Settennato finisci presto

“Non si possono eludere problemi di riflessione interni alla magistratura addossando al potere politico tutte le responsabilità della crisi della giustizia” e soprattutto la magistratura deve rimanere ”distante dalle posizioni di partito”. Sembra un discorso dell’ex Presidente del Consiglio, e invece no. Sono parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. É davvero incredibile constatare come il Berlusconi-pensiero si sia diffuso anche nelle personalità che con il leader del PdL hanno poco a che fare.

di Giacomo Cangi

Napolitano_adieuOrmai è passata questa regola che se un politico ruba e il magistrato lo becca, la colpa non è del politico che ruba ma del magistrato che fa il suo lavoro. Che è un po’ come prendersela con l’arbitro se durante una partita fischia un fallo dopo che un giocatore calcia il ginocchio dell’avversario.

I magistrati non possono essere iscritti a partiti, e questa è una regola sancita dalla nostra Costituzione (articolo 98 terzo comma), ma non è certo questo il problema della giustizia italiana. E se è vero che, come dice Napolitano, i magistrati devono rimanere distante dalle posizioni di partito, è anche vero che i politici dovrebbero rimanere distanti dai tribunali, nel senso che non dovrebbero delinquere. Un primo passo sarebbe, per esempio, non nominare ministro personaggi con una storia penale che li renderebbe ineleggibili in qualsiasi altro paese. Come per esempio Francesco Saverio Romano, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa che Napolitano ha nominato nel marzo del 2011 ministro delle politiche agricole senza farsi troppi problemi. Oppure come Umberto Bossi, condannato in via definitiva per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont e condannato in via definitiva per istigazione a delinquere nominato da Napolitano ministro senza portafoglio per le riforme e il federalismo.

Così come non ha avuto nulla da ridire sugli insulti quasi quotidiani che la magistratura ha subito durante il suo settennato. Ricordiamone qualcuno: “Oggi la sovranità in Italia non e’ in mano al popolo ma a Magistratura democratica. Questa cosa non esiste in nessuna democrazia. E’ una vera patologia della nostra democrazia”; “Ora che ci sono le elezioni i pm di Napoli hanno chiuso le discariche, io porterei i rifiuti da loro in Procura”; “C’è una magistratura che lavora contro il paese”; “Il gioco della sinistra e dei magistrati che usano la giustizia a fini di lotta politica è sempre più pericoloso”; (riferendosi alla grande ed epocale riforma della giustizia) “la facciamo, la facciamo, adesso la facciamo; non credo che piacerà molto ai talebani che sono all’interno della magistratura”; “E’ qualcosa di patologico, c’è una magistratura che è una metastasi”. Chi presiede il Consiglio Superiore della Magistratura, ovvero il Presidente della Repubblica, avrebbe dovuto come minimo dire qualcosa in difesa dei magistrati e della loro autonomia ed indipendenza. Ma era troppo occupato a nominare ministro qualche losco personaggio.

E per la serie “oltre il danno anche la beffa”, Napolitano ha detto ciò il giorno del ventesimo anniversario della morte di Giovanni Falcone. Come ha scritto una mia amica di facebook riferendosi al Capo dello Stato che parla di Falcone e Borsellino:”Napolitano non sei assolutamente degno di pronunciare i Loro nomi”. Come darle torto. Per fortuna fra meno di un anno il suo mandato scaderà e finirà anche lui nella pattumiera della storia.

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