Il Boiardo

Scritto da Fulvio Antenucci |
Pubblicato Mercoledì, 01 Febbraio 2012 17:09

di Fulvio Antenucci

Vi è, nella nostra regione, il Molise, un politico che posso definire paradigmatico. Paradigma deriva dal greco e significa esempio, paragone. Bene, questo bell'esempio è il Sindaco di Portocannone: Luigi Mascio.

boiardi

Nella Russia feudale tra il X e il XIV secolo Mascio sarebbe stato sicuramente un boiardo. I boiardi erano, presso l'europa dell'est e particolarmente in quella slava, grandi nobili, latifondisti e amministratori politici, secondi solo ai principi. Più o meno quello che erano i Conti nelle terre dell'ex impero romano.

La differenza stava nel fatto che i boiardi spesso provenivano dalla borghesia e, attraverso intrighi e soprusi, scalavano la piramide sociale fino a divenire i detentori di tutto il potere nelle terre a loro assegnate. Inoltre, e questo è importante, non condividevano con i nostri nobili gli ideali cavallereschi. La politica sotto di loro, semmai avessimo potuto chiamarla così, era un fatto privato, che i sudditi non avrebbero potuto discutere. Essa apparteneva esclusivamente al rango dei nobili che la gestivano come una loro proprietà.

Molti politici locali è così che credono debba intendersi la politica. Si siedono nelle loro tavole rotonde, che si chiamino Giunta, COSIB, Unione dei Comuni, Ambito territoriale, CDA dello Zuccherificio del Molise non importa molto, e decidono del destino degli uomini, come fossero gli dei del monte Olimpo, sottoposti solo al capriccioso Zeus. E con gli stessi capricci ripagano i cittadini.

Se qualcuno, come Prometeo, donando il fuoco della verità e del progresso agli uomini, cerca di liberarli e far progredire la società, attraverso il confronto, l'informazione e la diffusione delle opinioni, nel loro piccolo i nuovi boiardi lo incatenano silenziosamente, tra i bisbigli.

E sì, perché gli unici fragori che questi novelli boiardi gradiscono sono monotoni, fatti di proclami, volani di sviluppo, Termoli-San Vittore e un'infinita litania di promesse da marinai. Ogni nota fuori dal coro è per loro una sgradevole stonatura. Sono concerti che si suonano solo in campagna elettorale, nel restante periodo vige il silenzio e il rumor dispettoso contro chi non si allinea. La loro forza è stato trasformare in tale il loro punto debole: anziché essere votati li devono votare. Se si è eletti si gestisce il consenso e pun tare a scranni più alti. Il potere si fa con il potere e, come diceva qualcuno, cummannari è megghiu ca futtiri. E' così che si regge un tale sistema distorto, a partire dai politici locali, dai Sindaci, i quali piuttosto che amministrare la cosa pubblica si comportano come signorotti locali, boiardi di terza mano, e basano tutta la loro politica sul clientelismo, il servilismo e l'intrallazzo.

Perché Mascio costituisce il paradigma di questo modello? Basta osservare la sua carriera politica ma, soprattutto, la sua amministrazione. La politica è per lui un fatto privato. Al di là dei proclami in campagna elettorale, valgono molto di più le promesse fatte in camera caritatis, nelle segrete stanze. Forse la regola è che chi vota riceverà qualcosa, chi no si farà in modo che non abbia nulla? Quali motivazioni ci sono dietro ad una politica fatta usando la Giunta Comunale come il consiglio del Re, dove si decide senza rendere conto a minoranze o ai cittadini. Ma Mascio evidentemente è così abituato a questo modello, che vorrebbe proiettarlo anche al Consorzio di sviluppo industriale del basso Molise,  nel quale il ruolo di semplice consigliere gli sta stretto. Il suo desiderio, da tempo, è diventarne Presidente. Con sotterfugi bizantini c'era anche riuscito, peccato per lui che il TAR molisano gli abbia sfilato la poltrona dalle terga. Ma il braccio di ferro estenuante che coinvolge, a quanto pare, anche l'Unione dei Comuni, la dice lunga sul fatto che le capacità di arrampicatore di questo sindaco di un paese di 2500 abitanti siano inversamente proporzionali a quelle di amministratore.

Ma anche per i boiardi di terza mano, nei con fronti del loro dominus, vale la regola del capriccio di cui sopra, ma a parti invertite, e se i risultati tarderanno ad arrivare, il suo nume tutelare non lo tutelerà più. O magari, più opportunisticamente, proverà a cambiare nume o a diventare egli stesso tale, operazione, sinceramente, fuori dalla sua portata attuale.

Io non mi meraviglio che le cose stiano così, Mascio, come altri, costituisce una comodità per molti, anche se poi il paese che amministra è in totale decadenza culturale ed economica. E mi permetto un'amara considerazione: per tanti combattere questo sistema è un suicidio politico e culturale, dalla prospettiva del libero professionista o in quella, più frugale, che offre la tuta arancio da operaio a tempo determinato della raccolta differenziata. Ma, come diceva Camus, bisogna amarsi molto per suicidarsi. Troppo spesso alla accecante luce della verità si preferisce il romantico crepuscolo della bugia, il boiardo se la spassa e il povero cittadino, ogni sera, nell'intimo della sua coscienza, scopre di amarsi un pò meno del giorno prima.


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