PD/ Quelli delle porcate sono loro

Bersani è così orgoglioso delle porcate fatte dal proprio partito che invece di nasconderle le ricorda a tutti. Meglio così, almeno non corriamo il rischio di votarlo.

di Giacomo Cangi

dalema-bersani-pd_porcate“Siamo quelli dei governi Pordi, Amato, D’Alema”. Se fosse un po’ più furbo il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani starebbe zitto, o si farebbe suggerire le risposte da qualcun’altro. Perché facendo così anziché guadagnare voti ne perde più di quelli che perderebbe normalmente, che non sono comunque pochi. Ricordare agli italiani (o meglio, a quei pochi fortunati che se lo erano scordato) che i nostri politici di centro-sinistra sono quelli dei governi Prodi, Amato e D’Alema è un vero e proprio harakiri.

Perché sta ricordando che sono loro quelli che hanno fatto Mastella ministro della giustizia, quelli che nel 1997 hanno fatto la bicamerale per riscrivere la Costituzione insieme a niente popò di meno che Silvio Berlusconi (“Con Berlusconi dobbiamo riscrivere le regole dello Stato democratico” D’Alema).

Sono loro quelli che hanno fatto l’indulto nel 2006, sono loro che non hanno mai fatto una legge sul conflitto d’interessi, una legge contro la corruzione e che non hanno mai neanche provato a togliere la Rai dalle grinfie dei partiti. Sono loro quelli che “La Tav si fa e su questo non si torna indietro” (Bersani), quelli che si vogliono alleare con chi candida Cuffaro (“l’accordo con l’Udc e l’area moderata è decisivo ed essenziale per costruire una coalizione di governo” Giorgio Merlo), quelli che “La casta non esiste” (D’Alema), quelli che “Secondo me Profumo è una persona competente e appassionata. Ce ne sarebbe bisogno, di persone come lui” (Enrico Letta).

Sono loro quelli di Penati e Lusi, quelli che candidano Antonio Gaglione (deputato con il tasso di assenteismo più alto), Enzo Carra (condannato per false dichiarazioni al pubblico ministero) e Antonio Papania (ha patteggiato davanti al gip di Palermo 2 mesi e 20 giorni per abuso d’ufficio). Sono loro quelli di Ugo Sposetti, tesoriere del Pd, che in un periodo di crisi nera fa una proposta per raddoppiare il finanziamento ai partiti. Sono loro quelli che hanno bombardato la Serbia e non hanno toccato i soldati in Afghanistan.

Sono loro ad aver fatto le prime leggi sul precariato (legge Treu) e sulle immunità parlamentari (legge Boato) aprendo la strada al centro-destra. Sono loro che non hanno neanche un deputato tra i 25 e i 29 anni (mentre il PdL può vantare Annagrazia Calabria). Sono loro che hanno un’élite di partito formata da dinosauri della politica: Bersani a settembre avrà 61anni, D’Alema ne ha 63, Veltroni 57, Franceschini a settembre 54.

Tanto per fare qualche paragone: Obama quando fu eletto Presidente ne aveva 48, Clinton 47, la Merkel quando fu eletta cancelliere 51, Sarkozy Presidente a 52, Zapatero primo ministro a 44, Aznar 43. Sono loro che si sono attaccati alla poltrona e adesso non la mollano più: Massimo D’Alema e Anna Finocchiaro sono alla settima legislatura (cioè siedono in parlamento dal 1987, venticinque anni), Anna Maria Serafini da sei legislature, Giovanna Melandri e Piero Fassino da cinque. Gli unici giovani del PD noti ai cittadini sono quelli che con il partito ci si scontrano come Matteo Renzi eletto sindaco di Firenze a 29 anni e Debora Serracchiani che fu eletta al Parlamento Europeo a 39 anni).

A fare porcate sono sempre loro. Adesso sarebbe anche ora di mandarli a casa. Anzi, a lavorare almeno un giorno in vita loro. Giusto per provare un’esperienza nuova.

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