Pressione costante: parola d’ordine per il cambiamento!

Scritto da Angela Ricciardi |
Pubblicato Martedì, 24 Aprile 2012 08:41

“La potenza dell’attivismo sta nel saper creare un’indignazione generale nei confronti di qualcosa”.

di Angela Ricciardi - Referente attivismo gruppo241 Amnesty International Campobasso

Banchetto_amnestyPressione! Ma cosa vuol dire “pressione” per Amnesty International? È il motore propulsivo per il movimento perché, mettendola in atto, nei confronti dell’opinione pubblica e dei governi, si è in grado di bloccare le violazioni e cambiare in meglio la vita delle persone che le subiscono.

Affinché l’azione di Amnesty porti i risultati prefissati, è necessario coinvolgere il maggior numero possibile di persone nell’impegno in difesa dei diritti umani.

Un modo semplice ed efficace per attuare pressione sui governi e sulle autorità è scrivere lettere, strumento valido a tal punto che un semplice appello può diventare una petizione che con la forza di più firme rappresenta un maggiore coinvolgimento dell’opinione pubblica e può spesso cambiare le sorti dei soggetti che subivano violenza.

Uno dei casi più rilevanti della storia di Amnesty è relativo alla richiesta dell’immediato rilascio senza condizione del prigioniero di coscienza bielorusso Zmitser Dashkevich. Attraverso un’azione via web, Flickr e altri strumenti Internet, è stato chiesto a persone di tutto il mondo di costruire gru di carta e di inviarle al target designato, ovvero, il ministro degli Interni Bielorusso. L’azione creativa ha consentito di superare l’obiettivo di 10.000 gru di carta riscuotendo un successo globale. Nel 2008 Zmitser Dashkevich è stato rilasciato.

La pressione si avvale di tecniche e strumenti ben precisi, ed inizia con un accurato lavoro di ricerca e verifica delle denunce di violazione dei diritti umani. L’azione successiva coinvolge tutto il movimento di AI ed i suoi simpatizzanti attraverso l’invio di Appelli diretti o la partecipazione alle Campagne e alle Azioni organizzate dal Movimento, a livello nazionale o internazionale.

Sin dagli albori del movimento e grazie all’esperienza maturata nel corso degli anni, Amnesty International si è dotata di una serie di strumenti di campaigning scelti di volta in volta ed utilizzati per rendere più efficace possibile il suo intervento. Tra questi strumenti troviamo le Campagne di AI che hanno l’obiettivo di focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sui vari aspetti della missione del movimento. Le Campagne possono essere: mondiali quando sono svolte da tutto il Movimento internazionale; nazionali, quando è una sola Sezione nazionale che le organizza e le svolge.

Atro esempio degli strumenti che Amnesty utilizza assiduamente per far pressione sui governi e per lottare contro la violazione dei diritti umani è quello delle azioni urgenti. Questa tecnica è nata nel 1973 ed è utilizzata nel momento in cui è fondamentale agire tempestivamente.

Le Azioni Urgenti sono attivate per tutte le persone torturate o che rischiano di esserlo; che si trovano in imminente pericolo di vita per un’esecuzione e per tutte quelle persone rifugiate per le quali – secondo AI – esiste un immediato pericolo di refoulement, cioè di essere respinte in un Paese dove sono in pericolo di vita o di violazioni dei diritti umani. Una delle ultime azioni urgenti indetta da AI è stata attivata in difesa di Norma Cruz, attivista per i diritti umani e fondatrice dell'organizzazione Fundación Sobrevivientes in Guatemala. A seguito dell’invio di ben 4242 fax alla Commissione presidenziale sui diritti umani, sono partite le indagini in merito alle minacce subite da Norma Cruz nel corso del 2009 e del 2010.

Oltre a far pressione sui governi Amnesty ha riconosciuto altri target primari. Infatti, all’interno della cosiddetta “globalizzazione economica” le aziende, secondo il movimento, dovrebbero assumersi sempre più la responsabilità delle conseguenze dei loro comportamenti, oltre che sul piano economico, anche su quello ambientale e sociale.

L'estrema mobilità delle imprese ha creato una durissima concorrenza a livello mondiale che in molte nazioni produce una "corsa verso il basso" per quanto riguarda i diritti di chi lavora, i salari, gli orari di lavoro e, in generale, le condizioni lavorative.

Il caso del Delta Del Niger, denuncia quanto può accadere sfruttando esageratamente e senza regole un territorio. Estrazioni di petrolio andate avanti per decenni hanno provocato povertà, conflitti e violazioni dei diritti umani. L'inquinamento causato dalle attività estrattive ha devastato la vita delle popolazioni autoctone. La situazione è peggiorata drasticamente nell'agosto 2008 quando si è aperta una falla nell'oleodotto Trans-Niger (della Shell) provocando una grande fuoriuscita di petrolio nella zona di Bodo. Da allora, non è stato attuato nessun programma di bonifica dell’area. Gli abitanti di Bodo hanno denunciato gravi problemi di salute, collegati all'inquinamento del suolo e dell'acqua. Amnesty International chiede alla Shell di ripulire le fuoriuscite di petrolio e di risarcire adeguatamente la comunità locale per tutte le perdite e i danni subiti.

Un altro aspetto fondamentale dell'impegno di Amnesty è quello dell' educazione ai diritti umani. Questo processo, di medio-lungo periodo, ha come finalità principale quella di far accrescere nelle persone la consapevolezza dei temi e dei problemi relativi ai diritti umani per favorire un cambiamento che si traduca quindi in azioni concrete di difesa e promozione dei diritti umani per tutti gli individui. Guarda il risultato dei nostri laboratori.

Indignati anche tu! Impegnati in difesa dei diritti umani, ed entra nel mondo di Amnesty International!

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