Nessuno rispetti la volontà del popolo.

Da anni oramai uno dei paesi più sconosciuti al mondo, il Myanmar o ex Birmania, ha un volto ben preciso: quello di Aung San Suu Kyi. Molti di noi conoscono la battaglia per il suo paese e il coraggio che ha avuto e sta avendo nell’affrontare una delle dittature più lunghe e atroci della storia dell’uomo.

Khun_Kawrio

di Lucia Aurisano – Responsabile gruppo241 Amnesty International – Campobasso

gr241@amnesty.it

Nonostante siano accesi da anni i riflettori dell’opinione pubblica sul governo del generale superiore Than Swe, grazie a tutti gli attivisti politici e alla mobilitazione di massa a favore della Lega nazionale per la Democrazia (il partito guidato da Aung San Suu Kyi), il regime militare viola continuamente diritti umani legati alla partecipazione politica e allo sviluppo economico del paese.

La Lega Nazionale per la Democrazia ha vinto le elezioni nel 1990 e di nuovo nel 2012, ma da allora fino ad oggi ad esso è stato sempre proibito l’insediamento al governo.

Nel 2010 ci sono state gravi violazioni dei diritti umani collegate alle elezioni; la legislazione elettorale promulgata dal regime a marzo e altre direttive emanate durante il corso dell’anno hanno violato il diritto alla libertà di espressione e di pacifica riunione, non permettendo ad Aung San Suu Kyi di presentarsi alle elezioni. In questo clima di oppressione, il numero dei prigionieri politici nel 2010 è arrivato a circa 2200 senza contare il numero di persone detenute appartenenti a minoranze etniche di cui non si conosce nulla.

Dal maggio 2011, più di 647 prigionieri politici sono stati rilasciati in Myanmar grazie alle pressioni internazionali. Almeno 347 sono stati liberati tra il 17 maggio 2011 e il 3 gennaio 2012 e oltre 300 il 13 gennaio. Alcuni di essi erano prigionieri di coscienza per la cui liberazione Amnesty International si è battuta per anni.

Nel 2008 tre attivisti, Khun Bedu, Khun Kawrio e Khun Dee De, hanno avviato una campagna contro la nuova Costituzione progettata dal governo senza consultare adeguatamente la numerosa minoranza etnica della regione. I tre ragazzi sono stati arrestati per aver scritto i loro messaggi politici, che non inneggiavano in alcun modo alla violenza, anche su palloncini e barchette di carta. Sono stati torturati in carcere e condannati a 30 anni al termine di un processo irregolare, celebrato da una corte marziale. Mentre Khun Bedu e Khun Dee De sono stati rilasciati a seguito delle recenti amnistie, Khun Kawrio è ancora in carcere.

In occasione dell’uscita del film The Lady di Luc Besson, che racconta la storia personale e politica di Aung San Suu Kyi, Amnesty International si è attivata attraverso una raccolta firme tuttora attiva sul caso di Khun Kawrio richiedendo il suo rilascio immediato.

Le violazioni dei diritti umani da parte del regime oltre che avvenire in campo politico sono spesso collegate allo sviluppo del paese. L’esercito ha compiuto violazioni in relazione a progetti di sviluppo in campo petrolifero, minerario, idroelettrico e di gas naturale compresi casi di sfruttamento del lavoro, uccisioni percosse e sfollamento forzato soprattutto delle minoranze etniche presenti nel paese.

Le autorità hanno confiscato terreni senza un risarcimento agli abitanti dello stato del Rakhine mentre iniziavano i lavori per la costruzione dell’oleodotto e del gasdotto di Shwe e hanno costretto i civili a lavorare nelle caserme alla costruzione di strade e progetti del governo.

Nonostante l’adozione a dicembre 2010 della 20° risoluzione su Myanmar da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che richiedeva la liberazione di tutti i prigionieri di coscienza e le numerose sanzioni che prevedono la messa al bando delle importazioni del paese, nell’ex Birmania continuano gravi violazioni per i diritti umani.

Amnesty International tiene alta l’attenzione sul governo militare e continua la  lotta per la  tutela della libertà di partecipazione politica. Da anni ha sposato la causa di Aung San Suu Kyi che ha riposto grandi speranze nel movimento per i diritti umani con ottimi risultati.

La coraggiosa dissidente birmana ci insegna: “Se ciascuno di noi terrà a mente per tutta la vita di essere responsabile del benessere del suo paese, allora non avremo ragione di preoccuparci per la salute del nostro paese. Bisogna lavorare mano a mano con chiunque operi per la democrazia”.

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