Troppo silenzio su Brindisi. Domande senza risposta

Unica tesi ufficiale: un fatto isolato. Vogliamo tutti che resti un fatto isolato. Ma saremo più tranquilli quando i responsabili saranno stati catturati. Perché nessuno può provare a convincerci che ANCHE PER GLI AUTORI doveva restare UN FATTO ISOLATO. Dunque da cittadino qualunque resto in attesa di una risposta alle domande che nessun cittadino ragionevole può rinunciare a porsi. È lo Stato che deve rispondere. Se è uno stato democratico. Se siamo in un paese libero. Presidente Napolitano: “l’unica ragione di Stato è la verità.” “Non abbasseremo la guardia, impediremo il ritorno allo stragismo.” Sono parole chiare. Precise. C’è qualcuno che non le ha capite?

di Giovanni Principe

silenzio_brindisiDa cittadino qualunque, sono preoccupato. Le domande a cui cercavo risposta sono ancora lì. Perciò sono anche alquanto indignato.

Ricordo molto bene il dicembre ’69. Ho imparato a capire col tempo anche gli errori commessi allora. Anche per questo sono indignato. Non posso tollerare neanche solo come ipotesi che qualcuno speri che il tempo non abbia insegnato niente e che quegli errori si possano ripetere. Se uno Stato (democratico, si intende) c’è, dia la risposta che un cittadino qualunque ha il diritto di attendersi.

Nessuno però ci prenda in giro. Ha ragione il Presidente Napolitano. L’unica ragione di Stato è la verità. Non c’è ragione di Stato che autorizzi a nascondere ai cittadini la verità.

Dunque non si parli più né di un pazzo né di un episodio isolato.

Non è Unabomber. Non ha agito da solo, non ha lasciato le vittime al caso. Le ha premeditate e scelte.

Torno perciò alle domande. 1) Ha scelto la Puglia. In particolare Brindisi, dove al primo turno il candidato di centro-sinistra aveva strappato il comune alla precedente maggioranza di centro-destra.

Perché?

2) Ha colpito studenti sedicenni. Non fanno più clamore né più orrore rispetto agli alunni di una scuola elementare. Ma sono nell’età in cui si formano una coscienza civica, si preparano a capire e a scegliere, assumono quindi posizioni politiche e si impegnano. E’ solo un caso?

3) In particolare, per numerosi motivi è facile associare l’attentato terroristico alla mafia. Per il fatto che la scuola è dedicata a Falcone e Borsellino, perché quegli studenti hanno partecipato numerosi alle iniziative contro la mafia, perché in quel territorio la criminalità organizzata è presente e radicata ma ha anche trovato un contrasto forte da parte dello Stato. Non possiamo sapere se dietro l’attentato ci sia la mano di qualche componente di cosche mafiose. A Capaci c’erano eccome. Anche a Firenze. Dovevano esserci allo Stadio Olimpico. Ma oggi sappiamo – possiamo considerarla una verità storica accertata – che la cosa non finiva lì. Dunque, è solo un caso che si trattasse di quella scuola? Quante scuole ci sono a Brindisi? Non sono, anche le altre, frequentate da studenti di Mesagne? Coincidenze? Permettetemi, a proposito di mafia (e evasione, altro obiettivo del terrorismo “strano” di questa fase politica “strana”), di  rinviarvi a http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1424

4) Per questo sono legittimi i dubbi, che il Ministro Cancellieri non intende fugare, se lo Stato Parallelo non sia sopravvissuto. E’ sopravvissuto, oggi lo sappiamo, alle logiche che lo avevano fatto nascere dopo la Seconda Guerra Mondiale, ben oltre la caduta del Muro di Berlino. Non è che per caso si sia fatto Stato nello Stato e sia tuttora operativo, con finalità ben diverse da quelle di arginare l’Armata Rossa sovietica? Ha parlato il Ministro Severino per dire che le indagini devono essere coperte da riserbo per essere efficaci. Queste indagini? Questo attacco? Con queste modalità ma anche con un errore imprevisto che ha probabilmente fatto saltare molti piani? Il Ministro Cancellieri ha detto che non tollereremo strategie del terrore: sono dunque state tollerate, o potrebbero esserlo, da qualcuno? Il Capo della Polizia ci ha spiegato che il pericolo è l’anarco-insurrezionalismo di provenienza greca. Ma il Presidente Napolitano ha detto qualcosa di diverso: che non bisogna abbassare la guardia contro lo stragismo. Presidente, lo stragismo è un fenomeno ben preciso a cui è stata data una connotazione storica inequivoca. Lei lo sa meglio di noi. Possiamo aspettarci dal Governo qualche segnale in sintonia con la sua esternazione? O dobbiamo continuare a coltivare dubbi? Che c’entrano i greci con Mesagne?

5) E’ per questi dubbi legittimi che sono rimasto molto incuriosito dal fatto che il Professor Monti abbia passato ben tre ore a colloquio con il suo predecessore. Non solo perché il suo interlocutore non ha in questo momento altra carica che quella di deputato eletto in un collegio del Molise, ma anche perché non risultava aver mai in vita sua, fino ad allora, passato tre ore in un colloquio politico. Ed essendo da escludere che quel colloquio sia stato allietato da spettacolini burlesque non sarebbe stato fuori luogo qualche resoconto appena un po’ meno laconico di quelli che abbiamo letto.

6) Qualcuno si è posto la stessa domanda che mi sono posto anch’io a proposito del fatto che il Premier ha passato la delega ai servizi a Di Gennaro. E si è dato anche una risposta. Si tratta di un giovane segretario del PD, Matteo Orfini, direttore della Fondazione ItalianiEuropei, notoriamente promossa dall’attuale Presidente del Copasir (Commissione parlamentare che si occupa dei servizi segreti), on. Massimo D’Alema. E si è trattato di una risposta che contiene una critica molto dura verso questa scelta.

7) Non torno sul fatto che i politici del centro-destra meno raffinati si siano lanciati a recitare la litania del “basta liti”, “basta tensioni”. Mi sembra che, almeno per ora, abbia prevalso la scelta del silenzio.

8) Noto poi con piacere che Grillo ha lasciato perdere il tema delle leggi speciali, che – ribadisco – non sono mai state l’obiettivo ma al più il piano B, e che ha spostato il tiro: parla anche lui di ricatto all’elettorato che vuole cambiare.

Allora, non credo che i cittadini qualunque possano mollare la presa. Quella domande chiedono risposta.

A maggior ragione perché si insinua il dubbio che qualcosa sia andato storto. Che quella telecamera fosse davvero sfuggita alla pianificazione. Allora la sola risposta che può soddisfare un cittadino, se non viene dalle parole dei politici, può venire dalla cattura del colpevole. Che, statisticamente, avviene soprattutto nei primi dieci giorni. Dopo di che comincia a farsi sempre meno probabile.

Anche per questo, col passare del tempo, anziché sbiadirsi il ricordo, aumenta l’indignazione.

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