Vergine Maria liberaci da Putin

Il 21 Febbraio, all’interno della cattedrale di Cristo Redentore a Mosca, le “Pussy Riot”, una band russa tutta al femminile ha cantato il brano “Vergine Maria liberaci da Putin.” Questa “preghiera” punk critica il sostegno dato da alcuni esponenti della Chiesa ortodossa al Primo Ministro Vladimir Putin e invita la Vergine Maria a diventare femminista e a cacciare il leader russo.

 

di Luca Bersaglieri – Responsabile campagne gruppo241 Amnesty International Campobasso

Pussy_Riot_by_Igor_MukhinIl 4 marzo le componenti del gruppo, Maria Alekhina e Nadezhda Tolokonnikova, sono state arrestate e la stessa sorte è toccata alla terza,  Ekaterina Samusevich il 15 marzo. Le tre ragazze, che subito hanno ammesso di far parte delle Pussy Riot, sostengono che non hanno preso parte alle proteste.

La sentenza, emessa il 17 agosto da un tribunale di Mosca, ha condannato a due anni di carcere le tre componenti del gruppo, colpevoli, secondo il giudice, di “teppismo per motivi di odio religioso”.

Il primo ottobre, il primo giorno del processo d’appello, Samutsevich Ekaterina ha dichiarato che, a causa di “punti di vista differenti”, voleva interrompere il contratto con il gruppo legale che l’aveva rappresentata durante le indagini e il processo e prendere un nuovo avvocato. L’udienza di appello è stata poi rinviata al 10 ottobre. Il nuovo avvocato di Ekaterina Samutsevich ha sostenuto che la sua cliente “non cantava, non pregava o ballava e non ha nemmeno avuto la possibilità di mettere la cintura della sua chitarra sulla spalla.” Ha inoltre affermato che il tribunale di primo grado “non ha definito il ruolo di Ekaterina Samutsevich nell’azione, sebbene le sue azioni differissero molto da quelle delle altre partecipanti.” Il giudice d’appello ha tenuto conto di tale osservazioni e ha ordinato un rilascio con la condizionale per Ekaterina Samutsevich con un periodo di prova di due anni. Il tempo che ha trascorso in carcere sarà preso in considerazione; la donna dovrà presentarsi alla polizia in determinati orari e avrà alcune limitazioni nei movimenti.

Il suo avvocato ha dichiarato che “questa non è la vittoria finale” e non esclude che potrebbero presentare ricorso contro la decisione. Il 10 ottobre, quindi, il tribunale di Mosca ha deciso di condannare con sospensione della pena e di rilasciare Ekaterina Samutsevich, ma ha confermato le condanne a pene detentive per Maria Alekhina e Nadezhda Tolokonnikova, le altre due componenti del gruppo punk femminista Pussy Riot. I legali di queste ultime intendono fare appello contro la condanna. Le due componenti del gruppo hanno già presentato diverse richieste di poter scontare la pena nel  centro di custodia cautelare di Mosca. Questo garantirebbe alle due donne di continuare ad avere un’adeguata rappresentanza legale, contatti regolari con le famiglie e ci sarebbero meno pericoli di subire eventuali maltrattamenti e abusi.

Questo arresto, secondo John Dalhuisen, direttore del Programma e Asia Centrale di Amnesty International e la “risposta all’ondata di proteste che hanno accompagnato le elezioni parlamentari e presidenziali, le autorità russe hanno introdotto varie misure che limitano la libertà di espressione e di riunione”.

Il processo delle Pussy Riot è un ulteriore tentativo del Cremlino di scoraggiare e delegittimare il dissenso. Un tentativo che è destinato al fallimento. Secondo Amnesty le tre ragazze, che abbiano preso o meno parte alle proteste non devono essere incriminate per l’espressione delle loro opinioni politiche, per quanto possano risultare offensive. La Corte Europa dei diritti umani, infatti, ha ripetutamente sottolineato che la libertà di espressione vale non solo per le idee inoffensive ma “anche per quelle che offendono, scandalizzano o disturbano lo Stato o una parte della popolazione. Inoltre, anche se la performance intendeva provocare scandalo, si è trattato di un gesto inoffensivo, durato pochi minuti. Le tre attiviste hanno lasciato la Cattedrale quando sono state sollecitate a farlo, senza arrecare danni.

Amnesty International chiede alle autorità russe di:

-non perseguire le tre ragazze;

-di rilasciare immediatamente Maria Alekhina e Nadazha Tolokonnikova senza condizioni in quanto sono prigioniere di coscienza, detenute solo per aver espresso pacificamente le loro opinioni

-di non trasferire queste ultime in colonie penali lontane e di non essere maltrattate o intimidite dal personale carcerario o dai detenuti.

-di rispettare il diritto di espressione nella federazione Russa 

Santa Maria, Vergine, liberaci da Putin! Liberaci! Liberaci da Putin! Abito nero, spalline dorate, tutti i parrocchiani strisciano e si inchinano, il fantasma della libertà è in paradiso l’orgoglio omosessuale in Siberia in catene. 

Fai in modo anche tu che questo fantasma non resti solo in paradiso. Firma l’appello!

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