COMUNALI 2012/ Palermo non parla di mafia. Salvatore Borsellino sostiene 5 Stelle e Leoluca Orlando

«Se non si fosse portato Orlando, non avremmo avuto rivali», risponde Serena, caposala di Pediatria a Palermo. L’infermiera parteggia per il candidato sindaco Fabrizio Ferrandelli. Il giovane è appoggiato dal Pd di Beppe LumiaAntonello Cracolici, che per il compimento delle riforme tengono in piedi il governo regionale di Lombardo, poi da Sel, Vendola e forze civiche. Perfino da Matteo Renzi, volato a Palermo per aiutarlo a rottamare i vecchi diesel: con la faccia, la voce e una cena elettorale da «100, forse 200 euro a posto», riferisce un professionista, assente al rendez-vous perché «molto schifato».

di Emiliano Morrone

SALVATORE_BORSELLINO_COMUNALI_PALERMO_2012Ferrandelli viene dal volontariato, in Brasile e nella Palermo bassa, dove avviò la ludoteca Ubuntu per favorire l’integrazione. Giornali, sociale e politica, era consigliere comunale, capogruppo dell’Italia dei Valori, «il delfino di Leoluca Orlando»; specie secondo Tony Troja, noto su Internet per la satira musicale. In un video su YouTube, Troja attacca Orlando, trasformando «Perdere l’amore» di Massimo Ranieri in «Perdere l’onore». La tesi è che l’ex sindaco della Rete, protagonista della rinascita palermitana negli anni del sangue e dei Contrada, abbia usato politicamente Rita Borsellino, sconfitta da Ferrandelli alle primarie del centrosinistra. I sostenitori del «Delfino» parlano di un preciso disegno di Orlando, lo espongono a mo’ di teorema: assicurano che è così, «perché Orlando si fa i fatti suoi».

Di là dal «muro dei veli» nel centrosinistra, gli orlandiani riferiscono di brogli: «Il lombardiano Fabio Ferrara, poi fuoriuscito dal Movimento per le Autonomie e candidato con Ferrandelli in Palermo Ora, accompagnava persone ai seggi; mentre la signora Francesca Trapani, rappresentante di lista, è stata trovata con decine di certificati in auto». Tutti voti che sarebbero andati a Ferrandelli, senza i quali, per i comitati di Orlando, avrebbe vinto Rita Borsellino.

Finita l’epoca di Diego Cammarata (Pdl), sindaco per dieci anni, il giovane Massimo Costa, candidato (defilato) del centrodestra, trarrebbe vantaggio dalle beghe nella parte opposta, alimentate dalla tipica litigiosità meridionale. Gigliola Beniamino Magistrali, della celebre galleria Artem, ritiene che Costa, come Cammarata, sia il «pupino» del potentissimo Gianfranco Miccichè, il quale, salito a palazzo fino a ministro berlusconiano dello Sviluppo economico, dichiarò: «Falcone-Borsellino, che immagine negativa trasmettiamo subito col nome dell’aeroporto». Costa, commenta la gallerista – responsabile della candidatura di Ferrandelli insieme a pezzi della borghesia palermitana, tra cui il gesuita Gianni Notati, il medico Mario Tampone, il chirurgo Giuseppe Valenti e gli imprenditori Massimo Maniscalco (titolare di Sidibus, concessionaria Iveco) e Santi Lantieri –, si affida a trovate da talk show, mostrandosi sicuro e moderno.

Il punto, però, di là dalle classiche bordate tra avversari politici, è che – sottolinea la signora Beniamino Magistrali – «nei negozi non si vende più niente». Anche perché, «dopo la nascita dei centri commerciali Conca d’OroForum, il commercio al dettaglio è senza ossigeno, e per sopravvivere ci si deve rivolgere ai boss».

Tuttavia, l’impressione è che nel capoluogo siciliano si scacci l’idea che «Cosa nostra» viva ancora: candidati ed elettori sono concentrati sul rinnovamento. «Sui rispettivi siti, si leggono programmi perfetti, nella forma e nei contenuti, ma non c’è un impegno tangibile contro la mafia», racconta Anna Petrozzi, collega di Antimafia 2000. La testata di Giorgio Bongiovanni ha chiesto ai candidati di pronunciarsi sulle azioni di contrasto, anche perché le amministrative cadono a ridosso del ventennale di via D’Amelio.

I magistrati sono a un passo dalla verità sulla strage, fra timori e pressioni del potere. Ma della «trattativa Stato-mafia» a Palermo non parla quasi più nessuno, salvo gli addetti ai lavori. Il clima, tra le grigliate di Pasquetta e i proclami dell’ultimo giorno, è quello della provincia del Sud che non sa guardarsi dentro. Poi ci sono i ragazzi di Beppe Grillo, uniti attorno al giovane consulente d’azienda Riccardo Nuti. Malgrado il comico genovese gli abbia fatto più danno che bene, scivolando proprio sulla mafia, insistono con il cuore sull’ecologia urbana, l’etica e la trasparenza in politica.

Sulle primarie del centrosinistra, la caposala Serena afferma, magari tradita dall’emozione: «Abbiamo fatto imbrogli». Poi chiude, difendendo Ferrandelli dalle critiche che nella biografia manchino le parole «mafia» e «antimafia»: «La mafia è un argomento ormai superato e a me interessa sentir parlare di pannelli solari, energie alternative, cosa che fa Ferrandelli».

Ninni Damanti, artista eclettico palermitano, giustifica la strategia di Ferrandelli, la cui immagine si colloca nell’onda arancione di De MagistrisPisapia. Per tinte, linguaggio, temi, ipertrofia in rete. «La politica è una scienza, e Fabrizio ne usa le meccaniche».

La signora Beniamino Magistrali pensa che Ferrandelli possa essere il sindaco giusto, «sottoposto a ogni tipo di radiografia e tac» dal comitato promotore. Ci garantisce che nelle liste di Costa «ci sono tante persone per bene». Con tono pacato, dice: «Orlando ha fatto ottimamente il sindaco la prima volta, la seconda era molto stanco».

Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, chiarisce la sua distanza dalle comunali a Palermo. Impegnato nell’antimafia pura, ha scelto di non entrare in campagna elettorale. Tuttavia, non nasconde affatto la sua stima per «i ragazzi del Movimento Cinque Stelle, tra cui ci sono Giorgio CiaccioGiulia Di Vita e Samantha Bisalacchi, sempre vicini nella lotta», e per «Leoluca Orlando, che ha l’esperienza, la capacità e serietà per fare il sindaco in un momento delicato».

«Se potessi votare – conclude Borsellino – voterei i Cinquestelle al consiglio e Orlando sindaco, perché Ferrandelli è un giovane e i giovani devono avere spazio, ma è pur vero che adesso Palermo ha bisogno di una figura forte, che abbia polso politico. Orlando è un politico e, come dice lui, il sindaco lo sa fare».

Nostre fonti ci informano che Alessandro Aricò, candidato di Raffaele Lombardo, non starebbe andando bene. Sicché il presidente della Sicilia starebbe guardandosi attorno, e strategicamente.

Alla vigilia del voto sembra assai probabile un ballottaggio tra Fabrizio Ferrandelli e Leoluca Orlando. Fino a prova del contrario, finché Lombardo è imputato per mafia, soprattutto Palermo deve prenderne le distanze. Sia la società civile che la politica. Ed è questo, a mio avviso, l’elemento chiave, e ben nascosto, delle imminenti elezioni.

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