Rosa o azzurro a noi non interessa

Tra le molte lacune legislative dell’affannato sistema chiamato Italia ce n’è una che riguarda il tema della discriminazione e se è vero che dalle regole bisogna imparare è pur vero che nel nostro paese è necessario colmare un vuoto che è prioritariamente di natura culturale relativamente ai diritti degli omosessuali.

di Lucia Aurisano – Responsabile gr241 Amnesty International – Campobasso

gr241@amnesty.it

cuore_arcobaleno.jpgAmnesty International da qualche anno si occupa dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) che da un’analisi attuale sono messi a rischio dalla discriminazione e da altri fattori, legislativi, sociali e culturali in molti paesi d’Europa.

Da qualche settimana è possibile firmare un appello sul sito della Sezione Italiana che attraverso una serie di richieste rivolte alle autorità italiane vuole raggiungere due importanti obiettivi.

Il primo riguarda la risoluzione di un handicap legislativo rispetto alla normativa europea riguardo la discriminazione delle persone omosessuali. Nello specifico l’Italia non rispetta  il principio sancito dall’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, trattato per noi vincolante, che garantisce parità di trattamento tra le persone e stabilisce il divieto di qualsiasi forma di discriminazione basata su sesso, razza o origine etnica, lingua, religione o credo, disabilità, età e orientamento sessuale.

La legge penale italiana antidiscriminazione prevede pene aggravate per crimini di odio basati sull’etnia, razza, nazionalità, lingua o religione, ma non tratta allo stesso modo quelli motivati da finalità di discriminazione per l’orientamento sessuale e l’identità di genere (c.d. legge Mancino-Reale, n. 654 del 1975, come modificata e integrata dal decreto legge n. 122 del 1993 e successive modificazioni). A causa di questa lacuna, le persone che subiscono discriminazione, odio e violenza a causa del loro orientamento sessuale e della loro identità di genere non hanno la stessa tutela garantita alle vittime di reati motivati da altri fattori che la legge identifica come discriminatori; per lo stesso motivo, l’incitamento verbale all’omofobia e alla transfobia, i cui casi purtroppo non sono mancati in questi anni, non è perseguibile come crimine motivato da odio.

Il secondo obiettivo dell’appello riguarda uno dei temi più importanti sia sul piano sociale che legislativo in Italia e in molti altri paesi dell’Unione Europea.

Nel nostro paese manca qualsiasi riconoscimento della rilevanza sociale delle famiglie costituite da persone dello stesso sesso – alle quali non viene consentito di sposarsi – e dei loro figli. Per questo Amnesty International chiede alla rappresentanza politica di eliminare ogni forma di discriminazione nella legislazione sul matrimonio civile, prevedendo il matrimonio per le coppie omosessuali, riconoscendo i matrimoni e le unioni celebrate all’estero, garantendo pari diritti ai figli delle persone omosessuali.

Il problema della discriminazione per le persone Lgbti riguarda anche molti altri paesi dell’Unione Europea dove viene negato il diritto alla libertà di espressione, di riunione e di manifestare in pubblico. Molti Pride sono a rischio come è accaduto per il Baltic Pride tenutosi a maggio in Lituania, e annullato più volte per problematiche legate alla sicurezza.

Problematica è la situazione in Russia dove il parlamento di San Pietroburgo ha approvato una legge che sanziona la cosiddetta “propaganda dell’omosessualità” criminalizzando di fatto qualunque attività o informazione che riguarda le persone Lgbti e le relazioni tra persone dello stesso sesso. In Lituania, il parlamento ha approvato, in prima lettura, un emendamento al codice amministrativo che prevede multe da 2000 a 10000 litas (580 – 2900 euro) per la “promozione in pubblico delle relazioni omosessuali”. In Turchia la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere è una realtà, nella legge e nella prassi. Le persone transgender sono spesso vittime di aggressioni e uccisioni  e non sono tutelate contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. I crimini di odio contro le persone Lgbti  hanno colpito  maggiormente le donne transgender, che spesso non hanno accesso al mondo del lavoro e sono costrette a prostituirsi,  con il rischio di subire aggressioni e maltrattamenti.

In Albania, le persone Lgbti non possono esprimere liberamente il loro orientamento sessuale, perché vengono discriminate e stigmatizzate dalla società a cui appartengono. In Estonia, Ungheria, Grecia, Lettonia  e Slovacchia, le persone Lgbti vengono spesso prese di mira dai contromanifestanti durante le loro manifestazioni pacifiche.

Amnesty International chiede agli stati un impegno effettivo affinché le persone Lgbti non siano vittime di discriminazione nelle loro comunità, possano godere degli stessi diritti di ogni altro cittadino e possano esprimere liberamente e pacificamente la loro identità.

Chiede di dire un grande NO all’omofobia.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.