Prospettive aziendali e diritti umani: il caso Vedanta.

Nello stato dell’Orissa, in India, migliaia di persone, che da secoli vivono nella zona di Lanjigarh e sulle colline di Niyamgiri, sono esposte agli effetti delle attività di una raffineria di alluminio di proprietà della Vedanta Aluminium Ltd, un’impresa sussidiaria della compagnia britannica Vedanta Resources. La raffineria è stata costruita in un ambiente inadatto, ossia vicino ai villaggi e al fiume, principale risorsa d’acqua della comunità. La miniera sorge infatti sulle colline sacre di Niyamgiri. Sacre per le comunità locali di adivasi (nativi) che risiedono ai piedi della collina e che da anni lottano per i loro diritti. A causa del massiccio inquinamento dell’aria e dell’acqua, infatti, molte persone soffrono di gravi malattie.

di Marianna Cocca – vice responsabile Gruppo Amnesty International 241, Campobasso

VedantaAmnesty International intensifica, con questa nuova azione, il suo lavoro relativo ai rapporti tra diritti umani ed ambiente, tornando a sottolineare l’importanza di proteggere i diritti umani fondamentali delle comunità locali.

È un tema caldo, anche nel nostro Paese, che Amnesty sceglie di affrontare utilizzando, come sempre, la sua prospettiva: quella della tutela dei diritti umani. È per questo che l’azione si inserisce nel solco della campagna internazionale (((Io pretendo dignità))), che si pone l’obiettivo di portare alla luce i legami tra povertà e violazioni dei diritti umani.

La Vedanta ha un enorme progetto minerario: ampliare di sei volte la raffineria di alluminio di Lanjigarh e aprire una miniera di bauxite sulle colline di Nyamgiri.

I progetti sono stati presentati dall’azienda al governo indiano ma il ministero dell’Ambiente e delle foreste li ha bocciati. L’apertura della miniera di bauxite non rispettava le leggi che tutelano l’ambiente e la foresta e se realizzata avrebbe violato i diritti dei dongria kondh e di altre comunità adivasi (nativi) che vivono sulle colline di Niyamgiri. Anche il sestuplicamento della raffineria è stato bloccato perché un comitato di esperti aveva giudicato “illegale” l’ampliamento. L’azienda si è quindi appellata contro la decisione di bloccare la miniera.

Il 20 gennaio 2012, l’Alta corte dello stato d’Orissa ha rigettato il ricorso dell’azienda e confermato il verdetto emesso a luglio 2011 da un tribunale di primo grado che confermava la decisione del governo indiano (agosto 2010) di bocciare il progetto di espansione della raffineria, poiché violava le leggi nazionali in materia di ambiente. La Vedanta ha quindi fatto ricorso alla Corte suprema; il 6 aprile 2012 era prevista la sentenza d’ appello, ma è stata rinviata a data da definire.

La campagna (((Io pretendo dignità))) ha una peculiarità che la rende unica: fa del metodo di lavoro di Amnesty uno degli elementi cruciali del risultato. Il metodo è quello dell’ascolto delle comunità e del supporto, teorico ed organizzativo, agli attivisti che nei singoli Paesi teatro delle violazioni si impegnano nella difesa dei diritti umani delle comunità delle quali fanno parte. Ciò produce già, di per sé, un risultato: l’empowerment delle comunità stesse, la loro capacità ad essere parte attiva ed informata nei processi che le interessano.

Per questo, anche in questa azione, Amnesty International ha supportato gli attivisti indiani nella difesa dei diritti umani di queste comunità e ha pubblicato due rapporti, “Generalisations, Omissions and Assumptions: The failings of Vedanta’s Environmental Impact Assessments for its bauxite mine and alumina refinery in India’s state of Orissa” (2011), e “Don’t Mine us out of Existence: Bauxite Mine and Refinery Devastate Lives in India” (2010). Ha denunciato gli abusi subiti dalle comunità e la mancanza da parte della Vedanta e dello stato dell’Orissa di un’analisi esaustiva dell’impatto potenziale della raffineria e della miniera. L’azienda non ha mai adeguatamente informato o consultato le comunità locali degli adivasi, così come previsto dalla legislazione indiana e dagli standard internazionali sui diritti umani.

La Vedanta ha pubblicato il rapporto “Vedanta’s Perspective” in cui difende l’approccio passato e sostiene di aver sviluppato una politica sui diritti umani e sulla sostenibilità. Pur riconoscendo i dubbi sui diritti umani espressi da Amnesty International, tenta di confutare le conclusioni dei rapporti. Di fatto, l’azienda sta tentando di ‘mascherare’ le critiche sullo scarso rispetto dei diritti umani fatte da Amnesty International: il rapporto appare infatti come un tentativo di placare i timori degli investitori sulle controverse operazioni che l’azienda sta portando avanti in India.

In risposta a ciò, a luglio 2012, Amnesty International ha pubblicato un nuovo briefing “Vedanta’s perspective uncovered” che respinge i tentativi dell’azienda di esonerare se stessa.

Il briefing si basa sulle prove ricevute dalle comunità colpite dalle attività dell’azienda e sui risultati di non conformità degli enti regolatori indiani e di altri enti ufficiali.

La maggior parte di queste prove si riferisce al periodo 2010-2012. Il briefing conclude che vi sono stati pochi cambiamenti sulla situazione nell’Orissa e che le dichiarazioni della Vedanta in materia di diritti umani non possono nascondere le sue pratiche nella regione.

Dunque, molto resta da fare: l’obiettivo dell’azione è che la Vedanta ammetta le sue responsabilità nell’inquinamento causato dalla raffineria e che affronti in modo completo gli impatti negativi che in questi anni le sue attività hanno causato sull’ambiente, sulla salute e sui diritti umani delle comunità che vivono vicine alla raffineria.

L’azione andrà avanti per tutto il prossimo anno e si affianca al lavoro che stiamo portando avanti per porre fine all’impunità delle imprese: Eni e Shell in Nigeria e la Dow Chemical a Bhopal, in India.

Cosa chiediamo?  Di firmare e diffondere il più possibile la webaction diretta al Presidente della Vedanta Resources plc, Anil Agarwal.

Occorre una pressione massiccia, perché su temi come l’ambiente, la salute e i diritti umani non si può attendere!

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.