Perché armarsi di penna?

Di ritorno dalle vacanze, vogliamo raccontare ai nostri lettori qualche storia positiva, che crediamo importante affinché si possa fare un bilancio della nostra candela accesa e domandarsi se abbia senso impegnarsi ancora, fare attivismo, cercare persone che vogliano, con noi, armarsi di penna. La risposta ai nostri interrogativi è positiva perché, sebbene molto, anzi moltissimo, resti ancora da fare (e pensiamo, in particolare, alla terribile estate siriana), il nostro lavoro ha fatto davvero la differenza per tantissime persone, in ogni parte del mondo.

di Marianna Cocca – Vice Responsabile Gruppo Amnesty International 241, Campobasso

gr241@amnesty.it

penna_amnestyLa prime buone notizie riguardano la pena di morte: Il 22 giugno 2012 la Corte suprema dell’Arkansas ha bocciato la legge statale sull’esecuzione delle condanne a morte. L’azione giudiziaria era stata promossa da 10 detenuti nel braccio della morte, contro la decisione degli organi legislativi dello stato che nel 2009 avevano affidato alla direzione delle carceri l’autorità di determinare la procedura delle esecuzioni, compresa la selezione dei farmaci dell’iniezione di veleno. La sentenza della Corte suprema potrebbe interessare tutti e 40 i detenuti in attesa dell’esecuzione nell’Arkansas.

Anche in un altro Stato degli USA, qualcosa sembra muoversi: il 10 luglio 2012 il governatore dell’Ohio, John Kasich, ha commutato in ergastolo la condanna a morte di John Eley, giudicato colpevole di omicidio nel 1987. Il governatore Kasich ha dichiarato di aver voluto disporre l’atto di clemenza in quanto “Eley, che ha una limitata capacità di comprendere, agì sotto la direzione di un complice, che poi è stato assolto (…)”. Il governatore Kasich aveva già commutato due condanne a morte, entrambe nel 2011.

Altro tema caldo, in cui le notizie si rincorrono ed in cui, spesso, un’azione urgente, un appello, una lettera possono cambiare il destino di qualcuno inducendo un Capo di Stato a “cambiare rotta”, preoccupato dall’eccessiva pressione internazionale è quello dei prigionieri di coscienza. La prima buona notizia riguarda l’Egitto, dove Mahmoud Mohamed Amin, un attivista della “rivoluzione del 25 gennaio”, è stato rilasciato su cauzione il 19 giugno 2012. Era stato arrestato il 4 maggio  al Cairo durante un sit-in di solidarietà convocato per ricordare Atef Al-Gohary, un attivista ucciso due giorni prima. Durante l’arresto, Mahmoud Mohamed Amin è stato picchiato così duramente da rischiare di perdere la vista all’occhio sinistro. Già quello destro era stato leso in modo permanente nel corso della rivolta del gennaio 2011, quando la polizia militare aveva sparato pallini da caccia sul volto dei manifestanti.
Anche in Iran ogni tanto qualcosa si muove: il 2 luglio 2012 il blogger Hossein Ronaghi Maleki, prigioniero di coscienza adottato da Amnesty International, è stato rilasciato dietro pagamento di una cauzione. Era stato condannato nel 2010 a 15 anni di carcere per vari reati di opinione tra cui “propaganda contro il sistema” e “offesa alla Guida e al presidente”, a causa dei contenuti dei suoi post, pubblicati sul blog “14 Tir”. A seguito delle torture in carcere, ha dovuto subire cinque operazioni chirurgiche, l’ultima delle quali per asportare il rene sinistro.
In Kazakistan, Bolat Atabaev, celebre direttore teatrale, è stato rilasciato il 3 luglio 2012 dopo che è stato assolto dall’accusa di “incitamento a disordini sociali”. Era stato arrestato il 15 giugno, per essersi recato nel 2011 nella città di Zhanaozen a manifestare solidarietà ai lavoratori dell’industria petrolifera in sciopero. Amnesty International aveva lanciato un’azione urgente in suo favore.

La stessa tecnica di azione ha dato risultati positivi per Magdi Aqasha, sudanese, attivista e leader del movimento “Giovani per il cambiamento”, il quale è stato rilasciato il 2 luglio 2012 dopo aver trascorso oltre una settimana negli uffici dei Servizi per la sicurezza nazionale (Nss). Era stato arrestato il 24 giugno a seguito di un incidente stradale con un motociclista dell’Nss che stave seguendo i suoi spostamenti. Tre giorni dopo, era stato incriminato per resistenza a pubblico ufficiale e tentato omicidio. Amnesty International aveva lanciato un’azione urgente in suo favore.

Altro fronte sul quale Amnesty lavora costantemente è quello della lotta all’impunità, ottenendo importanti risultati positivi: Il 6 luglio, l’ex dittatore argentino Jorge Rafael Videla è stato condannato a 50 anni di carcere per il sequestro dei figli dei desaparecidos durante l’ultimo regime militare (1976-1983).  Videla, 87 anni fra meno di un mese, già condannato all’ergastolo due anni fa, è detenuto nella prigione militare di Campo de Mayo alla periferia della capitale argentina. Insieme a Videla sono stati condannati, per lo stesso reato, altri esponenti della giunta fra i quali il generale Reynaldo Brignone, ultimo capo del regime militare, a 15 anni; e Jorge Acosta, “el Tigre”, che diresse il campo di concentramento dell’Esma, la scuola tecnica della Marina, a 30 anni.

Qualche notizia positiva anche sul fronte italiano, con riferimento alla campagna “Per un’Europa senza discriminazione”: il 13 giugno 2012 il tribunale amministrativo di Milano ha stabilito il “carattere discriminatorio” dell’espressione “zingaropoli”, utilizzata nel corso della campagna per le elezioni municipali del 2011, condannando i due partiti politici Lega Nord e Partito delle Libertà al rimborso delle spese legali e ordinando la pubblicazione della sentenza su un quotidiano nazionale. Nella sentenza, su una denuncia dell’associazione antirazzista Naga, la giudice Orietta Miccicché ha affermato: “Emerge con chiarezza la valenza gravemente offensiva e umiliante di tale espressione che ha l’effetto di violare la dignità dei gruppi etnici sinti e rom,  ma altresì di favorire un clima intimidatorio e ostile nei loro confronti”. La sentenza respinge l’appello alla libertà di pensiero prevista dall’articolo 21 della Costituzione, sottolineando che se questa entra in contrasto con i principi di uguaglianza e pari dignità di tutti i cittadini, sono questi a prevalere, “in quanto principi fondanti della stessa Repubblica”.

Queste buone notizie non possono che indurci a non arrestare il nostro lavoro di denuncia e di pressione. Dobbiamo ricominciare le attività autunnali, rafforzando il nostro impegno. Il gruppo Amnesty 241 di Campobasso vuole rafforzare la sua azione ed il suo impatto sul territorio…contattateci all’indirizzo gr241@amnesty.it: vi armeremo di penna e vi trasformeremo in attivisti per i diritti umani.

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