Monti-bis, tormentone d’autunno

Trent’anni dopo “vamos a la playa” arriva un tormentone nuovo di zecca a inaugurare la serie di quelli d’autunno, politico elettorali. Il “vamos al Monti-bis”. Realizzabile? Che i centristi che lo appoggiano possano vincere le elezioni non lo credono neppure quelli che attendono la fine del mondo per dicembre. Se però le elezioni le vincesse il centro-destra … Una maggioranza da Casini-Montezemolo a Storace-Santanché con Berlusconi azionista di riferimento (magari eletto al Colle) piacerebbe a Hollande e alla Merkel, a Obama, a Draghi, tranquillizzerebbe i mercati e abbatterebbe lo spread … se fosse guidato da Monti? E il PD potrebbe accettare di aggiungere i suoi voti a quelli di una simile compagnia? Se invece le elezioni le vincesse il centrosinistra (sia pure con una maggioranza relativa) dovrebbe accettare Monti come garante di un compromesso con una linea politica di destra? C’è chi a sinistra ritiene che il PD sarebbe capace di questo. Senza forse rendersi conto che pensarlo significa dare per morta la sinistra, il suo popolo. Che tristezza…

di Giovanni Principe

monti_bis_casini_fini“Vamos a la playa” (andiamo alla spiaggia), ricordate? Per i più giovani che non lo sanno, è il pezzo dei Righeira che trent’anni fa (estate ’83) diede inizio alla lunga serie dei “tormentoni” dell’estate. “Vamos a un Monti-bis” pare possa inaugurare una nuova serie, quella dei tormentoni (politico-elettorali) d’autunno.

Cominciato in sordina già nell’estate (me ne sono occupato nel precedente post “Il partito Monti-dopo-Monti non molla”), sta dilagando dopo la conferenza stampa americana in cui Monti ha lasciato intendere che potrebbe anche essere “disponibile a servire il Paese”, dopo la prossima primavera, con qualche responsabilità in più di quella senatoriale. Ma ha davvero qualche probabilità di avverarsi?

L’arco di forze politiche che lo propone insistentemente, le formazioni centriste sopravvissute (l’API si è sfilato), non valgono un consenso a due cifre. Nessun osservatore considera realistico che appropriandosi di una candidatura tutta virtuale possa cambiare questo quadro. Anzi. L’elettore medio, che è sfiduciato e “disaffezionato” ma non ottuso, chiede oggi più di ieri di capire che futuro gli riserva chi si candida a guidare il Paese. E questi, che si candidano per interposta persona, non sono mai stati capaci di spiegarlo. Con la mossa del “rassemblement” (come lo ha chiamato Fini) tentano di sfuggire ancora una volta a questo obbligo.

Diciamolo allora. Non è questa la più chiara espressione di anti-politica? Parliamo di una formazione politica dalla natura non meglio definita che come unica prospettiva si dà quella di … partecipare a una maggioranza fatta da altri, per sostenere un governo fatto da un altro, che faccia una politica che non si conosce perché dovrà risultare dalla mediazione tra gli opposti schieramenti.

E’ dunque un bene che in pochi la stiano prendendo sul serio, mentre lo stesso Monti preferisce sfogliare la margherita senza compromettersi

Non è dunque quella la strada attraverso cui lo slogan tormentone può realizzarsi. Si può fare solo se le elezioni finiscono in pareggio. Può succedere?

Scarterei l’ipotesi che possa passare una nuova legge elettorale ispirata a questa unica finalità. Il Porcellum fa schifo ai suoi stessi ideatori ma almeno non aggiunge anche questo ai suoi innumerevoli difetti. Può consegnare un Senato alquanto caotico ma il vincitore delle elezioni sarà colui che avrà una solida maggioranza garantita alla Camera. Cambiarlo per aggiungere l’unica porcata che oggi non contiene non mi sembra una mossa che, per dire, il PD potrebbe avallare. La questione preferenze è secondaria, se non si passa al doppio turno di collegio ogni altra soluzione perpetuerebbe lo scandalo dei nominati “all’insaputa” degli elettori. Dunque governerà o il centro-destra, con Berlusconi, premier o meno, comunque azionista di riferimento, o il centrosinistra.

Vorrei tuttavia prendere in considerazione anche l’ipotesi di un Parlamento in cui il nuovo Presidente della Repubblica non sia in grado di individuare una maggioranza politica, né da una parte né dall’altra.

Intendiamoci, con la legge attuale il Presidente della Repubblica sarebbe eletto dalla maggioranza che si forma alla Camera – quale che sia la composizione del Senato – dunque sarebbe espressione della maggioranza che rivendicherebbe poi la testa del governo. Ma proviamo a immaginare che a quella maggioranza siano necessari i voti centristi e che Monti sia il premier che i centristi pongono come condizione per qualunque accordo.

Se la maggioranza (risicata, o comunque relativa, per quanto larga) andrà alla destra, mi permetto di dire sommessamente, guardando alla storia politica degli ultimi venti anni, che forse si tratterebbe di un accordo “naturale” che non rappresenterebbe una grande novità. Con Berlusconi azionista di riferimento. Certo, sarebbe alquanto arduo spacciarlo per un governo gradito all’Europa. Facile anche immaginare che direzione prenderebbe lo spread, quale reazione che avrebbero i mercati. Non aspetterebbero neppure di sapere quale posto verrebbe assegnato a Berlusconi in un Parlamento che esprimesse come maggioranza politica quella che va dalla Santanché a Casini. Un Parlamento che con quella maggioranza sceglierebbe un Presidente della Repubblica che a sua volta (se non fosse Monti ma Berlusconi stesso) designerebbe Monti come premier. E’ questo il Monti dopo Monti che sognano Merkel e Hollande, Obama, Draghi?

Va da sé che siamo uno Stato sovrano e che il nostro popolo sovrano può scegliersi il governo che crede. E ne porta le conseguenze.

Però, ribatte qualcuno, i centristi in caso di pareggio porrebbero come condizione, a chiunque abbia la maggioranza relativa, quindi anche al centro-destra, di tornare alla strana maggioranza, all’ABC di oggi, compromessi paralizzanti e requiem per la politica. Qualcuno osa immaginare che, nell’ipotesi che abbiamo esaminato, il PD accetterebbe di aggiungere i suoi voti a quelli di una maggioranza di centro-destra? Sapendo oltre tutto che quella maggioranza, con i centristi, avrebbe la piena autosufficienza. Semplicemente ridicolo.

Veniamo allora all’ipotesi rovesciata, di una vittoria (sia pure relativa) del centro-sinistra. I centristi potrebbero decidere di non far mancare i loro voti per dare una maggioranza al Paese. Potrebbero porre come condizione quella del premier (Monti)? Con quali argomenti?

Se aderiscono al programma di centro-sinistra non possono non trarne la conseguenza di accettare un leader di centro-sinistra che di quel programma sia espressione genuina. Se invece Monti dovrebbe essere il garante di un compromesso sul programma, è a quel compromesso che si deve guardare. Ai prezzi che su quel piano verrebbero chiesti al centro-sinistra, alle rinunce.

Per dire: non spostare il peso fiscale sui redditi più alti. Non fare sul serio nella lotta all’evasione e all’economia sommersa e illegale. Non umanizzare le relazioni di lavoro. Non sostenere il reddito delle famiglie meno abbienti, partendo da un sostegno ai salari dei lavoratori dipendenti. Non disboscare la rete affaristica che ha ormai infestato l’intero sistema politico. Non difendere la laicità dello stato come presupposto delle libertà democratiche.

Ho preso, qua e là, solo alcuni dei temi che producono l’orticaria al centro-destra e su cui vi è stata tradizionalmente una maggiore sintonia tra i centristi e la destra, contro le posizioni del centrosinistra. A quali di questi punti dovrebbe rinunciare il centrosinistra per un accordo di governo? Dovrebbe forse accettare un’intesa limitata agli aspetti cari alla destra liberista (sia pure, s’intende, condivisi dalla sinistra in quanto rientrano tuttavia nei suoi programmi, come la razionalizzazione dell’apparato pubblico, o la lotta alle rendite corporative)? Ancora rigore senza equità, per stare alle formule? O un programma di destra, sia pure “liberale” anziché populistica e affaristica, sostenuto dalla sinistra?

Tirando le conclusioni, in caso di vittoria elettorale (relativa) il centrosinistra dovrebbe rassegnarsi a far finta di niente e continuare ad accollarsi il sacrificio che ha dovuto sostenere in un Parlamento in cui la schiacciante maggioranza era stata eletta sotto le insegne di Berlusconi anche dopo aver vinto le elezioni. So bene che non manca nella sinistra chi considera il PD capace di questo (e forse c’è anche chi se lo augura, ma faccio molta fatica a considerarlo, sia pure alla lontana, di sinistra). Penso che saranno smentiti, non meno di quei centristi che sognano un Paese di cittadini privati di sovranità politica, perennemente affondato nella palude, governato da bande di affaristi.

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