La scuola dell’abuso: diritti umani e polizia in Italia.

Durante il G8 di Genova decine di funzionari delle forze dell’ordine tra carabinieri e polizia ma anche medici e agenti di polizia penitenziaria, si sono macchiati di gravi violazioni dei diritti umani quali aggressioni indiscriminate verso manifestanti pacifisti e giornalisti, arresti e maltrattamenti nella Caserma di Bolzaneto, come violenza fisica ripetuta, privazione di cibo acqua e sonno attraverso la costrizione ad assumere per ore la stessa posizione in piedi, minacce di stupro e di morte. Inoltre la sera del 22 luglio i funzionari sono stati protagonisti di violenze gratuite nel raid alla Scuola Diaz usata come dormitorio dal Genoa Social Forum. Il G8 fu anche lo scenario di morte per Carlo Giuliani ucciso da un colpo di pistola sparato da un carabiniere.

di Lucia Aurisano – Responsabile gruppo241 Amensty International

operazione_trasparenza_diritti_e_polizia_in_italiaAmnesty International ha definito i fatti del G8 di Genova come una delle più gravi violazioni dei diritti umani dopo la seconda guerra mondiale e come ha dichiarato Nicola Duckworth, direttrice del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International, “Dal G8 di Genova del 2001, abbiamo assistito in Italia a 10 anni di tentativi largamente falliti di  chiamare le forze di polizia a rispondere di fronte alla legge dei reati commessi contro i manifestanti”

Le sentenze di appello sulle violenze della Diaz e a Bolzaneto emanate nel 2010 e le decisioni emerse in altri procedimenti, riconoscono responsabilità di agenti e funzionari delle forze di polizia per ripetute violenze di carattere fisico e psicologico senza avere mai ricevuto una punizione adeguata a causa della mancanza del reato di tortura nel codice penale e della prescrizione per reati minori. Le istituzioni inoltre non hanno mai avuto parole di scuse per le vittime degli abusi né hanno avuto un ripensamento serio sulle cause.

Il G8 non è stato l’unico palcoscenico di vittime di violazioni dei diritti umani da parte delle forze dell’ordine. Il 25 settembre 2005 Federico Aldrovandi a 18 anni muore durante un fermo di polizia, 4 agenti condannati per omicidio colposo. Il 6 dicembre 2005 in Val di Susa centinaia di agenti irrompono nella notte in un presidio di manifestanti contro la costruzione della TAV, 15 i feriti e numerose denunce di aggressione su persone inermi. Il 14 ottobre del 2007, Aldo Bianzino muore a 44 anni in carcere dopo due giorni dall’arresto, dopo l’archiviazione dell’indagine un agente della polizia penitenziaria viene rinviato a giudizio per omissione di soccorso e falso. 11 novembre 2007, Gabriele Sandri viene ucciso da un proiettile sparato da un agente successivamente condannato in appello per omicidio volontario.  Giuseppe Uva nel 2008 muore in ospedale dopo un fermo di polizia, un medico viene accusato per erroneo trattamento sanitario. Nell’ottobre 2009 Stefano Cucchi muore nel reparto penitenziario dell’ospedale Sandro Pertini, alcuni medici ed infermieri oltre che agenti della polizia penitenziaria sono sotto processo per lesioni abuso di autorità ed altri reati.  A settembre 2008 Emmanuel Bonsu ragazzo ganese di 22 anni viene arrestato dalla polizia penitenziaria di Parma, ha denunciato insulti razzisti e pestaggio.

Amnesty International a dieci anni dai fatti del G8 ha rilevato che solo un numero limitato di indagini e di procedimenti ha avuto luogo e che le autorità italiane non hanno ancora pubblicamente condannato e chiesto scusa per i maltrattamenti subiti dai manifestanti. Grazie a questa analisi ha lanciato nel 2011 l’appello, attualmente aperto, “Operazione trasparenza – Diritti umani e polizia in Italia”. Con esso il più grande movimento per i diritti umani si rivolge ai Presidenti di Consiglio, Camera e Senato, del nostro paese chiedendo di intraprendere una revisione delle prassi delle forze di polizia, di prevedere misure di identificazione per gli agenti impegnati in operazioni di ordine pubblico (utilizzo di codici alfanumerici sulle uniformi), di creare un’istituzione nazionale indipendente di monitoraggio sui diritti umani in linea con i Principi di Parigi, di garantire indagini rapide e accurate qualora emergano violazioni dei diritti umani da parte delle forze dell’ordine e di introdurre il reato di tortura nel codice penale, in linea con la definizione della Convenzione Onu contro la tortura (Cat). Inoltre chiede di ratificare il Protocollo Opzionale alla Cat e istituire un meccanismo nazionale di prevenzione della tortura e dei maltrattamenti.

Ad oggi “Operazione trasparenza” ha raccolto oltre 9.000 firme e speriamo che il numero cresca sempre di più come deve crescere la consapevolezza che le forze dell’ordine sono attori protagonisti della tutela dei diritti umani con l’obiettivo di proteggere chi partecipa alle manifestazioni da minacce e violenze. Essi devono essere la parte attiva in quel processo di sviluppo di una cultura dei diritti umani che prevenga gli abusi e le impunità.

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