L’eliminazione della povertà: una questione di giustizia.

“Come la schiavitù e l’apartheid, la povertà non è naturale. È creata dall’uomo e può essere superata e sradicata dalle azioni degli esseri umani. Superare la povertà non è un gesto di carità. È un atto di giustizia. È la tutela di un diritto umano fondamentale, il diritto alla dignità e a una vita decorosa.” (Nelson Mandela)

di Maria Chiara Palange – Referente Azioni Urgenti Gruppo Amnesty 241 di Campobasso

logo_pompa_benzinaIl 17 ottobre si celebrerà in tutto il mondo la Giornata mondiale contro la povertà, un appuntamento importante per il lavoro di Amnesty International con la campagna (((Io pretendo dignità))), che vuole evidenziare il collegamento che esiste tra l’accesso ai diritti economici, sociali e culturali e la povertà; la campagna vuole mettere in evidenza come la povertà sia messa in moto dalle violazioni dei diritti umani e come perpetui ulteriori abusi.

La povertà non è semplicemente l’assenza di reddito; è la negazione dell’accesso alle risorse, alla capacità, alla sicurezza e al potere di cui le persone hanno bisogno per poter realizzare il diritto umano a una vita dignitosa; a sua volta la dignità umana universale può divenire una realtà soltanto attraverso il rispetto dell’intera gamma dei diritti umani, dal diritto a un alloggio adeguato e all’integrità fisica fino al diritto di accesso all’informazione.

La negligenza e la discriminazione attuate dai governi, che raramente rispondono delle loro azioni, e la riluttanza, a cambiare lo status quo, sono tra le maggiori cause della povertà; alle persone che le subiscono viene negato qualsiasi modo di  conoscere o determinare il proprio futuro.

Amnesty International si batte affinché alla povertà venga data una risposta che sottolinei l’obbligo, da parte di coloro che detengono il potere, di essere legalmente responsabili dell’impatto che le loro attività esercitano sui diritti umani, sia all’interno del proprio paese che all’esterno; che si rispettino, tutelino e realizzino i diritti umani di tutti, compresi i più emarginati (ad esempio i diritti di coloro che vivono in povertà ad avere il controllo della propria vita).

In tal senso Mongolia, Ecuador, Spagna e El Salvador hanno ratificato un Protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, che consente a singole persone e gruppi di persone di chiedere giustizia agli organismi delle Nazioni Unite, nel caso in cui i diritti contenuti nel Patto (alloggio adeguato, terra, cibo, acqua, istruzione, salute, lavoro, sicurezza sociale, ecc.) siano violati dal loro governo.

In Burkina Faso e Sierra Leone, dove il tasso di mortalità materna è elevatissimo, i governi  si sono impegnati pubblicamente a garantire cure mediche gratuite alle donne incinte.

Alcuni dei numerosi sgomberi forzati che hanno luogo quasi ogni giorno in diverse parti del mondo sono stati fermati; quelli in Romania avrebbero lasciato centinaia di rom senza un tetto e quelli in Argentina venivano emessi contro alcune famiglie native per problemi legati al possesso del terreno.

Le aziende, che continuavano a portare avanti attività che avevano un impatto negativo sui diritti umani e l’ambiente, sono state chiamate sempre più spesso a rispondere del loro operato, come è accaduto per la Chevron in Ecuador e per la multinazionale Trafigura in Costa D’Avorio.

In Kenya più della metà della popolazione vive in insediamenti abitativi precari e le persone abitano in baracche di fortuna senza accesso all’acqua, agli ospedali, alle scuole e agli altri servizi pubblici essenziali. Amnesty International ha chiesto al governo del Kenya di attuare con urgenza i piani per la costruzione di servizi e impianti igienico – sanitari in quegli insediamenti.

Il 17 ottobre sarà l’occasione per parlare di povertà, mettendo al centro i diritti umani! Perché solo attraverso la realizzazione dei diritti, le persone possono uscire da situazioni di povertà, di esclusione e di emarginazione.

E ricordiamoci che c’è ancora tanto da fare per un profondo e reale cambiamento, ma questo non spaventa di certo Amnesty che continuerà a lottare per ottenere l’accesso ai diritti e ai servizi essenziali per tutti, senza discriminazioni, e per garantire la partecipazione attiva delle persone che vivono in povertà.

Proprio la partecipazione delle popolazioni è il fulcro dell’azione sul Delta del Niger: “Strappa un impegno a Eni!” Il territorio del delta del fiume Niger, in Nigeria, è ricco di enormi giacimenti di petrolio che da decenni generano ricavi per miliardi di dollari, mentre la maggior parte della popolazione vive in estrema povertà. Le attività estrattive di Shell, Eni e Total hanno contaminato la terra, l’acqua e l’aria mettendo a rischio la salute e il diritto a un ambiente sano, a condizioni di vita dignitose, al cibo, all’acqua pulita e a guadagnarsi da vivere attraverso il lavoro.

Queste aziende devono al più presto bonificare tutte le zone inquinate nel delta del Niger e il governo della Nigeria deve rendere più stringente la regolamentazione dell’industria petrolifera: gli attivisti del gruppo Amnesty International di Campobasso saranno il giorno 24 ottobre dalle 20.00 in poi al Mama’s per raccogliere firme sull’azione Strappa un impegno ad Eni! e per sensibilizzare i giovani su questi temi.

Facciamo in modo di essere noi la voce di chi non ha voce!

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