Quando tu non esisti

Il 20 luglio le attiviste e gli attivisti di Amnesty International provenienti da 20 paesi europei oltre che da Australia, Israele, Marocco e Tunisia e che stanno partecipando al campo sui diritti umani a Lampedusa, hanno realizzato un flash mob scrivendo un enorme “SOS” nelle acque del Mediterraneo. Il messaggio è stato rivolto all’Europa e all’Italia per attirare l’attenzione sulle migliaia di vittime causate dall’immigrazione clandestina.

di Lucia Aurisano – Responsabile gr241 Amnesty International Campobasso

gr241@amnesty.it

sos_amnestyL’SOS rappresenta la sofferenza delle persone che arrivano su imbarcazioni sovraffollate e la necessità impellente di modificare le politiche europee in tema d’immigrazione. La mobilitazione di Amnesty International è stata anche un tributo agli eroici sforzi fatti dalla popolazione lampedusana all’inizio del 2011.

Il più grande movimento per i diritti umani si sta occupando ancora una volta del “caso Italia” attraverso un appello rivolto al Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, chiedendo chiarimenti sulla ripresa dell’accordo tra Italia e Libia per il controllo dell’immigrazione.

Firmando, ognuno di noi si dichiara preoccupato per l’accordo tra Italia e Libia sul controllo dell’immigrazione concluso nell’aprile 2012 dato che il testo dell’accordo – non reso pubblico dalle parti contraenti, ma recentemente trapelato sulla stampa – conferma il fatto che l’Italia ha ripreso la cooperazione bilaterale con la Libia sul controllo dell’immigrazione, mettendo migranti, rifugiati e richiedenti asilo a rischio di gravi violazioni e abusi dei diritti umani.

Un protocollo firmato nel dicembre 2007 e un protocollo aggiuntivo tecnico operativo firmato nel febbraio 2009 prevedevano il pattugliamento congiunto delle acque internazionali e territoriali, libiche e italiane, da parte di equipaggi misti italo-libici, nonché operazioni congiunte di “controllo, ricerca e soccorso”. Con il protocollo aggiuntivo tecnico operativo,i due paesi concordavano altresì che ciascuno avrebbe “provveduto al rimpatrio dei migranti illegali dal proprio territorio”; l’accordo non prevedeva alcuna tutela specifica a protezione dei diritti umani, né conteneva clausole per identificare e selezionare le persone potenzialmente bisognose di protezione internazionale. Un terzo protocollo d’intesa tecnico operativo per il contrasto all’immigrazione clandestina via mare fu siglato il 7 dicembre 2010 a Roma.

Nel 2008, Libia e Italia hanno firmato il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione, che comprendeva un’elargizione di cinque miliardi di dollari americani per progetti edilizi e infrastrutturali, borse di studio e pensioni di guerra per i soldati libici che durante la seconda guerra mondiale avevano prestato servizio militare con le forze armate italiane e includeva inoltre clausole inerenti il “controllo dell’immigrazione”. Ad aprile 2012, il presidente del Consiglio nazionale di transizione (National Transitional Council, Ntc) libico ha confermato l’impegno del suo paese rispetto al Trattato.

Nonostante le dichiarazioni di Amnesty International e di altri soggetti sull’attuale livello delle violazioni dei diritti umani, il 3 aprile 2012 l’Italia ha firmato un altro accordo con la Libia allo scopo di “contrastare i flussi migratori”. Tale accordo non è stato reso pubblico. Un comunicato stampa ha annunciato l’accordo, senza però dare informazioni di alcun tipo sulle misure concordate, né altri dettagli che suggeriscano l’adozione di una qualche azione per risolvere l’attuale, pressante problema dei diritti umani vissuto da migranti, rifugiati e richiedenti asilo in Libia.

L’appello rivolto al Ministro Cancellieri chiede nello specifico:

  • mettere da parte eventuali accordi esistenti in materia di controllo dell’immigrazione con la Libia;
  • rendere pubblici tutti gli accordi sul controllo dell’immigrazione negoziati con la Libia o con qualsiasi altro paese;
  • rendere noti i dettagli dei progetti di cooperazione con la Libia passati e presenti, compresi quelli finanziati dall’Unione europea, nonché le informazioni sulla fornitura ufficiale di risorse, personale e attrezzature;
  • impegnarsi a stipulare ulteriori accordi sul controllo dell’immigrazione con la Libia solo dopo che la Libia dimostri di rispettare e proteggere i diritti umani di rifugiati, richiedenti asilo e migranti e che metta in atto un adeguato sistema di esame e riconoscimento delle domande di protezione internazionale.

“Le vite vanno salvate e non respinte verso la tortura”

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