Incubi domestici.

In molti paesi del medio oriente avere dei genitori può essere la cosa peggiore che  può capitare. Succede che per motivi economici, messa da parte qualsiasi forma di affetto, le bambine nate in famiglia vengano vendute a signori più grandi di loro i quali possono beneficiare di tutti i “vantaggi” di una sposa giovanissima a prescindere dalla volontà personale della piccola o nel peggiore dei casi possono indurre  la bambina a prostituirsi dopo reiterati abusi da parte del marito stesso e di altre persone.

di Lucia Aurisano – Responsabile gr24 Amnesty International – Campobasso

gr241@amnesty.it

sahar_gulAd inizio 2012 la storia di Sahar Gul, 15 anni, ha fatto il giro del mondo insieme alla foto del suo corpo costretto sulla sedia a rotelle per colpa delle botte ricevute da suo marito e dai suoi torturatori. Non solo, quando è arrivata in un ospedale di Kabul quasi in fin di vita, Sahar aveva il collo tumefatto, un orecchio bruciato da un ferro da stiro, le mani ricoperte di croste nere al posto delle unghie strappate.

Sahar era stata data in sposa dalla sua famiglia ad un soldato, Gulam Sakhi, il quale ha cercato di costringere la ragazzina a prostituirsi. Per ribellarsi è scappata a denunciare gli abusi alla polizia di Puli Khumri, la città nella provincia di Baghlan dove viveva, ma le autorità l’hanno riconsegnata alla sua famiglia dietro la promessa che le violenze non sarebbero continuate. Poco dopo, la ragazzina è stata riconsegnata al marito il quale l’ha rinchiusa in casa per tre mesi torturandola continuamente, fino a che un parente lontano le ha fatto visita aiutandola a fuggire dall’inferno domestico.

La vita di Sarah in Afganistan o in terre come l’India è una goccia nel mare. Simile alla sua, è la storia di Sonia (nome di fantasia) costretta a fuggire per non essere data in sposa ad un ribelle talebano di mezza età. Ora vive rinchiusa in un rifugio per donne a Kabul, con il terrore di uscire perché ricercata dalla sua famiglia. In Afganistan le donne che scappano di casa sono accusate di reati contro la morale. Sonia ha dichiarato al Times: “Avevo una cugina che scappò in Pakistan; i suoi genitori la convinsero a tornare promettendole che non le avrebbero fatto del male. Invece l’hanno portata a Laghman (una provincia vicino) e l’hanno lapidata. Ora, ogni volta che lascio questo rifugio, penso che farò la stessa fine”. Inoltre, la ragazzina vive con un grande senso di colpa perché dopo la fuga al suo posto è stata data in sposa la sorellina di dieci anni.

Grazie al lavoro di molte associazioni internazionali che si occupano di diritti delle donne e grazie anche al lavoro di denuncia di Amnesty International dei casi di violenza sulle spose bambine, oggi in Afganistan oltre 4 milioni di donne possono andare a scuola e molte altre andare a lavoro anche se la situazione nel paese rimane molto critica. L’età per sposarsi è stata fissata a 16 anni ma ci sono ancora tantissimi casi di spose bambine che addirittura vengono “vendute” a persone molto più grandi di loro all’età di 6 o 7 anni.

La storia di Sahar è riuscita a fare il giro del mondo grazie all’aiuto di un parente e oggi ha avuto un piccolo lieto fine. All’inizio del mese scorso tre parenti di suo marito, sono stati condannati a dieci anni di reclusione per tortura, abusi e gravi violazioni dei diritti umani. Nonostante ciò, il marito e il cognato sono ancora in fuga, condannati in contumacia: la loro pena verrà decisa al momento della cattura.

Il giorno della condanna, Sahar  per la prima volta dopo la sua liberazione ha guardato in faccia i suoi torturatori: il padre, la madre e la sorella del marito. Davanti al giudice si è tolta il velo per mostrare le cicatrici frutto del suo calvario e ha chiesto che gli imputati fossero puniti severamente.

Il coraggio di questa ragazzina è andato oltre ogni livello di immaginazione.

“Ora Sahar Gul tenta di riprendersi la vita che le è stata rubata: riesce di nuovo a parlare e non è più a disagio nell’incontrare la gente. La ragazzina ha deciso di cominciare studiare, convinta che questa sarà la strada per la sua rinascita.” Gli auguri della Sezione Italiana di Amnesty e di tutto il movimento non possono che espandersi a tutte quelle donne che sono ancora costrette a subire abusi e torture senza la possibilità di scappare.

Si può contribuire alla libertà soltanto attraverso la denuncia.

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