Primavera a metà

Come raccontato nel primo post di questo blog, la bussola che guida il lavoro degli attivisti di Amnesty International è la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. La forza “rivoluzionaria” di questo strumento internazionale è che esso si fonda sull’universalità, sul fatto, cioè, che esso contiene un catalogo di diritti che appartengono ad ogni persona di questo pianeta, per il solo fatto di essere nata.

di Marianna Cocca

FotoDonneQuesto elemento fondamentale ci impone l’urgenza, quotidiana e non solo nella settimana dell’8 marzo, di occuparci dei diritti delle donne:  con questo spirito, Amnesty International ha lavorato, dal 2004 per sei anni alla campagna internazionale “Mai più violenza sulle donne”, che ha affrontato le diverse violazioni dei diritti perpetrate a spese delle donne: dalla violenza domestica alla tratta, dagli stupri durante i conflitti alle mutilazioni genitali. Sia in tempo di pace che in tempo di guerra, le donne subiscono atrocità semplicemente per il fatto di essere donne. A milioni, esse vengono picchiate, aggredite, stuprate, mutilate, assassinate, in qualche modo private del diritto all’esistenza stessa.

A campagna conclusa, si è ben lungi dal poter ritenere compiuto il lavoro in difesa delle donne.

È per questo che Amnesty continua a lavorare senza sosta per proporre azioni collegate a questo tema. Ne è un esempio importante il focus della campagna internazionale (((IO PRETENDO DIGNITA’))), dedicato alla mortalità materna, con l’obiettivo di chiedere maggiori tutele e servizi sanitari per evitare le circa 350 mila morti di donne ogni anno per complicazioni legate alla gravidanza e al parto. Quasi tutte queste donne, che vivono per il 95% in Paesi in via di sviluppo, potrebbero essere salvate attraverso cure mediche di alta qualità, accessibili e tempestive.

Nel solco del lavoro a tutela dei diritti delle donne, si collocano anche le azioni che Amnesty sta portando avanti dall’8 marzo 2012 e che proseguiranno per tutto il mese.  Gli appelli, ai quali si può aderire firmando online sul nostro sito, sono dedicati al ruolo delle donne nelle proteste e nella transizione avviata dalla primavera araba: la convinzione di base che ispira le nostre azioni è che le donne non possono che essere protagoniste nella lotta per la parità di accesso allo spazio pubblico e per esercitare la loro libertà di espressione: per questo, dovranno, finalmente, essere coinvolte su un piano di parità con gli uomini nel processo di riforma politica e per i diritti umani in Medio Oriente e Nord Africa.

Il 2011 è stato un anno senza precedenti per i popoli del Medio Oriente e Nord Africa. Milioni di persone si sono riversate nelle piazze, giovani e donne in prima fila, chiedendo un cambiamento; vi sono rimaste anche quando la repressione delle forze di sicurezza diventava più brutale e il numero dei morti nelle strade e nelle carceri aumentava. Molte donne che protestavano sono state molestate, arrestate, torturate e altrimenti maltrattate in specifici modi legati al genere, perché donne che sfidano le convenzioni ed esercitano i loro diritti alla libertà di espressione e di riunione.

Nello specifico, ci occuperemo, fino al 30 marzo, di quattro Paesi: in Bahrain, migliaia di donne hanno partecipato a manifestazioni anti-governative, decine sono state arrestate e alcune sono state torturate o altrimenti maltrattate. In Yemen, le donne che hanno preso parte alle proteste e le attiviste sono state molestate, arrestate e in alcuni casi picchiate per la loro partecipazione alle proteste. Alcune sono state anche minacciate attraverso la loro famiglia, con la richiesta a parenti maschi di affermare il controllo e ridurre il loro attivismo. Tuttavia, la protesta delle donne non è nuova in questa regione: le donne hanno chiesto il rispetto dei loro diritti umani molto prima dell’inizio dei moti dello scorso anno. In Iran e Arabia Saudita, le donne continuano la loro lunga campagna per sfidare la profonda discriminazione di genere stabilita nelle leggi e nelle regole culturali che, ad esempio, proibiscono alle donne, in quest’ultimo Paese di guidare, viaggiare, avere un lavoro retribuito, accedere all’istruzione superiore o sposarsi senza l’autorizzazione di un uomo che ha la potestà su di loro.

Il filo conduttore di quest’azione è che non ci basta metà primavera, nella certezza che non ci sarà nessun vero cambiamento, né la primavera araba potrà compiersi, se alle donne non saranno pienamente garantiti partecipazione e diritti. L’ottica non è quella delle ‘vittime’, ma delle ‘protagoniste’

I diritti umani non possono che essere declinati in questa forma:  tutti, per tutti gli esseri umani.

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