Condannato a morte per abbandono di Dio

In Iran il reato di apostasia, abbandono della propria religione, viene punito con la pena capitale, come avviene per l’adulterio e la sodomia. Spesso i condannati hanno meno di 18 anni e le esecuzioni vengono eseguite in pubblico. Come in Iran, si può morire con pena capitale, per stregoneria in Arabia Saudita o blasfemia in Pakistan, in Repubblica del Congo per traffico di esseri umani, in Kenia e Zambia per rapina a mano armata e in altri 10 paesi al mondo per traffico di droga.

di Lucia Aurisano – Responsabile gruppo241 Amnesty International Campobasso

Pena-Morte-IranSecondo il rapporto annuale sulla pena di morte di Amnesty International, nel 2011 sono diminuiti i paesi in cui viene eseguita la pena capitale ma è aumentato il numero delle esecuzioni negli stati in cui è ancora vigente. Al 31 dicembre 2011, sono 140 i paesi che hanno abolito la pena di morte per legge o nella pratica (più di due terzi al mondo) e in 33 paesi ci sono state commutazioni di pena ma, rispetto al 2010 sono state messe a morte 149 persone in più a causa dell’aumento del 50% dei condannati in stati come Arabia Saudita, Iran ed Iraq.

In Cina, sono state messe a morte più persone rispetto a tutto il resto del mondo messo insieme e la reale estensione dell’uso della pena di morte è sconosciuta, dato che i numeri dei condannati rappresentano un segreto di stato. I metodi di esecuzione comprendono la decapitazione, l’impiccagione, la fucilazione e l’iniezione letale.

In molti altri paesi come Malesia, Giappone, Thailandia, gli imputati di nazionalità straniera sono maggiormente a rischio e i procedimenti giudiziari non rispettano gli standard internazionali sul giusto processo; in molte carceri i detenuti muoiono prima della condanna perché sottoposti a tortura o maltrattamenti per estorcere “confessioni”.

Per entrare nello specifico delle regioni del mondo, in Africa la Somalia e il Sudan ancora eseguono condanne a morte mentre in Sierra Leone è stata istituita una moratoria ufficiale sulle esecuzioni. Nelle Americhe, gli Usa rimangono  l’unico paese in cui ancora viene eseguita la pena di morte anche se sono diminuite le esecuzioni; da 71 nel 2001 a 43 nel 2011, mentre negli anni ottanta si arrivava all’esecuzione di oltre 200 condannati in media (dal 1980 al 1990). L’America del Sud e Carabi, ad eccezione di 6 condanne a morte in alcuni paesi come Guyana, St. Lucia e Trinidad e Tobago, può essere quasi definita come libera dalla pena capitale. In Asia, la Cina rimane il paese con il tasso più alto di esecuzioni capitali anche se le autorità hanno eliminato la pena di morte per 13 reati, per lo più di tipo finanziario. In Giappone, per la prima volta in 19 anni non è stata registrata alcuna esecuzione così come a Singapore e, a Taiwan è stata eliminata la pena di morte dal codice militare per traffico di armi, rapimento e contraffazione di banconote.

Il Medio oriente rimane una delle zone ad alto tasso di esecuzioni capitali concentrate soltanto in quattro paesi quali Arabia Saudita, Iran, Iraq e Yemen. Il numero delle esecuzioni si raddoppia se vengono considerate anche quelle non confermate ufficialmente ma eseguite in segreto. Infine in Europa, la Bielorussia rimane l’unico paese dove ancora nel 2011 si eseguono condanne a morte.

Amnesty International a partire dal 1989, con la prima campagna contro la pena di morte chiamata “Quando lo stato uccide”, è riuscita a far diminuire drasticamente il numero dei paesi che la mettono in atto, anche se non sono mancate grandi sconfitte come il caso di Troy Davis. Negli ultimi dieci anni si sono ridotti di un terzo il numero dei paesi che hanno eseguito la condanna a morte (da 31 nel 2002 a 20 nel 2011).

La pena di morte risulta essere per Amnesty International la violazione più estrema dei diritti umani ed è per questo che lotta da oltre venti anni per l’abolizione. Il Dalai Lama insegna che: “Uccidere i colpevoli non risolve il problema del crimine. Solo la promozione della clemenza e della compassione attraverso l’educazione e l’affermazione di un senso universale di responsabilità può nel lungo termine, migliorare la situazione”.

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