Il fallimento dello Stato

Qualche tempo fa abbiamo parlato sul nostro blog di un importante appello di Amnesty dal titolo Operazione Trasparenza. Appello ancora attivo, relativo alle responsabilità che le autorità italiane hanno nei confronti dei propri cittadini riguardo la sicurezza e il ruolo delle forze di polizia. Nello specifico questo tema è stato sviluppato dal più grande movimento per i diritti umani dopo le violenze del G8 di Genova.  Amnesty International ha definito i fatti del G8 come una delle più gravi violazioni dei diritti umani dopo la seconda guerra mondiale e come ha dichiarato Nicola Duckworth, direttrice del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International, “Dal G8 di Genova del 2001, abbiamo assistito in Italia a 11 anni di tentativi largamente falliti di  chiamare le forze di polizia a rispondere di fronte alla legge dei reati commessi contro i manifestanti”. 

di Lucia Aurisano – Responsabile gr241 Amnesty International Campobasso

gr241@amnesty.it

Carlotta_SamiCon Operazione Trasparenza, Amnesty International chiede allo Stato  di assicurare che le forze di polizia operino nel rispetto degli standard internazionali sull’uso della forza e delle armi, di prevenire violazioni dei diritti umani e di assicurare indagini rapide e approfondite e procedimenti equi per l’accertamento delle responsabilità, quando emergano denunce di violazioni.

Solo qualche giorno fa, dopo 11 anni di lotte giudiziarie, è arrivata la sentenza emanata dalla quinta corte penale della Cassazione che conferma le condanne per gli alti vertici di polizia coinvolti nelle violenze alla scuola Diaz di Genova, il 21 luglio 2001. Nel dettaglio, la Cassazione ha confermato l’impianto accusatorio accolto dalla Corte d’Appello di Genova del 18 maggio 2010.

La sentenza emessa dalla Corte di Cassazione su quanto accaduto alla scuola Diaz di Genova nel luglio 2001 è, per Amnesty International, una sentenza importante, che finalmente e definitivamente, anche se molto tardi, riconosce che agenti e funzionari dello stato si resero colpevoli di gravi violazioni dei diritti umani di persone che avrebbero dovuto proteggere.

Tuttavia, Amnesty International ricorda che i fallimenti e le omissioni dello stato nel rendere pienamente giustizia alle vittime delle violenze del G8 di Genova sono di tale entità che queste condanne lasciano comunque l’amaro in bocca: arrivano tardi, con pene che non riflettono la gravità dei crimini accertati – e che in buona parte non verranno eseguite a causa della prescrizione – e a seguito di attività investigative difficili ed ostacolate da agenti e dirigenti di polizia che avrebbero dovuto sentire il dovere di contribuire all’accertamento di fatti tanto gravi. Soprattutto, queste condanne coinvolgono un numero molto piccolo di coloro che parteciparono alle violenze ed alle attività criminali volte a nascondere i reati compiuti.

Carlotta Sami, direttrice generale di Amnesty International Italia, ha inviato una lettera al ministro della Giustizia, Paola Severino Di Benedetto, chiedendole di esercitare un ruolo fondamentale nell’assicurare che l’Italia introduca finalmente nel codice penale il reato di tortura, adottando un testo che sia in linea con il dettato della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, ossia non restrittivo rispetto alla definizione in essa contenuta.

Amnesty International Italia ha accolto con molto favore la ripresa della discussione in sede parlamentare della proposta di introdurre il reato di tortura nel nostro ordinamento, attualmente all’esame della Commissione Giustizia del Senato.

Tuttavia, alcuni aspetti dell’ultimo testo proposto in Commissione Giustizia destano la preoccupazione dell’organizzazione per i diritti umani, come ad esempio, l’assenza degli elementi di intimidazione e coercizione tra le finalità della tortura e la sostituzione delle parole “fisiche o psichiche“, contenute nella Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, con il termine riduttivo “psico-fisiche”.

Il movimento per i diritti umani continua a chiedere alle nostre autorità di:

· condannare pubblicamente le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di polizia 11 anni fa e fornire scuse alle vittime;

· impegnarsi ad assicurare che violazioni quali quelle accadute a Genova nel 2001 non si verifichino di nuovo attraverso l’attuazione di misure concrete per garantire l’accertamento delle responsabilità per tutte le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di polizia;

· introdurre nel codice penale il reato di tortura e adottare una definizione di tortura che includa tutte le caratteristiche descritte nell’articolo 1 della Convenzione Onu contro la tortura;

· creare un’Istituzione nazionale sui diritti umani in linea coi “Principi riguardanti lo statuto delle istituzioni nazionali” (Principi di Parigi);

· ratificare il Protocollo opzionale alla Convenzione Onu contro la tortura e istituire un meccanismo indipendente nazionale per prevenire torture e maltrattamenti;

· condurre una revisione approfondita delle disposizioni in vigore nelle operazioni di ordine pubblico, incluse quelle in materia di addestramento e dispiegamento delle forze di polizia impiegate nelle manifestazioni, di uso della forza e delle armi da fuoco e che tenga conto della necessità di introdurre elementi di identificazione individuale degli appartenenti alle forze di polizia nelle operazioni di ordine pubblico.

 

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