Lontano dagli occhi, lontano dal cuore: Evoluzione tecnologica e regressione umana nella storia dei conflitti armati

La guerra è stando alla Storia, un’occupazione millenaria, eppure mai come ora sembra un termine talmente distante, a dispetto dell’elevato numero di conflitti in atto. Come mai? Tenterò di analizzare questo aspetto utilizzando come metro di misura la distanza fisica tra i combattenti e la distanza emotiva.

di Manuel Di Luzio

UAVGLI ALBORI

Fin dal principio la guerra è stata combattuta prevalentemente all’arma bianca, con distanza pressoché’ nulla e uomini che si fronteggiavano direttamente; sia nell’esercito romano che macedone greco si ravvisa una forte cultura della collettività e del gruppo: nei romani troviamo infatti la famosa formazione a testuggine, dove i soldati si coprono l’un l’altro con ampi scudi, mentre negli ellenici vige l’uso della falange oplitica.

In oriente i samurai sono il fiore all’occhiello dell’arte della guerra, e sono disciplinati da un rigorosissimo codice morale; chi lo trasgredisse diventerebbe un Ronin, un reietto. L’epica stessa inoltre celebra il rispetto che corre tra avversari abituati a guardarsi negli occhi mentre tentano di uccidersi a vicenda, basti pensare all’Iliade di Omero.

LA POLVERE DA SPARO

Con l’invenzione della polvere da sparo, il cui primo utilizzo sembra da ricondursi alle cannonate turche contro le mura della cristiana Costantinopoli, la situazione mutò radicalmente: non sono più il valore o la forza dell’avversario a determinare gli esiti della battaglia, piuttosto la tattica e la quantità di uomini e munizioni. Il progresso tecnologico rende obsoleto l’utilizzo della spada a favore di armi automatiche con tempi di ricarica sempre più brevi

LA SVOLTA DISUMANIZZANTE

Fino alla guerra civile spagnola, si tratta comunque principalmente di uomini che si scontrano con uomini, più o meno armati; è con l’avvento della fanteria meccanizzata e con l’episodio chiave del bombardamento di Guernica che la distanza assume proporzioni preoccupanti: per la prima volta la morte arriva dal cielo e nemmeno ripararsi all’interno di edifici garantisce la salvezza. Ad aggravio, si nota come per la prima volta l’uccisore non veda l’ucciso. Questa sarà inoltre una prassi che verrà applicata per l’intera seconda guerra mondiale.

GLI UAV E LA GUERRA COME WAR GAME

L’elenco delle invenzioni prosegue con missili, missili intercontinentali, bombe atomiche, nucleari…pensavamo si fosse giunti al limite del possibile: sfortunatamente ci sbagliavamo.

Appaiono dunque gli UAV (Unmanned Air Vehicles), aeromobili senza pilota. Questi, utilizzati per missioni di ricognizione e spionaggio, vengono via via “perfezionati” fino a raggiungere l’apice con i Predator Drones (i droni) americani, dotati di tutti gli strumenti necessari a bombardare un intera città.

Adesso, non si è più costretti al gravoso onere di dover vedere o sentir morire chi si uccide, ne’ a farlo materialmente: la distanza fisica è siderale e la distanza emotiva altrettanto. Macchine uccidono uomini in automatico, uomini vedono lontane immagini su di uno schermo, dure a non confondersi con i film d’azione che vengono proiettati tramite lo stesso mezzo qualche ora o minuto dopo. Non solo, viene meno anche uno dei deterrenti che per millenni ha frenato gli impulsi sanguinari dei conquistatori: la paura di perdere truppe. Ora si tratta solo di pezzi di acciaio, che possono essere ricostruiti, con grande vantaggio e soddisfazione dell’industria bellica (qualche vantaggio e soddisfazione in meno per i contribuenti che li pagheranno e per chi se li vedrà sfrecciare sopra casa in assetto da guerra…)

RIFLESSIONE

È noto a tutti che avere dei sensi di colpa nei confronti di qualcosa conduce, alla lunga, ad allontanarsi dall’oggetto causa di tale sentimento. L’uomo non sa stare di fronte alla morte ed alla guerra, e via via si è impegnato ad escogitare mezzi e mezzi per frapporre quanto più spazio-tempo possibile tra se’ e l’idea di essere responsabile della morte dei suoi simili.

Mi chiedo: siamo davvero sulla strada giusta?

È etico tutto ciò?

Possiamo davvero, come fanno in molti, andarne fieri?

That is the question…

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