Difesa del territorio – Accolta denuncia ‘Mamme per l’ambiente’

La denuncia alla Comunità Europea presentata dall’associazione “Mamme per la salute e l’ambiente Onlus” di Venafro, in collaborazione con Medicina Democratica, è stata accolta dalla Commissione Esaminatrice. Ne danno notizia i membri stessi dell’associazione con manifesti informativi affissi nei comuni del venafrano, testimoniando un impegno sempre costante e sincero per la tutela della salute dei cittadini e in difesa di un territorio martoriato dal punto di vista ambientale.

di Serena Verrecchia

manifesto_comunita_europeaIn questi giorni che ci separano dalla Santa Pasqua, le “Mamme per la salute e l’ambiente” di Venafro hanno provveduto a tappezzare di manifesti tutti i comuni della zona, per rendere noto un importante passo avanti fatto dall’associazione nell’ambito delle battaglie da essa portate avanti.

Il testo del manifesto informa la cittadinanza che “è stata accolta la denuncia presentata alla Comunità Europea in data 18 ottobre 2010 riguardante inadempimenti del diritto comunitario. Dopo un’istruttoria di oltre un anno, la Commissione Esaminatrice Europea ha ritenuto che, nella denuncia presentata da Medicina Democratica a supporto delle Mamme per la salute e l’Ambiente di Venafro, vi fossero abbastanza elementi per non chiudere il caso. Dal 9 novembre 2011 il caso è stato inserito in una procedura “accelerata” attraverso la quale i funzionari della Commissione Europea contatteranno in modo ufficiale le autorità competenti degli Stati membri, nel nostro caso della Regione Molise e della Provincia di Isernia, per acquisire informazioni atte a stabilire se sia necessario avviare una procedura di infrazione.”

Nella denuncia, l’associazione sostiene che lo stabilimento Energonut del nucleo industriale di Pozzilli, abbia violato, in alcuni punti, la direttiva 2000/76 del Parlamento europeo in materia di incenerimento di rifiuti, nonché il decreto legislativo della Comunità Europea del 3 aprile 2006, concernente norme in materia ambientale (il testo della denuncia è consultabile sul sito internet: mammesaluteambiente.it).

È questo un ulteriore risultato incassato dalle Mamme per l’ambiente di Venafro che da anni portano avanti una battaglia in difesa della salute dei propri figli e della società tutta.

La questione ambientale è diventato un problema inoppugnabile, da affrontare con la più assoluta urgenza e tempestività, sul quale però, le istituzioni e gli organi competenti continuano a tergiversare e tentennare.

La zona del venafrano è un brandello di terra devastato da due industrie a forte impatto ambientale, l’Energonut (che brucia una quantità pari a 100.000 tonnellate di rifiuti ogni anno) e il cementificio Colacem (25.000 tonnellate di rifiuti all’anno, cui l’azienda ha chiesto di aggiungerne altre 40.000), da un nucleo industriale e da un’arteria stradale ad alta percorrenza;

il numero di malati cresce insieme al sempre più frequente ed allarmante numero di morti;

i dati sul monitoraggio dell’aria sono il più delle volte ambigui ed insufficienti, ma la gente continua a persuadersi dell’idea che questo sia il “polmone verde d’Italia” e la politica ne approfitta per tacere e glissare.

Sempre lo stesso comitato delle “Mamme per l’ambiente” ha presentato un esposto alla Procura di Isernia per fare chiarezza sulla diffusione di dati riguardanti le emissioni e gli sforamenti di polveri e nano-polveri altamente nocive.

L’associazione ha inoltre fatto analizzare dall’azienda Nanodiagnostics di Modena, autofinanziandosi, una foglia di fico prelevata in un terreno del comune di Venafro e un campione di polvere di cemento dello stabilimento Colacem, sul quale sono state rinvenute tracce di uranio e torio, elementi manifestamente radioattivi.

Sulla foglia, invece, sono state rinvenute, in particolare, particelle di ferro con titano e magnesio che, secondo il dott. Molinari, responsabile della Nanodiagnostics, non possono essere frutto di un inquinamento urbano, ma potrebbero provenire “dal mescolamento di ceneri da inceneritore nel cemento di una vicina fabbrica”.

Nella parte conclusiva delle analisi si può leggere che “l’inquinamento sulla foglia di fico induce a prendere precauzioni per l’ingestione di prodotti dell’orto o dell’agricoltura cresciuti nella zona in cui tale inquinamento esiste”.

Le circostanze non possono non definirsi quantomeno allarmanti, tenendo in considerazione le sempre crescenti morti per leucemie e patologie tumorali e l’aumento inspiegabile di altre malattie come l’Alzheimer, il Parkinson, il diabete di tipo 2 e l’autismo nei bambini.

Non è immune da contaminazioni neppure un bene di inestimabile valore come il latte materno, in difesa del quale le “Mamme per la salute e l’ambiente”, insieme ad altre associazioni e comitati, hanno attivato una campagna nazionale (si può aderire al sito internet http://www.peacelink.it/campagne/person.php?id=93&id_topic=13 ).

Vuoi o non vuoi, siamo in una morsa letale, tra le grinfie di sprovveduti che si mascherano dietro il cemento delle imprese e il business delle industrie, e che sempre più atrocemente e dolorosamente dimenticano che, come ama ricordare il premio Oscar Roberto Benigni, “il mondo non lo abbiamo in eredità dai nostri padri, ma in prestito dai nostri figli”.

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