Iorio come Berlusconi, condannato dai magistrati e dai mercati. Ma non molla.

di Giovanni Principe

Due casi simili. Con una differenza. Qualche compagno di cordata di Berlusconi lo ha convinto a desistere prima che il crollo del Paese seppellisse anche le sue fortune. Attorno a Iorio invece c’è solo “solidarietà” e ottimismo ottuso sul futuro dell’economia. Resistere, resistere è la loro parola d’ordine. Al centro-sinistra la responsabilità di azzeccare le mosse per staccare la spina prima che sia troppo tardi.

giunta_regionale_moliseIorio come Berlusconi. Vi ricorda qualcosa? Un capo di Governo/Giunta che sente sul collo il fiato della magistratura e si rende conto che l’impunità giudiziaria di cui ha goduto ha i giorni contati, mentre l’economia è in una crisi che appare senza sbocchi e i mercati danno chiari segnali di un crollo verticale di fiducia nel sistema paese/regione.

Si dirà: ma la similitudine finisce qui. Per Berlusconi ci sono stati compagni di cordata, amici fidati, che lo hanno messo sull’avviso: “devi dare forfait o il crollo trascinerà anche le tue imprese, i tuoi beni al sole.” Per Iorio è tutta un’espressione di solidarietà: ”dàlli ai forcaioli che ti vogliono condannare prima dell’appello”; nessun catastrofismo, “l’economia ha un futuro radioso, domani lo zucchero avrà un rialzo favoloso e il pollo molisano andrà a ruba sui mercati!” E il Governatore non ha nessuna Mediaset in portafoglio …

Siamo sicuri? Non c’è la Mediaset spa, ma c’è pur sempre la Regione, una corporation che ha distribuito tanto potere tra gli amici, una gallina dalle uova d’oro che ora rischia la bancarotta (con conseguenze, anche giudiziarie, sempre più temibili e concrete). Non ci sarà qualche compagno di cordata che magari sta meditando che sia meglio mollare prima che sia troppo tardi?

Ci sarà, se già non c’è. Può darsi che provi prima a sfilarsi e a far finta che non c’era e se c’era non sapeva, o non contava niente. Ma di fronte alla dura realtà, quando lo specchio impietoso restituirà proprio la sua immagine (“si parla proprio di te!”) si deciderà a fare un discorso di verità, per quanto sgradito alle orecchie del capo? A consigliare di lasciare il campo?

Non è ancora successo. Potrebbe perfino non succedere mai, perché “se uno il coraggio non ce l’ha non è che se lo può dare.” Un Confalonieri, un Doris non sono mica mezze calzette! Staremo a vedere.

In questo clima di attesa, in cui ci si sente come “color che son sospesi”, non c’è un Napolitano che prepari l’alternativa istituzionale. C’è però un giudice che a Campobasso ha fissato una data per decidere sulla legittimità dell’elezione di Iorio a presidente per la terza volta. Un’incognita non da poco.

Certamente, così come era sbagliato affidarsi a Napolitano per trovare la via di uscita dal labirinto – che la politica non trovava -, sarebbe ora sbagliato affidare ogni speranza a un giudice. Ma sta di fatto che la politica potrebbe restare imprigionata nell’incantesimo ancora a lungo. Non resta dunque che assistere, attoniti e rassegnati, al disastro?

Questo lo scenario che fa da sfondo al “caso” scoppiato negli ultimi giorni attorno alla scelta che i “cittadini elettori” ricorrenti saranno chiamati prossimamente a valutare.

Ridotta all’essenziale, si pone in questi termini: al ritmo con cui le prefetture stanno procedendo al riconteggio delle schede, il 17 maggio non ci saranno ancora le condizioni per una sentenza in merito a questo aspetto. Viceversa, il giudice ha già acquisito tutti gli elementi necessari per pronunciarsi sull’altro motivo di ricorso, i vizi procedurali per i quali alcune liste e alcuni candidati non presenterebbero i requisiti di ammissibilità o eleggibilità.

Attendere, o rinunciare al riconteggio per abbreviare i tempi, correndo i rischi che si corrono sempre quando ci si affida, anziché alla dura “legge dei numeri”, ai labili riferimenti ai “numeri delle leggi” (da richiamare)?

Logica vuole che la scelta sia subordinata a una valutazione (tecnico-giuridica): da un lato, l’esito presumibile del giudizio sulla legittimità dell’elezione, dall’altro, i tempi del riconteggio. Se questi appariranno lunghi e il rischio di un esito sfavorevole sarà contenuto, non ci si potrà permettere il lusso di regalare al Molise altri mesi, se non anni, di governo Iorio, in attesa che qualche “probo” della sua compagine lo accompagni alla porta.

Come spesso accade, si è però messa in moto una macchina per confondere le idee e complicare i termini della scelta. Alimentata da una favola messa in giro dalla difesa di Iorio. Il riconteggio darebbe un risultato sfavorevole a Frattura. Succede così che gli illustri giureconsulti che hanno inventato fino ad ora (come era nel loro diritto) ogni cavillo per allungare i tempi del riconteggio, stiano facendo appello, per scongiurare il rischio di una sentenza definitiva il 17 maggio, alla democrazia e alla trasparenza (!!!): se non si va fino in fondo si fa un torto agli elettori molisani che hanno il diritto di sapere come è andata davvero a finire.

Singolare, no? A parte la evidente strumentalità (se si voleva trasparenza bastava facilitare il compito di chi sta riprendendo in mano le schede votate) è bene diradare la nebbia che sta avvolgendo la questione del riconteggio.

Il problema NON è stato posto perché, con una differenza così esigua, non si sa mai, meglio andare a vedere. E’ stato sollevato per le anomalie che sono state riscontrate (e documentate) in circa venti sezioni (sulle oltre trecento in cui si è votato). Sezioni nelle quali peraltro ci sono discrepanze (a danno di Frattura) tra i voti riportati dai rappresentanti di lista e quelli messi a verbale e trasmessi alla Prefettura, tali da ribaltare, se confermate, il risultato.

Nessuna delle sezioni segnalate è stata fin qui riesaminata, perché si sta procedendo per TUTTE le sezioni e non si è ancora arrivati a quelle “anomale”.

Ora è del tutto scontato che il riconteggio, per le sezioni in cui non ci sono state irregolarità, riguarda errori che possono sempre verificarsi, in perfetta buona fede, e che rispondono quindi alla legge della casualità statistica. Per questo un loro riesame non può avvantaggiare, se non in misura del tutto marginale, nessuno dei contendenti. E’ quello che esattamente si sta verificando con differenze che oscillano, nell’ordine di qualche unità, e finiscono per compensarsi. Che in questo riesame Iorio possa aver guadagnato decine di voti è semplicemente falso, così come sarebbe impossibile che li guadagnasse in quella misura Di Laura Frattura. Quando si arriverà a riesaminare le schede delle sezioni segnalate come anomale (quelle, in sostanza, dove non è stato conteggiato il voto disgiunto) si potrà verificare la fondatezza o meno del ricorso. Quando avverrà? Questo è la sola domanda che, per il momento, conta. Da una previsione sul quando dipenderà anche il se.

Ovviamente, quando sarà stata riesaminata qualcuna delle sezioni segnalate, si avrà anche un’idea sulla fondatezza del ricorso per quel motivo. Ma se se ne avrà conferma, come i ricorrenti credono fermamente, ci si dovrà porre il problema: arrivare a una verità processuale inutile, quando sarà troppo tardi, o tagliare corto per una decisione in tempi brevi?

Su questo si potranno misurare le opinioni. E, al di là degli aspetti di tecnica giuridica, tralasciando le considerazioni del tutto fuori tema, se ne potranno valutare le motivazioni politiche. Che si riducono, in fondo, alla questione da cui siamo partiti: liberare il Molise da Iorio come l’Italia si è liberata da Berlusconi o sperare che ci sia ancora un po’ di biada da pascere per le povere pecorelle?

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