Amministrative: requiem per il centro. E in Molise?

Non hanno perso solo il Pdl e la Lega. E’ evaporato il centro. Quello che negli scenari del dopo Monti doveva essere l’asse del futuro. Quello che in Molise si apprestavano a contendersi in tanti. Da destra quelli che giocavano d’anticipo sul dopo Iorio e da sinistra quelli che cercavano visibilità fuori dall’ombra di Frattura. Come si riposizionano adesso? Lo sapremo a breve dalle scelte di Mauro e Mazzocco a Isernia. Lo spazio per gli equilibrismi si è ristretto. Il ”Violantellum”, il ritorno al consociativismo, non ha futuro. E il Movimento 5 Stelle, con i nuovi spazi, dovrà assumersi nuove responsabilità. E il PD, per governare, dovrà far capire agli elettori “per chi” e “come”. Prima possibile.

di Giovanni Principe

terzo_polo_kaputGiorni contati per gli equilibristi.

Della tornata di amministrative del 6 aprile hanno tutti messo in risalto lo spappolamento del “fronte berlusconiano”, Pdl e Lega ai minimi termini. Così come il successo oltre le previsioni del Movimento 5S. Si è parlato poco invece dell’evaporazione del centro: già allo stato liquido, si è fatto ancora più inconsistente.

Per dirla tutta, dà segni di vita solo dove è appoggiato dalla destra (Cuneo) ma, come la vittoria di Tosi, è un caso locale più che una tendenza nazionale.

Eppure, sembrava ci fosse una grande convergenza al centro. Qualcuno già vagheggiava futuri trionfi per un terzo polo corroborato dall’immagine di Monti. Di più, Passera a Palazzo Chigi e Casini al Quirinale. Il ditino dei professori di politica si univa a quello dei professori bocconiani per ammonire a destra e sinistra: tutti al centro per salvare la barca Italia. Questa è la nuova politica, quella seria.

Non è andata così: non ripeto le considerazioni dei miei ultimi blog sugli scenari del dopo Monti, ma non era difficile mettere a nudo la debolezza di quel disegno, benché mi sembri davvero duro a morire. Sta di fatto che tra i politici in servizio effettivo c’era chi aveva abboccato. Vedremo ora come ripenseranno le loro strategie. A partire dalla riforma elettorale: il Violantellum, il ritorno al consociativismo, resta indigesto al pubblico che va a votare.

Quanto a ripensare strategie, in Molise penso ne vedremo delle belle. Perché al centro si stava creando addirittura una ressa.

Se in Italia la crisi verticale del Pdl ha aperto spazi a nuovi processi di aggregazione sulla destra, ancora tutti in divenire ma comunque tali da tagliare l’erba sotto i piedi al centrismo, in Molise la resistenza tenace di Iorio ha costretto a cercare quegli spazi al centro. Negli ultimi mesi, nella trepidante attesa del verdetto del 17 maggio, è stato tutto un accreditarsi al centro e un prendere le distanze dallo “iorismo”. Chi apertamente, chi con i metodi malandrini degli incappucciati, la costante era quella: rifarsi una verginità approdando al centro. Perché sembrava largo, accogliente e … sul mercato.

Anche nel centro-sinistra la tentazione si è affacciata e qualcuno c’è cascato. In particolare chi, tra Boiano e Termoli, nella ricerca esasperata di una visibilità personale aveva tentato già in campagna elettorale di indebolire l’immagine di Frattura dipingendolo come estraneo alla sinistra per i suoi trascorsi. Avendo dovuto prendere atto che quella campagna non pagava, man mano che si chiariva meglio il profilo del Frattura di oggi, ha pensato bene di operare una conversione al centro. Gli episodi, gli indizi per fare una prova erano ormai più di tre e il disegno era ormai scoperto. Del resto in Molise incappucciarsi, a destra come a sinistra, non rende: ci si conosce un po’ tutti, da vicino.

Che faranno ora, i convergenti al centro? Una risposta l’avremo da Isernia, appena Mauro e Mazzocco dichiareranno la loro scelta.

Anche per il Movimento 5S si pone ora un passaggio delicato. Ne avremo conferma dall’analisi dei flussi ma credo sia abbastanza facile ipotizzare che il voto che li ha premiati, specie al nord, per la parte che non si può considerare come un’adesione al Movimento ma un voto di simpatia, ovvero di opinione, sia venuto da destra (Pdl e Lega). Non solo non ci vedo niente di male ma lo considero, personalmente, un bel progresso verso la partecipazione, su basi e valori democratici.

Ora però li attende una bella responsabilità. Se Grillo, con il fiuto e la spregiudicatezza che tutti gli riconoscono, si è potuto permettere di lisciare il pelo alla destra in campagna elettorale, una volta nelle istituzioni gli eletti 5S dovranno fare scelte chiare. Un conto è criticare l’IMU fatta pagare ai non abbienti, un altro è legittimare, magari dietro l’attacco a Equitalia, l’evasione fiscale. Un conto denunciare le rapine (di grandi monopoli e banche) ai danni dei risparmiatori, un altro è criticare la tassa sui capitali scudati. Nei consigli comunali, o, perché no, nelle Giunte, si dovrà scegliere, senza equilibrismi.

Infine, ancora una volta, sul PD. Non ha perso. Se si scorre l’elenco dei comuni si vede come tra due settimane la stragrande maggioranza di quelli dove si è votato saranno retti da un sindaco del PD o appoggiato dal PD (o da una larga sua parte: a Palermo, senza ironia, sarà così).

Ma non è questa, secondo me, la buona notizia. Che sta invece nelle dichiarazioni di Bersani (e perfino di D’Alema): a) più che di foto di Vasto si deve parlare della fotografia della sinistra come esce dal voto (che è quella e non un’altra); b) non si tratta di andare al centro, la sinistra si candida a governare il paese e il centro deve scegliere da che parte stare. Ottimo, secondo il ragionamento da cui sono partito.

Però. Candidarsi a governare. Se ci liberiamo – era ora! – della domanda “con chi?” dobbiamo pur sempre rispondere alle domande “per chi?” e “come?”. E non basta dire “siamo affidabili”, “siamo seri”, se poi diamo l’idea che, per esserlo, combiniamo anche qualche minchiata. E non basta neanche dire “siamo di sinistra” e “siamo pronti a governare”. Servono idee forza, che scaldino i cuori. Tre, non venti. Hollande ha detto “tasserò i super-ricchi”, “assumerò insegnanti” “cambierò il fiscal compact”. Compagno Bersani, ci dica anche lei.

LEGGI ANCHE

Ancora sul dopo Monti: è già cominciato. Grandi manovre al centro

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.