Lettera a Paolo Borsellino

di Giacomo Cangi

Caro Dottor Borsellino

paolo_borsellinoscusi il disturbo, molti l’ hanno già disturbata abbondantemente quando era vivo, immagino che almeno adesso vorrà stare tranquillo, senza impicci. Chi le scrive è nato esattamente tre giorni dopo la sua morte, quando tutta Italia era ancora sotto shock, esattamente venti anni fa. Sa dottor Borsellino da quando lei se n’è andato qui in Italia è stato un continuo toccare un nuovo fondo che non si pensava fosse possibile toccare. Si ricorda Vittorio Mangano, quel mafioso che lei definì “la testa di ponte” di Cosa Nostra nel nord Italia ? Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi lo hanno definito un “eroe”. Naturalmente i giornalisti e l’opposizione gliel’hanno lasciato dire come nulla fosse, senza replicare niente. Dimenticavo, il dottor Dell’Utri è anche un Senatore della Repubblica che non ne vuole sapere di dimettersi. E nel 1994, inseme al dottor Berlusconi, ha anche fondato un partito che ha vinto tre volte le elezioni. Chissà cosa direbbero di lei Dottor Borsellino se oggi fosse vivo. Probabilmente la chiamerebbero “toga politicizzata”, “toga rossa”(per lei che di sinistra non lo era minimamente sarebbe stato ancora più paradossale), oppure avrebbero detto che lei non garantisce oggettività nel processo perché si permetteva di dire che i politici che hanno a che fare con i mafiosi, anche se non sono condannati, si dovrebbero dimettere. Oppure avrebbero detto che non rispetta la par condicio perché in televisione parlava della mafia senza un mafioso che facesse da contraddittorio.

Mi chiedo spesso perché sia morto Dottor Borsellino. Alcune terribili ipotesi ci sono, ma non spetta a me dire se sono vere o no. Però ho pensato che noi giovani, noi che purtroppo non l’abbiamo mai vista mentre era in vita, possiamo dare un senso alla sua morte così come alla morte di Giovanni Falcone, Pio La Torre, Beppe Alfano, Peppino Impastato. Come disse il suo collega Falcone alla mafia ”Avete chiuso cinque bocche, ne avete aperte cinquanta milioni”. Quelle cinquanta milioni bocche devono essere le nostre. Dobbiamo essere noi a continuare la vostra lotta contro ogni tipo di ingiustizia e sopruso. Perché altrimenti che senso ha essere un cittadino? Lo sa Dottor Borsellino perché io l’ammiro tanto? Perché lei ha tenuto la schiena dritta fino in fondo, non è sceso a compromessi con il potere. Non ha mai tradito i suoi valori anche se questo ha significato perdere la vita. Non so se è d’accordo con me, ma io penso che ci siano cose peggiori della morte, e una di queste è corrompersi l’anima come hanno fatto, soprattutto negli ultimi anni, quando lei non c’era più, certi giornalisti e certi politici. Ed è così che ci vuole lo Stato, disponibili a venderci in tutto e per tutto. Ma molti cittadini esercitano quello che Gherardo Colombo chiama “il vizio della memoria” e, ricordandosi di lei, dei suoi colleghi, e degli uomini e donne della sua scorta, pensano che un altro paese sia possibile. E qualche volta capita che questi cittadini lottino per questo paese diverso. E per questo motivo vengono insultati dai vari politicanti in circolazione.

Vorrei ringraziarla, perché quando accendo la televisione o leggo su internet tutto quello che succede in questo paese a volte avrei la gran voglia di fregandomene di tutto e magari entrare in qualche partito così da guadagnare qualcosa anche io. Poi però mi viene in mente lei, la sua lotta, la sua morte, e penso che non posso tradire me stesso e persone come lei che per provare a migliorare questo paese sono morte.

Non le voglio rubare altro tempo, lei ha già fatto abbastanza.

Grazie per darci ancora speranza Dottor Borsellino, anche nei momenti più bui.

Ci manca, non sa quanto.

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