Zuccherificio. Ovvero, della miseria della politica molisana

di Giovanni Principe

Con l’assemblea dei soci del 13 febbraio si compie l’ultimo atto della vicenda Zuccherificio. Si sta consumando una tragedia, che è un po’ il simbolo della miseria della politica odierna in Molise. L’atto precedente, la seduta del 4 febbraio in Regione, era stata invece una sceneggiata di quart’ordine ma non ha avuto l’attenzione che meritava. Forse per colpa dell’emergenza neve, ma anche per una certa dose di assuefazione che porta i cittadini a non scandalizzarsi più. E’ così che vanno le cose. Invece non si può abbassare il livello di indignazione. Ripercorriamo dunque una vicenda che dovrebbe fare arrossire i protagonisti. Mentre c’è chi continua a ostentare ottimismo: il trionfo dell’irresponsabilità.

zucchero_e_sopravvivenzaIL 13 FEBBRAIO L’ASSEMBLEA DEI SOCI DELLO ZUCCHERIFICIO CONSUMA L’ULTIMO ATTO DEL DRAMMA E VARA LA RICAPITALIZZAZIONE, A SPESE DELLA REGIONE.

Lunedì 13 febbraio l’assemblea dei soci dello Zuccherificio ha deliberato di procedere alla ricapitalizzazione, secondo il copione stabilito in Regione il 4 febbraio. Completa il quadro l’azzeramento del consiglio di amministrazione, che sara’ preso in mano dalla regione, e l’”ultimatum” al socio privato: “gradirebbe comunicarci nei prossimi 30 giorni le sue intenzioni?” il dramma si mescola alla farsa.

Quali prospettive attendono i dipendenti, gli avventizi, i coltivatori, i trasportatori? Ora che ha assunto la gestione in piena solitudine e totale responsabilità, è la Regione che deve rispondere.

La risposta, ahimé, non la dà nessuno. “Ce la faremo”, posta su Facebook l’assessore Vitagliano. Quello che assicurava un Natale tranquillo solo due mesi fa. 

Ma il 29 si celebra l’udienza di fallimento. Per capire che aria tira si può leggere l’articolo pubblicato da L’Infiltrato

La risposta è nei fatti. Una corsa cieca e irresponsabile verso il disastro. Ma come è cominciata?

IL 4 FEBBRAIO IN CONSIGLIO REGIONALE E’ IL GIORNO DELLO ZUCCHERIFICIO. FUORI NEVICA MA DENTRO “SI SCHIATTA…”

Sabato 4 febbraio Campobasso era già sepolta dalla neve.

Sarebbe stata una splendida occasione per rinviare a tempi migliori un Consiglio Regionale monotematico.

Così non è stato. Si è persa un’ottima occasione.

La seduta che si è svolta è stata solo una mediocre rappresentazione. Dico di più, una vera e propria sceneggiata, di quart’ordine. Messa in scena da una compagnia alquanto scalcinata, preoccupata soprattutto di non dover rimborsare il biglietto.

Stroncatura? Giudizio ingeneroso, o prevenuto?

Eppure il tema in discussione meritava grande impegno e grande attenzione. Si trattava delle sorti dello Zuccherificio del Molise!

Proviamo a entrare meglio nel merito.

Parliamo di uno dei perni principali dell’economia del litorale (non solo quello molisano ma anche – e perfino di più – quello pugliese adiacente) se non per occupati diretti (Fiat – Powertrain è un gigante al confronto) quanto meno per i riflessi sull’indotto agricolo e logistico.

Parliamo di uno dei massimi beneficiari di aiuti da parte della Regione che negli ultimi anni ha pompato varie decine di milioni nelle sue casse per dargli un futuro.

Parliamo di una società su cui pende un’istanza di fallimento – prodotta dalla E. On Energy Trading che, fornisce il gas, per un credito di quasi 4 milioni di euro. Quella che sarà discussa, come abbiamo detto, il prossimo 29/2.

Dunque, la questione Zuccherificio non è “una delle tante”. Di più, è una sorta di riassunto e di biglietto da visita di un’intera politica decennale. Va affrontata senza rischiare di cadere nella faziosità. Carte alla mano (documenti ufficiali o comunque pubblici e confrontabili).

PER LA GIUNTA, UNA DECISIONE DA PRENDERE CON LA MASSIMA URGENZA. LA SITUAZIONE ERA PRECIPITATA? GIUDICATELO VOI

Per gli antefatti rimando qui. La questione da affrontare in consiglio riguardava, nel merito, se il Consiglio Regionale dovesse autorizzare, immediatamente, l’esborso di qualche altro milione di euro (otto, di cui quattro già anticipati ma ancora in attesa di autorizzazione dagli Uffici) per ricapitalizzare la società. Preliminarmente, se ci fossero motivi di urgenza o se si potesse prendere più tempo per approfondire.Prima questione, l’urgenza. Incombe l’istanza di fallimento. Sostiene la Giunta: dobbiamo riconquistare la fiducia dei fornitori. Non solo. Dobbiamo anche (sono parole dell’assessore alla Programmazione: “riottenere fiducia e subito dai bieticoltori, perché senza la semina primaverile (abbiamo pochi giorni ancora!!) non c’è campagna saccarifera e si perde il futuro; dalle banche che devono sostenere, come hanno sempre fatto, la campagna e il piano industriale; dai lavoratori che certamente non hanno responsabilità per le perdite.” 

E subito”! Solo una battuta? Sarebbe comunque fuori luogo, considerata la situazione drammatica e le ansie delle famiglie dei lavoratori coinvolti. Invece serve a dare il la alla sceneggiata (alla napoletana) “‘o Zuccherificio”. Sottotitolo “Diamo un futuro alla nostra creatura!”.

Sapete perché parlo di sceneggiata? Perché la procedura fallimentare risale ai primi giorni di dicembre. Gli allarmi sulla situazione dello zuccherificio erano stati lanciati molto tempo prima. Ma l’assessore alla Programmazione aveva, con tono paterno, tranquillizzato lavoratori e fornitori: passerete ancora una volta un Natale tranquillo.

L’”ammuina” e le “mosse” sono continuate poi con la risposta, perentoria, all’opposizione di centro-sinistra che aveva chiesto il rinvio: avete avuto tutto il tempo, “la Giunta ha lavorato fino alle 21 del 31 gennaio, le carte erano sul vostro tavolo dal 1 febbraio”. Pensate! Questa “opposizione Brancaleone” si è perfino rifiutata di deliberare il 1 febbraio stesso, in commissione, ed ha invece imposto, spudoratamente, senza alcuna considerazione per le famiglie dei lavoratori in ansia, un rinvio di oltre quarantotto ore, al Consiglio del 4!

La Giunta aveva avuto solo un pochino di tempo in più: appena due mesi (e in mezzo c’è stato Natale, bisogna capirli).

Nossignori. Non credo di esagerare se definisco questa prima parte come uno spettacolo alquanto cialtronesco. Una situazione che era da tempo sotto gli occhi di tutti e che avrebbe meritato un’assunzione di responsabilità ben prima di ridursi in queste condizioni, si prova a farla passare per un’emergenza dettata da eventi imprevedibili. Giudicate voi!

PER LA GIUNTA, E’ GIUSTO CONTINUARE A POMPARE MILIONI NELLE CASSE DELLO ZUCCHERIFICIO PER RICAPITALIZZARE. PER FARE ZUCCHERO PUBBLICO? NO. PER VENDERE A UN PRIVATO.

Entriamo dunque nel merito della questione. Ricapitalizzare o no?

L’azienda è sull’orlo del fallimento.

C’è un socio privato che doveva salvarla e l’ha portata a questo punto.

Vogliamo mettere un po’ meglio a fuoco la figura di questo socio privato? Si chiama Remo Perna e ha una certa notorietà, non solo in Molise, per alcune passate disavventure, consistite in un fallimento di dimensioni tali da richiamare l’attenzione delle cronache nazionali.

Secondo un’inchiesta – mai smentita – pubblicata su L’Infiltrato avrebbe acquistato le sue quote, di minoranza, in un’azienda in cui il socio maggioritario è la Regione, con i soldi … della Regione.

Incredibile? Davvero si è trattato, come si legge nell’inchiesta, di un giro di fatture fasulle alimentate da finanziamenti provenienti da un fondo riferito, sulla carta, ad una legge nazionale (la n.598/94, art. 11 che dispone finanziamenti agevolati per “Progetti di ricerca industriale e/o sviluppo precompetitivo”) ma in realtà, poiché quel fondo non ha più disponibilità dal 2003, a totale carico della Regione?

Lascio in sospeso la domanda in attesa che arrivino i necessari chiarimenti. Arriveranno certamente, in risposta a un’interrogazione dell’opposizione che era stata calendarizzata per la seduta fissata per il giorno di San Valentino. Ma si è parlato d’altro e – senza ombra di dubbio – se ne parlerà il 21 prossimo. O giù di lì (ma seguiremo l’iter con la dovuta attenzione).

Forse però dovrei dire che la risposta è chiara e che è proprio quella che l’inchiesta ha portato alla luce. Interpreterei infatti così le considerazioni dello stesso assessore (nella nota che ho linkato più in alto), ma lascio a voi il giudizio:  “le decisioni da prendere dipendono molto poco da dati e carte che interessano la Società, sono note a tutti da tempo sufficiente, non riguardano i lavoratori, i bieticoltori, i fornitori, le loro famiglie, ma i rapporti tra i soci che trovano la Regione pronta a far valere i suoi diritti pubblici e ad esercitare i suoi doveri e, soprattutto, a chiamare alle proprie responsabilità chi non ha fatto il suo di dovere!”.

Se si fosse spinto un po’ più in là avrebbe anche fatto capire se tra le responsabilità da chiamare in causa ci sono anche quelle di chi ha finanziato con fondi regionali il socio privato in modo che potesse acquistare le quote senza sborsare un centesimo.

In questa situazione la Giunta Regionale, come abbiamo visto, chiede di decidere la ricapitalizzazione e di farlo con la massima urgenza.

Per poter gestire che cosa?

Il rilancio produttivo dell’azienda di cui la Regione è diventata socia di maggioranza?

Oppure la messa in liquidazione di un’azienda giudicata senza futuro, che la Regione ha preso in carico per affrontare i risvolti sociali (umani) di una dolorosa dismissione che provocherà senza dubbio perdite di posti di lavoro e di commesse?

Nossignori. Per gestire una responsabile strategia di uscita del pubblico dal settore saccarifero, appena ripristinate le condizioni di normale operatività dell’azienda, la stabilità finanziaria, la correntezza dei rapporti bancari, con emanazione, entro tre mesi [N.B.],  della manifestazione d’interesse all’acquisto

DUNQUE LA REGIONE VENDERA’, ENTRO 3 MESI, LO ZUCCHERIFICIO. VUOL DIRE CHE DOPO TUTTI QUESTI ANNI HA FINALMENTE CONCLUSO CHE PUO’ TROVARE UN COMPRATORE? SE LO PENSATE NON AVETE CAPITO NULLA

Caspita!

Qualunque persona di buon senso, se pensasse di essere di fronte a una cosa seria, si direbbe: “Ma allora la Regione ha valutato che una volta ripristinate quelle condizioni, saldati i creditori, assicurate le condizioni perché i coltivatori possano avviare la semina delle barbabietole, eseguita l’indispensabile manutenzione degli impianti, quella azienda potrà trovare un compratore privato disposto a investire del suo per il rilancio produttivo di quella azienda, sollevando la Regione da questo, che sarebbe un onere improprio!

Dunque la Regione non ritiene che fabbricare zucchero rientri tra i suoi compiti!

Dunque, se si è decisa a questo acquisto lo ha fatto avendo piena consapevolezza della praticabilità di questo sbocco, della vendita a privati, e non certo per gettare alle ortiche, in modo irresponsabile, i soldi dei cittadini / contribuenti / elettori in un’impresa senza futuro!

Benissimo!

Come non essere d’accordo (senza peccare di inammissibile faziosità)?

Purché lo abbia valutato.

Purché si stia parlando di una cosa seria.

Purché siano soddisfatte almeno due condizioni e fugato quindi i relativi dubbi.

Prima condizione, primo dubbio, prima domanda: giacché un socio privato è già presente nella compagine societaria e con una quota consistente, perché non investe del suo? Che ruolo pensa di avere nella “strategia di uscita del pubblico”? E chi ha gestito finora, che prezzo paga per la situazione presente, che non corrisponde neanche alla lontana alle attese di una gestione sana, tale da richiamare capitali privati per il suo ulteriore sviluppo? Ovvero, che prezzo ha già pagato perché la Regione si prendesse sulle spalle questo onere, di “ripristinare le condizioni di normale operatività”?

Domanda sbagliata. Verrebbe da dire, per tornare un po’ sul leggero, che siete su “Scherzi a parte”. La Regione non ha rilevato la maggioranza, la deteneva già. E il socio privato è subentrato (pare, come si è detto, con i soldi della Regione) a un altro socio privato, storico; in posizione di minoranza, ma con l’impegno a salvare l’azienda, a condurla fuori dalla crisi, insomma a gestirla (pur senza detenere la maggioranza). E per questa missione, per questa generosità è stato salutato come il salvatore che avrebbe fatto per lo Zuccherificio “ciò che Marchionne ha fatto per la Fiat”.

Quelle tra virgolette sono le parole del Presidente Iorio in risposta ai detrattori che polemizzavano sulla scelta del socio privato all’inizio del 2010, riportate negli stessi termini da tutta la stampa molisana. Insomma, quelli che rievocavano le vicende passate, che avevano visto questo “Marchionne in salsa molisana” protagonista di fallimenti di rilievo nazionale, volevano fare polemiche per partito preso: infangavano per il gusto di infangare.

Sta di fatto che questa sua gestione si è rivelata un fallimento. Pazienza. La Giunta ha pronta la soluzione: chiederà le dimissioni degli amministratori o, in mancanza di queste, procederà “alla revoca degli amministratori per giusta causa (cioè, si riprende la gestione dell’azienda) e individuerà rapidamente [non dimentichiamo l’emanazione del bando per la privatizzazione “entro tre mesi! N.d.A.] un nuovo management aziendale che accompagni l’attivazione del Piano industriale e del percorso di dismissione.” 

L’opposizione pretendeva che questi atti fossero compiuti dalla Giunta prima di affrontare il Consiglio (e l’udienza di fallimento, ça va sans dire)? Scandalo in scena (e sconcerto in platea).

LE PROSPETTIVE DELLO ZUCCHERIFICIO SARANNO VALUTATE – “PRIMA DI SUBITO!”, SI INTENDE – DA UN “IDONEO GRUPPO DI LAVORO”. MA INTANTO QUALCUNO GIA’ SA CHE ANDRA’ TUTTO BENE

Seconda condizione. Quale futuro è stato programmato? Continuando a immaginare come poteva essere impostata la questione se non si fosse stati su “Scherzi a parte”, ci si poteva aspettare una approfondita relazione sulle prospettive di rilancio.

In altri termini, se la Regione era già socio di maggioranza, se questa gestione andava avanti già  da qualche tempo (dalla fine del 2009) e se ora la Regione si preparava a gestire la privatizzazione anziché la messa in liquidazione, doveva evidentemente essere in possesso di documenti, di studi, qualificati e argomentati, e progetti dettagliati (analisi di mercato, piano industriale, business plan, piano finanziario). In questi anni aveva senz’altro avuto modo di commissionarli, valutarli e infine accoglierli!

Documenti che contenessero in conclusione un’indicazione esplicita, tranquillizzante, circa la praticabilità di una messa sul mercato della struttura, in termini convenienti, industrialmente solidi e tali quindi da assicurare una prospettiva stabile, se non di sviluppo.

Invece no. Invece, il “percorso di messa in sicurezza del sistema saccarifero” sarà completato “coordinando attraverso un idoneo gruppo di lavoro tutti gli interventi da attuare”.

E a questo stesso “idoneo gruppo di lavoro” spetterà l’onere “di accertare da subito [notare il crescendo dai tre mesi a “prima di subito”, passando per un evasivo “rapidamente” N.d.A.], con verifiche e confronti con fornitori e finanziatori, le effettive e reali prospettive di continuità aziendale e di rilancio produttivo.” (la citazione è tratta dalla stessa nota dell’assessore Vitagliano)

Ebbene sì, dovete credere ai vostri occhi. Le effettive e reali prospettive devono ancora essere accertate.

Ma dovete stare tranquilli, “noi abbiamo le idee chiare. Ci sono condizioni di contesto e di prospettiva che fanno prevedere tempi buoni per la produzione dello zucchero da bietola, integrata con attività ambientalmente sostenibili e sostenuta da soci affidabili, con capitali freschi e, magari, da azionariato diffuso tra i bieticoltori e, soprattutto, da un’occupazione larga e stabile.

E’ STATA UNA SCENEGGIATA VERGOGNOSA. MA SE NE DEVONO TRARRE ALCUNE CONCLUSIONI SERIE.

Non me la sento di infierire ulteriormente. Credo però di aver portato qualche argomento a sostegno del giudizio sulla giornata del Consiglio Regionale. Una sceneggiata che non credo sia ingeneroso qualificare come vergognosa. Perfino chi è capace di fare la faccia di bronzo davanti alle telecamere de “La 7” credo debba almeno arrossire davanti a vicende come questa.

Non posso però neppure fermarmi qui. Urge trarre conclusioni serie, attente alla gravità dei problemi, da questa vicenda in cui credo si trovi il riassunto della miseria politica del Molise di oggi, ancora governato dal centro-destra di Michele Iorio e della sua compagnia.

Innanzi tutto. Si poteva fare diversamente? Quali proposte avanza l’opposizione? Questo refrain segna l’ultima trincea di cui si fa scudo la Giunta.

Credo di dover spendere qualche parola prima di affrontare queste questioni su un tema che mi sta particolarmente a cuore.

Ci si può rifiutare un intervento della Regione, pur considerando i suoi notevoli costi, quando sono in discussione le sorti di tanti lavoratori, lato debole della tragedia? Ebbene, con molta chiarezza voglio dire che trovo semplicemente riprovevole che si sia fatta leva sulla loro condizione per dare copertura a un’operazione che si pone al di sotto dei requisiti minimi di dignità politica a cui si dovrebbe attenere chiunque assuma ruoli di governo.

Le risorse finanziarie, prelevate dalle tasche dei contribuenti, che nel nostro paese sono essenzialmente lavoratori dipendenti e pensionati, pompate in questa impresa fallimentare avrebbero pagato gli stipendi dei dipendenti dello Zuccherificio per altri venti anni, al lordo di oneri e contributi. Senza produrre un solo grammo di zucchero.

Ma non è l’assistenzialismo la soluzione, obietterà qualcuno.

Giustissimo! Si poteva lavorare (anche la politica dovrebbe essere un “lavoro”, o una professione, se si preferisce) per selezionare e finanziare iniziative imprenditoriali solide. Senza andare lontano, restando nel comparto agro-alimentare, che è il solo che negli ultimi anni, a dispetto della crisi, fa segnare aumento delle esportazioni e della produzione, in Italia ma ancor più in Molise. Ebbene, se anche questo “lavoro” fosse durato quattro anni (quarantotto mesi, i tempi della politica, si sa, non sono velocissimi) sarebbero comunque restate a disposizione le risorse equivalenti ai successivi sedici anni, cioè 4/5 di quanto gettato alle ortiche, per dare un sostegno finanziario – cospicuo, e forse efficace – a quelle iniziative e far sì che potessero consolidarsi. Così facendo, tutti quei posti di lavoro, anziché essere a rischio come sono – drammaticamente – sarebbero ora stabili e duraturi.

Tra l’altro, se si fosse seguita questa strada, nessuno può neppure lontanamente immaginare che la Regione Puglia e il suo Presidente avrebbero osato sottrarsi all’impegno di dare una risposta ai coltivatori di quella Regione (cioè la gran parte dei fornitori attuali) che sarebbero stati chiamati a riconvertire verso produzioni più richieste. Nella situazione attuale, invece, convincere quella Regione a mettere anche solo un misero 3% in un’impresa senza capo né coda si sta rivelando, immancabilmente, nonostante sforzi titanici, una pia illusione. Dunque si sarebbe potuto, nell’arco di quattro anni (senza chiedere alla tartaruga – Regione di trasformarsi in Achille piè veloce) dare risposta anche alle istanze dell’indotto.

Di questo genere di soluzioni, sostiene l’opposizione (quasi tutta, ma ci torniamo), avrebbero avuto bisogno i lavoratori. Queste, le risposte che erano richieste alla politica. Ma così non è stato. Ed ha certo pesato, mi duole particolarmente dirlo, il fatto che i rappresentanti degli interessi dei lavoratori non abbiano avuto parole chiare in questo senso e si siano accontentati un po’ troppo della politica delle toppe (e degli affaristi).

Ma soprattutto ha pesato un’opposizione che nel precedente Consiglio ha criticato la Giunta, paventato sfracelli, criticato il metodo anti-democratico ma, infine, invocato a bassa voce che gli stipendi fossero assicurati. E se qualcuno su quelle disgrazie poteva lucrare (affari veri e propri, o consenso politico a buon mercato), pazienza. Ci si erano stracciate le vesti e questo bastava: “dissi, e salvai l’anima mia!”.

Ora, una singolare resipiscenza fa dire ai consiglieri riconfermati (a parte Massimo Romano, tacciato invece di giustizialismo e di sensazionalismo a caccia di titoli sui giornali), tutti del gruppo PD, che la soluzione ideale è una commissione di inchiesta, anziché quanto propone il resto dell’opposizione (su cui preferiscono una prudente e comoda astensione). La mozione del PD passa all’unanimità ed è definita “ottima” dall’assessore Vitagliano.

Perseverare nell’errore è diabolico. Tentare di giustificarlo con alchimie di puro politichese (Leva e Totano) è ridicolo. Farlo evocando i babau (Petraroia) addirittura puerile: “faranno una turbogas al posto dello Zuccherificio!”. L’accenno, tra l’altro, induce a sospettare qualche confusione terminologica con gli interventi messi in atto dalle Regioni che hanno dismesso gli zuccherifici per convertirli, prevalentemente, alla produzione bioenergetica nell’ambito del piano nazionale Pro.bio per la produzione di biogas, alquanto diverso da una turbogas. Ma su questo tema si potrà tornare.

Stavolta, finalmente, il grosso dell’opposizione si è sottratto allo stucchevole gioco delle parti che ha contrassegnato le passate legislature. Le alchimie e le furbizie hanno ceduto il passo alla chiarezza delle posizioni. Quelli che non riescono a mettersi alle spalle quel passato e quei metodi non hanno molto da chiedere al futuro. Che si raccolgano sotto le bandiere del PD, personalmente, mi intristisce ma dovrò farmene una ragione.

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