntamento ha un nome programmatico: «Prima il Nord». Maroni eletto al posto di Bossi, tutti si prodigano sulla Questione settentrionale: da Cota a Calderoli. I leghisti stanno attenti, però, a derive razziste: cambiano filosofia, pur con linguaggio impertinente («il serenissimo governatore del Veneto» con cui è annunciato l’intervento di Zaia; poi il Senatùr, che sentenzia: «Imbecilli i militanti che alzano il Tricolore»).

Adesso l’identità padana non si trova nel dna celtico o in storie e riti inventati. L’essenza è, piuttosto, nella cittadinanza padana, che va comunque salvaguardata dall’ingresso «dei parassiti», non meglio qualificati. Al congresso, le formule del discorso leghista sono: «le imprese del nord», «il popolo di lavoratori», «i nostri». In altri termini, sembra abolito il ragionamento sulla doc della razza, che aveva una traduzione estetico-caricaturale nel concorso di «Miss Padania». Forse Bossi e il successore Maroni hanno capito che le imprese, specie dopo il terremoto in Emilia, non vogliono pagliacciate. E hanno inteso, con ritardo eccezionale, che lavoro ed economia prescindono da colore, razza, sesso, lingua, religione. Ciononostante, la Lega mantiene la sua schizofrenia costitutiva: accusa Roma e i romani, cioè il palazzo e gli inquilini del potere, come se fino a ieri fosse rimasta in trincea, contro il finanziamento pubblico ai partiti, la corruzione e l’illegalità nelle istituzioni. Bisogna ricordare alla newco (?) di Maroni che «milanese» non è solo sinonimo di «meneghino». Scritto con la maiuscola, è il cognome del deputato pidiellino salvato dal loro voto alla Camera, che ne ha impedito l’arresto.

Se la Lega del dopo «cerchio magico» si corregge nei concetti e nelle parole, è merito di Balotelli. Il ragazzo è l’icona della forza: gli sguardi, le pose, i muscoli, il carattere. È l’eroe che recupera il calcio italiano, fatto di soldi, imbrogli, avidità e corruzione. Balotelli è l’emblema di un’integrazione nei fatti: oltre la legge, positiva e mutevole. Dal sud del mondo s’arriva per un motivo, che si chiamasfruttamento, causa di fame e povertà. Nato a Palermo e poi abbandonato in un ospedale del bresciano, Balotelli viene affidato a una famiglia lombarda. La sua vita è viaggio, emigrazione, attualità politica. Genitori naturali del Ghana, cittadino italiano dal 2008, gioca nel Manchester City. Una biografia che contiene storie e realtà diverse, con una sintesi: l’uomo si misura dalla capacità di reagire al destino, dalla solidarietà e presenza che sa esprimere in un tempo sregolato; dominato dal capitalismo, dalle lobby e dall’ossessione del raggiro, di cui il calcio è metafora esemplare.

Gli europei 2012 si ricorderanno per il ruolo metacalcistico di Balotelli, per il dignitoso secondo posto dell’Italia e per la bravura con cuiCesare Prandelli ha condotto la nazionale, disturbata dal caso delle scommesse nere. Prandelli ha il merito d’aver lavorato in condizioni disperate e d’aver denunciato potere e interessi dei club, che non l’hanno affatto aiutato. Il nostro allenatore si è rimboccato le maniche ed è andato avanti, facendo dimenticare le porcherie del campionato italiano. Ancora, gli europei 2012 si ricorderanno per la concomitanza tra gioco e crisi, precarietà dell’UE, egemonia tedesca, debolezze di Spagna e Italia e loro riscatto agonistico.

Certo, ora bisogna trarne una lezione: partiti e cittadini devono riprendere la dialettica politica. È possibile, non impensabile, occuparsi delle necessità umane, sempre escluse dai tecnici dello spread.

Un’ultima curiosità su Spagna-Italia di ieri: Monti stava in tribuna. D’Alema ci vedrà un «senso di responsabilità» e lamenterà che Di Pietro e Vendola gufavano insieme, visto il Professore nei Casini. Berlusconi rifonderà Forza Italia, mentre Napolitano chiamerà mister Mancini (Roberto) e gli dirà d’aver sbagliato numero.

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