Virgo virginorum

Sono un  filosofo del linguaggio, parto sempre sotto quest’ottica per analizzare le cose, il mondo e la realtà, semmai ne esista una. Uno degli ossimori più straordinari e potenti è quello che intercorre fra il significato e l’etimo della parola “vergine”. Anzi una vera e propria contradictio in adiecto. La derivazione del termine è dal latino Virgo, virginis che ha la stessa radice di Virga, virgae: “il ramo, la pianta” ma anche per traslazione, il membro maschile come rivela, ancor più profondamente, la radice comune con Vir, viribus: l’uomo forte; Vis, roboris:la forza.

di Fulvio Antenucci

virgo_virginisIn tutta la cultura occidentale la verginità è simbolo paradossale di fecondità. La Vergine Maria è soprattutto madre, del figlio più figlio di tutti. Non solo nel mediterraneo, anche in Inghilterra ad esempio. Elisabetta I Tudor, “la regina vergine”, ebbe un letto molto frequentato e numerosi figli illegittimi. Nell’immaginario collettivo, specialmente maschile, la propria madre è paragonabile ad una vergine. Nella Primavera del Botticelli tutte le figure femminili sono incinte, compresa la castità.

La verginità è qualcosa di interiore, spirituale, più che fisico. La fisicità è solo il fenomeno, l’apparenza nel mondo, di un noumeno ben più profondo e spirituale, e in quanto tale, in un senso molto platonico, quel che rende qualcosa davvero ciò che è.

E’ sotto questa “maschera delle sembianze” che si cela la chiave interpretativa di molte delle contraddizioni della nostra società. Il risanamento dei bilanci di stati europei come la Grecia e il Portogallo, ad esempio, a suon di prestiti salvo meravigliarsi se il loro debito pubblico aumenta: per forza gli avete appena concesso un prestito! Se ho un debito e chiedo un  finanziamento per pagarlo ho risolto il problema di cassa ma il mio indebitamento aumenta, quindi non è la soluzione alle mie difficoltà. Dire dunque che, attraverso prestiti bancari, “aiutiamo” gli stati in difficoltà è una contraddizione volutamente celata dietro quella famigerata “ipocrisia delle forme”  che cela l’aporia, il passaggio impraticabile che va invece fatto praticare ai popoli ignoranti, l’importante è non farsi riconoscere e mantenere così una sorta di “verginità”. L’ossimoro oggi, nella cultura europea e occidentale, è usato come strumento alla stessa stregua della mascherina nei filmini porno fatti in casa, dove massaie attempate o travet con pancetta in bella vista si scatenano come mai farebbero se potessero essere riconosciuti.

Così il PD e la sinistra alle prese con la riforma del lavoro. Lo standard greco è il vero obiettivo di questa manovra, che non vuole il default di tutto il sistema stato ma solo di quello del lavoro. Ma non si può dire, il PD non può dirlo e non potrebbe farlo, i sindacati idem con patate. Ma ecco la mascherina, il “governo Monti” che permette l’anonimato. Al governo Berlusconi, ci piaccia o no, l’Europa avrebbe dovuto imporre, come in Grecia e Portogallo, le sue strategie liberiste. Con Monti, amico della Merkel no, basta indorare la pillola. Unica eccezione la CGIL che sa benissimo di essere tra gli obiettivi del default di cui sopra. Senza articolo 18, infatti, crollerebbe anche il profilo del sindacato, come dimostrato ovunque siano preminenti i contratti atipici.

Ma se chiamassimo le cose con il loro nome non saremmo a questo punto. Non si partorisce vergini ma, per dirla il più asetticamente possibile, con il concorso fra individui. Così non si può pretendere di partorire una nuova struttura sociale a partire dalla moneta quale unico riferimento di ricchezza economica, ignorando volutamente il concorso fra individui che dovrebbe crearla e movimentarla.

Il lavoro oggi non può e non deve essere considerato un’elemento accidentale delle dinamiche economiche perché, così facendo, lo si relega allo stesso ruolo delle dinamiche sociali. Questo costituisce un ‘ossimoro ma, soprattutto un’ipocrisia che non può essere accettata, anche ob torto collo, quale risanamento.

Il vero risanamento passa attraverso la riqualificazione del lavoro elevandolo al rango di “depositario fiduciario del credito”. Invece di pretendere di risanare i bilanci in  pochissimi anni, questo andrebbe fatto in tempi più lenti e legando il risanamento alle capacità di sviluppo. Una specie di “prestito d’onore” in cui il lavoro, che sia subordinato o individuale, è il nucleo fondante. Le agevolazioni devono stare a monte e non a valle, nell’introduzione al lavoro non nella sua uscita. Non possiamo creare lavoro precario in entrata e cassa integrazione in uscita, è un fallimento annunciato, un default pilotato del lavoro e delle sicurezze sociali. Dovremmo pretendere salario sociale, uffici del lavoro che formano e inseriscono nel lavoro, credito per le aziende che producono e creano lavoro, niente per quelle che non lo fanno. Se abbiamo una madre, socialmente parlando, è al maschile ed è il lavoro, e questa è l’unica contraddizione che mi piace in tutto questo groviglio di sensi e significati opposti, in questa che definirei “perifrasi semantica del senso della civiltà”.

Purtroppo le mascherine sono già pronte e lo spettacolo, presumo, sarà piuttosto osceno. Il guaio è che ci sarà più d’uno che si divertirà moltissimo a guardarlo. In primis gli stessi che adorano le vergini.

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