Potate gente. Cominciate a potare se potete.

James Hillman ci racconta che ogni cosa a questo mondo possiede un’anima e che ogni anima è in grado di parlare di sé inviando segnali siano essi di gioia o di dolore e che tutte le anime parlano fra  di loro, soprattutto a nostra insaputa, intrecciando dialoghi sotterranei e sensazioni profonde tanto che molto spesso quello che noi crediamo essere un nostro personale dolore non è altro che l’effetto di una sofferenza che, apparentemente, dovrebbe esserci estranea.

di Il Ramingo

realityÈ una teoria, d’accordo, ma qualche mese fa l’ho vista messa in pratica dal mio ciliegio malato. Non era mai stato potato e tutti i suoi rami secchi  e frastornati e troppo alti ormai lamentavano la muta agonia. Ho chiamato un giardiniere per rimetterlo un po’ in sesto e ridargli la forma di un albero da frutto.

Ed è accaduta una cosa strana: man mano che il giardiniere andava accatastando sopra il camioncino davanti casa le misere spoglie, rimetteva piede in giardino sempre più allegro e baldanzoso, e riprendeva la fatica con maggior carica e rinnovata energia. Il lavoro non lo stancava anzi, lo rimetteva sempre più in forza. Poi, il giardiniere, mi ha svelato l’enigma: tutte le persone che passavano, ma proprio tutte lo salutavano entusiaste approvando la bontà di quel lavoro perché era proprio ora che quel ciliegio venisse curato!

L’anima di quel ciliegio trascurato e soffrente aveva messo a disagio troppo a lungo anche le loro anime.

Anche per questo credo che le teorie di Hillman siano da prendere in giusta considerazione. Se un piccolo insignificante rettangolo di giardino è in grado di coinvolgere tutti gli abitanti di un quartiere….. che ne è di tutto il restante mondo? E che ne è di noi irretiti inevitabilmente da tutte  le sue spire?

Ho come l’impressione di condividere il destino di un albero abbandonato: sviluppiamo inutili e dannose ramificazioni di noi stessi, quei rami che i contadini saggi chiamano “succhioni” perché succhiano linfa vitale rubandola ai frutti e fanno diventare l’albero il vampiro di se stesso. Ci ramifichiamo a nostra insaputa a dismisura allungando e inschetelendro le fronde, invaghiti dal frastuono del mondo, nell’illusione di captarlo sempre di più, di captarlo meglio nell’illusione di nutrirci di lui, di dover nutrirci di lui e sortendo l’unico effetto di esaurire e dissipare linfa e vita dimenticandoci sempre più spesso della necessaria bontà di una drastica e periodica potatura.

I risultati li conoscono bene le scrivanie dei medici quando andiamo a lamentarci che ci sentiamo stanchi esauriti e depressi e, forse è solo una forma di “auto-succhiamento” . C’è un’atra cosa che ci insegna Hillman: visto che ogni cosa possiede un’anima ogni cosa può essere sottoposta a psicanalisi.

Il potere, le banche, l’urbanistica, la medicina e perché no anche la stessa psicanalisi. Lo sta facendo da più di mezzo secolo e quindi c’è da sospettare che sia una buona ipotesi di ricerca. E allora adesso io mi chiedo: forse che lo spettro di un anima “succhiona”  si aggiri oggi per il Paese?

Qualcosa di più del nostro bel paese, probabilmente, in questo pianeta ormai così occidental-globalizzato. In altri termini: le nostre anime, per carità senza che c’è ne accorgiamo, stanno sviluppando comportamenti vampirici?

Bene. E allora, così per gioco, facciamo accomodare sulla poltrona dell’analista i gusti delle masse linguistici e no; quelli più in voga negli ultimi mesi sfornati freschi freschi dalle trasmissioni televisive che, da statuto, con i gusti di massa vanno a braccetto.

La novità inedita, mutuata da format globalizzato americano giapponesi inglesi ecc, sta tutta nell’insetto. Nel repellente. Nel pezzo di mondo faunistico che offre il piatto al vomito e all’orrore.

Lo chiamano ultima mutazione del reality show: uomini e donne alle prese con scarafaggi, vermi, serpenti, sanguisughe, zanzare caraibiche, iguane, scorpioni, rane da baciare o bruchi da ingoiare con una sorsata di tequila. Al Grande Fratello dormono coi tacchini con le pecore con le galline e riempiono i vasetti di vermi. Ne La Talpa quando non nuotano insieme alle sanguisughe e non si infilano cucarache nel kiway camminano su quintalate di cervelli, fegati, interiora e frattaglie varie sanguinolenti. All’Isola dei Famosi hanno svernato ingoiando lumaconi di mare e facendosi mangiare dai topi e dai mosquitos .

In diretta dallo studio le masse si degustano un’altra tranche di fauna solitamente impersonata dalla s-vaporosa di turno che riempie la monotonia urlacchiando ma no “che schifo!” ma “non posso vederlo!” ma “non fatemelo sapere!” ecc…E poi aggiunge:”…ma tanto lo dovete fare perché avete firmato il contratto…”.

Prima conclusione: il vampirismo faunistico piace. Piacciono le punzecchiature in diretta le ferite gli sbreghi sanguinanti e i punti di sutura. Tanto sono pagati proprio per questo. Dracula vive del dissanguamento altrui. Un autovampirismo  di massa fabbrica vampirizzati. È una valida terapia.

Val la pena aggiungere dell’altro.

Che fanno i contrattisti di questi show?

Vivono alcune settimane in galera tanto hanno firmato. Non sanno nulla del mondo esterno e sono costretti alla convivenza instaurando fra di loro rapporti vampirici. È sempre un gioco sull’eliminazione, al mors tua vita mea. La parola d’ordine è: viviamo insieme ma giusto per infilarti meglio una coltellata nelle costole.

Il campo semantico viaggia a scartamento ridotto utilizzando slabbrature linguistiche ricorrenti tipo: tradimento, spia, bugiarda/o, vigliacco/a, gatta morta, pantera, serpe, verme (stavolta metaforici), bastarda/o, sospetto, vendetta.

Stanno chiusi in un lager (tenda, casa, tugurio ecc…) e godono di una conversazione che consiste in: processi, chiarimenti, accuse, litigate, spettegolamenti, insulti…insomma quello che una volta si chiamava “scazzamenti” vari.

La grande attesa è scommettere sulla prima giugulare che cadrà. Alle masse piace e l’audience s’impenna.

Seconda conclusione. Nel secolo scorso ci fu un signore che un giorno disse: fabbricherò migliaia di palestre, e fu subito molto amato per questo e piacque alle masse. Solo che la frase completa era un’altra: fabbricherò migliaia di palestre perché fra dieci anni avrò l’esercito più forte e più addestrato del mondo. Quel signore si chiamava Adolph Hitler.

Metti una sera, o un giorno un giorno come questo o come qualsiasi altro giorno. Metti un giorno in cui qualcuno scoprirà che un lager può essere anche riempito di gente che non firma contratti. Più economico. Più sicuro.

Potate gente. Cominciate a potare se potete.

Alla prossima ragazzi.

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