Brindisi. Perché insistere

Ottimo successo investigativo. Complimenti a Procure e Polizie. Che motivo dunque di insistere? Gli inquirenti non sono affatto convinti che abbia fatto tutto da solo. Ma se non è un ISOLATO, allora Vantaggiato è invece un IRREGOLARE. E il quadro cambia. Torna a porsi il problema di chi gli ha armato la mano. Delle coincidenze: Morvillo-Falcone, Brindisi, la ricorrenza di Capaci. Non, dunque, ossessione del complotto ma ossessione democratica. Il nostro Paese deve chiudere i conti, prima che sia troppo tardi, con il “lato oscuro” della sua storia recente. Al governo Monti è stato affidato anche questo compito, tutt’altro che secondario. Liberare i poteri democratici dai poteri oscuri. Che non sono la stessa cosa dei poteri forti ma … Se siamo un paese libero, nessuno dimentichi Napolitano: “l’unica ragione di Stato è la verità.”

di Giovanni Principe

VANTAGGIATO_MELISSATanto di cappello. Le Procure e gli Uffici di Polizia Giudiziaria hanno fatto un gran lavoro. Da cittadino qualunque, sono loro grato.

Mi spingo a dire di più. Numerosi motivi mi portano a criticare il governo in carica per la mancata considerazione per l’equità e il mancato sostegno alla crescita, per riforma delle pensioni e riforma del lavoro. Da cittadino qualunque, per quel che può valere, mi sentirei tuttavia propenso a riconoscere ancora un credito di fiducia al Professore se il suo governo aiutasse la ricerca della verità sgombrando ogni ombra e ogni residuo dubbio attorno a questo delitto efferato. Se alle domande a cui ho cercato risposta giungessero risposte chiare e definitive.

Perché gli inquirenti si dicono convinti che Vantaggiato, il “mostro” che non appare affatto un pazzo, “abbia fatto offesa alla loro intelligenza” cercando di accreditare la tesi di aver agito da solo e di nascondere così la presenza di complici o committenti.

Ma se così è, chi ha affacciato lo stesso dubbio non ha dunque “l’ossessione del complotto”, come in troppi si sono affrettati a denunciare e irridere. Piuttosto, se così fosse, sembrerebbero un po’ penose le ricostruzioni psichiatrico-intimistiche. Stiamo a vedere se emergono spiegazioni convincenti, MOLTO convincenti, a favore del gesto isolato. Altrimenti, se Vantaggiato non è un criminale isolato, allora è un irregolare (posto che nella vita fa il commerciante di gas e non altro), ASSOLDATO PER LA BISOGNA. L’inverso (che sia stato aiutato da complici assoldati) farebbe anch’esso offesa al buon senso.

Se così fosse: assoldato da chi? Per quale scopo? E tornano a proporsi TUTTE, senza esclusione, le domande sulle coincidenze. Che coincidenze, nelle menti dei “committenti”, non dovevano essere.

Non torno sul già scritto (su questo blog). Salvo riprendere però il tema dello Stato Parallelo visto che me ne offre lo spunto proprio il premier con le sue esternazioni.

Il “lato oscuro” della nostra storia repubblicana è stato ormai sviscerato da numerosi saggisti, storici, memorialisti, politologi, giuristi e, a suggello, perfino giallisti. Ne conosciamo le origini, dagli anni successivi alla guerra fredda, le manifestazioni e le degenerazioni fino alla caduta del Muro di Berlino. Abbiamo un quadro però ancora incompleto e ancora lontano da potersi configurare come verità storica (oltre che giudiziaria) per gli anni successivi.

Vi è chi sostiene (Flores D’Arcais e la “corrente di pensiero” che si esprime attraverso “Micromega” sono l’esempio più noto e più “militante”) che quello Stato parallelo abbia cessato di esercitare pressioni e ricatti sullo Stato in quanto vi si sia incistato diventandone parte organica, se non struttura occulta di egemonia e controllo. Genova 2001 è vista da molti come la “scesa in campo” militare di quel “blocco”, ad accompagnare la (seconda e definitiva) scesa in campo politica del Cavaliere.

Il tempo fornirà elementi più precisi e più fondati di giudizio (sul piano storico ma, c’è da augurarselo, anche su quello penale). Un dato può però essere considerato incontrovertibile. Tre “placche tettoniche” (di questi tempi abbiamo tutti imparato un po’ di geologia e vulcanologia) si sono mosse e incontrate lungo “linee di faglia” i cui contorni rappresentano proprio il principale oggetto di indagine storica e giudiziaria.

Si tratta della criminalità organizzata, in primo luogo. Mafia, innanzi tutto, per una storica “frequentazione” della politica”, con una Camorra in grado di esercitare una forte presa sul territorio e una ‘Ndrangheta sempre più aggressiva, ma soprattutto sul piano economico e sullo scenario internazionale.

In secondo luogo, di apparati dello stato che non sono identificabili e riconducibili esclusivamente ai servizi cosiddetti “deviati” ma estendono le loro ramificazioni ben in profondità in tutto il corpo dell’Amministrazione Pubblica (centrale, per lo più, ma non solo).

Da ultimo, pezzi non secondari dell’establishment economico, a partire da banche, finanza, public utilities (monopolistiche o quasi) accomunate dal rapporto privilegiato, se non assorbente, con lo Stato come committente diretto o regolatore esclusivo di un mercato non concorrenziale. Pezzi per i quali, va da sé, il possesso dei grandi media è una risorsa strategica decisiva. Pezzi che non disdegnano di acquisire coperture “celesti” nei palazzi di Oltretevere, che a loro volta non disdegnano di riconoscere loro le prerogative che, evangelicamente, andrebbero riconosciute a Cesare.

Ecco il nesso con l’oggi. Questo terzo soggetto corrisponde in gran parte a quelli che nella vulgata giornalistica e politica si definiscono come “poteri forti”. Il governo Monti ha sempre rifiutato quell’accostamento con i “poteri forti” che le componenti più radicali e movimentiste dello schieramento politico gli hanno rimproverato sin dalla sua fondazione. Non bastano, a detta dei Professori, i rapporti con Goldman Sachs, o Bilderberg o Aspen, per meritare quella definizione.

Anzi, oggi, sembra dirci il premier, quei poteri non solo non mi appoggiano ma mi fanno la guerra.

Ma da cittadino qualunque continuo a pormi un’altra domanda: hanno il governo Monti e il PD – l’”unico partito che lealmente lo tiene in piedi”, pagando anche un prezzo salato – la consapevolezza della posta in gioco e la forza di portare la guerra fino in fondo?

Qualche segnale, ho la sensazione, ce lo può dare anche il caso Brindisi. Se poi si tratta solo di un pazzo, ebbene, averlo fermato è comunque un successo.

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