Siamo tutti anarco insurrezionalisti

I politici ci accusano di essere anarchici. Ma è più anarchico chi chiede il rispetto dei diritti o chi li viola senza battere ciglio?

di Giacomo Cangi

fotoanarcoQualche tempo fa, durante una puntata di Servizio Pubblico, Bersani tentò di metterci in guardia di fronte al pericolo degli “anarco-insurrezionalisti”. E non fu il solo. Ultimamente si fa un gran parlare di questi soggetti che sembrano essere la causa di ogni male. Ma esiste solo nella mente dei politici: l’anarco insurrezionalista è una figura “mitologica”. Per loro sono insurrezionalisti le donne che lottano per non venire licenziati se rimangono in cinta, i tanti ragazzi con contratti a progetto, gli studenti a cui vengono tagliate borse di studio, gli anziani a cui viene tagliata la pensione e, in generale, chi lotta per difendere i propri diritti fondamentali.

Secondo loro dovremmo stare tutti zitti e subire qualsiasi sopruso ed ingiustizia senza colpo ferire. Sudditi, così ci vogliono. Ma in verità i veri anarchici sono loro. Loro che vogliono lasciare qualsiasi dimensione della nostra vita, dalla famiglia al lavoro, in mano alla logica del mercato che è senza regole. O meglio, segue solo la regola del profitto, senza guardare in faccia nessuno. Per questo va fatta la TAV, perché creerebbe un giro d’affari da miliardi di euro in cui a guadagnarci sarebbero sempre loro, i politici e i loro amici.

E non importa se è un’opera completamente inutile, se si cementifica una valle, se si rischia di far ammalare e morire centinaia, se non migliaia, di persone e se si toglie al lavoro ad altrettante persone. Per questo va modificato l’articolo 18, perché l’importante è il profitto, non se si licenziano senza una giusta causa dei lavoratori che magari hanno un mutuo da pagare e una famiglia da mantenere. Dei nostri diritti sanciti dalla Costituzione, dallo Statuto dei Lavoratori e dagli altri codici non gliene frega niente ai lor signori politici o banchieri perché sono un ostacolo alla logica del mercato, del profitto.

Ci hanno fatto credere che al centro del nostro sistema ci fosse la nostra libertà inviolabile, ma non è vero. Al centro del sistema c’è la libertà, ma non la nostra: quella del capitale che è libero di andare dove è meglio remunerato. Per forza in Cina c’è un grande sviluppo: i lavoratori cinesi li pagano con una ciotola di riso. Dove sono i diritti inviolabili dei lavoratori? Semplicemente non sono previsti. Ed è questa la direzione verso la quale stiamo andando noi. Per non andare in bancarotta gli stipendi saranno tagliati nettamente e il lavoro raddoppierà, triplicherà. I diritti? Semplicemente non previsti, sono un impicco alla crescita. Questa sì che è anarchia.

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