BERSANI vs RENZI/ I due leader a confronto: chi vincerà?

Confronto fra i due leader che, secondo i sondaggi, sono destinati a sfidarsi per guidare il centro-sinistra alle elezioni politiche della prossima primavera.

 

di Giacomo Cangi

renzi_bersani_primarie_pd_sfidaUn universo divide questi personaggi, e per accorgersene basta leggere come hanno commentato le recenti elezioni siciliane. Bersani:”per noi si tratta di risultati storici”. Renzi:”le elezioni le ha vinte l’astensionismo con la maggioranza assoluta di persone che non sono andate a votare”. ”Nessuno di noi puo’ sottovalutarlo. É un ulteriore segno del bisogno di rinnovamento della politica. O capiamo i messaggi che ci mandano o é un problema per tutti”. “Pur avendo vinto, il numero assoluto di voti che abbiamo preso é decisamente bassino e questo ci porta a fare una riflessione sul fatto che dobbiamo allargare le maglie della partecipazione”.

E i fatti sembrano dare ragione al sindaco di Firenze. Perché sarà anche vero che per la prima volta dal dopo-guerra in Sicilia vince un candidato di centro-sinistra, ma é altrettanto vero che per riuscirsi il Partito Democratico si é dovuto alleare con l’UdC, il partito che ha sostenuto gli ultimi due Presidente della Regione siciliani coinvolti in situazioni giudiziarie molto delicate, soprattutto in Sicilia: Raffaele Lombardo (indagato per concorso esterno in associazione di tipo mafioso) e Salvatore Cuffaro (condannato a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra). Sembra insomma che abbia ragione Il Giornale quando scrive in prima pagina “Inutile vittoria del Pd che per governare dovrà inciuciare”.

Ma Bersani di tutto questo non importa. D’altronde lui é uno che all’UdC ha sempre strizzato l’occhio (“Siamo interessati a un raggruppamento di centrosinistra di governo, che io ho proposto di chiamare Nuovo Ulivo. E siamo interessati a che da questo raggruppamento venga un messaggio a tutte le forze di centro, a cominciare dall’Udc, per una convergenza”). Crocetta non a caso ha detto “A Bersani e al centrosinistra direi che vale la pena fare alleanze con l’Udc, come abbiamo fatto in Sicilia”. Aspettiamo una risposta.

In questa campagna elettorale per le primarie Bersani é chiamato “l’usato sicuro”. Che sia usato non c’è dubbio. Sul sicuro qualche dubbio c’é. Ha 61 anni, dal 1996 ha ininterrottamente almeno un incarico istituzionale (Presidente della Regione Emilia-Romagna, Ministro dell’industria, Ministro dei trasporti e poi parlamentare e dal 2006 al 2008 anche ministro dello sviluppo economico) ma già dal 1980 al 1990 assume cariche d’assessore nella giunta della regione. Per cosa si è fatto notare? Per nulla. Una cosina però ci sarebbe: quando era ministro dell’industria scrisse una lettera all’allora Ministro della salute contro i dottori dell’Emilia Romagna rei di dire che gli inceneritori fanno morire di cancro i bambini. Da capo dell’opposizione del governo Berlusconi non ha saputo fare niente se non ripetere a macchinetta che Berlusconi si sarebbe dovuto dimettere per poi entrare nel panico quando si é dimesso davvero e non avendo una valida alternativa da presentare agli italiani ha preferito votare la fiducia a un governo tecnico.

Puzza incredibilmente di casta. Oltre che per l’età e per i suoi vari incarichi che gli avrebbero permesso di fare quello che oggi promette, per i suoi elogi a D’Alema, uno che alla politica italiana ha procurato solo danni: “D’Alema è un vero combattente, uno capace di girare per i paesini a cercare i voti; uno che si batte per le proprie idee, e poi talvolta vince e talvolta perde. Ce ne fossero altri così…”. Quando il Pd perse le elezioni in Piemonte diede la colpa al Movimento 5 Stelle (“Al Nord ci ha rovinato Grillo“) che prese tanti voti perché era l’unica forza politica contraria alla Tav (“La Tav si fa e su questo non si torna indietro” Bersani, 9 marzo 2012). Sulla Tav però anche Renzi é lacunoso in quanto non si é mai espresso chiaramente. Bersani puzza di casta perché é contrario all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, perché se la prende quando qualcuno gli fa delle domande sulle ferie dei parlamentari “Stiamo passando il segno. Queste cose mi preoccupano perché portano il Paese al disastro. Qui c’è gente che non ha paura di lavorare. Ci sono dei decreti, dei provvedimenti, e lavoreremo ad agosto finché c’è da lavorare. Ma c’è un limite a tutto. Abbiamo tutti una famiglia, che ha diritto di stare due giorni con il padre o con la madre”. Perché mai un operaio o un qualsiasi lavoratore italiano che si spacca la schiena tutto il giorno per uno stipendio da fame dovrebbe votare un privilegiato che ha pure il coraggio di lamentarsi?

Sicuramente Matteo Renzi appare un’alternativa molto diversa da Bersani. 37 anni ma già una grande esperienza politica: dal 1985 al 1990 é consigliere comunale di Rignano sull’Arno per la Democrazia Cristiana, nel 2001 viene eletto coordinatore de La Margherita fiorentina e, nel 2003, segretario provinciale.  Nel 2004 viene eletto Presidente della Provincia di Firenze, incarico che dura fino al 2009, anno in cui viene eletto sindaco di Firenze. Il 30 ottobre 2011 ospite a “Che tempo che fa” quando gli viene chiesto se ha intenzione di diventare il prossimo segretario del Pd risponde “Non ci penso neppure. Vorrei tranquillizzare”.

Una cosa é certa: Renzi non piace al suo partito ma piace molto alla gente, perché? Oltre al dato anagrafico (un politico di caratura nazionale under 40 in Italia é veramente cosa rara), Renzi piace perché ha preso posizioni anti-casta: “Nel mio partito i sessantenni sono quelli giovani“, “mia nonna ha solo 5 anni in più dell’attuale presidente del Consiglio(era Berlusconi, ndr)”, quindi “la nostra generazione deve avere coraggio di affermare argomenti nuovi”, “I dinosauri non si sono estinti da soli: ci vuole qualcosa che mette in discussione ciò che c’era prima”, “non è possibile che cambino continuamente i simboli dei partiti, abbiamo finito foreste e fattorie e, restano sempre le stesse facce”, “La mia candidatura è l’unica che potrebbe scardinare un blocco del sistema”. Ringrazia ironicamente “tutti quei leader della sinistra, che sono da venti anni al potere senza cambiare nulla. Tutte le volte che mi attaccano aumentano i miei sostenitori”, e a proposito di spese inutili dice che i politici “Continuano a parlare dello Stretto di Messina, ma io dico che gli otto miliardi li dessero alle scuole per la realizzazione di nuovi edifici e per renderle più moderne e sicure”.

Su Monti Bersani ha poco da dire, di fatto é stato lui a sancire la sconfitta della politica dando la fiducia al governo tecnico. Renzi di un Monti-bis non ne vuole sentire parlare e lo vede bene al Quirinale, ma sul suo operato é contraddittorio. Il 28 ottobre ha detto: “Monti ha fatto bene. Però c’é un punto, il paese reale questi professori non l’hanno mai visto nemmeno per sbaglio”. Ma che vuol dire? Se ha fatto bene é il paese reale che ne ha giovato. Però secondo Renzi Monti non l’ha visto. Ma quindi ha fatto bene o no? Non si capisce.

Renzi ha poi un grosso limite che il suo guru della comunicazione Giorgio Gori non é riuscito ad eliminare: quando gli fanno una domanda che non gli piace o gli fanno notare qualcosa a lui sgradito si “si picca”, se la prende. E allora risulta antipatico perché assomiglia a quei vecchietti, spesso delinquenti, insopportabili che lui stesso combatte.

C’é poi una differenza fra i due: Bersani piace alla casta. Oliviero Diliberto ha detto che “Voterei Bersani per far perdere Renzi e l’agenda Monti”. Cazzola del PdL ha detto che “se fossi elettore del centrosinistra voterei Bersani”. E il fatto che Bersani piaccia a questi signori fa sì che agli italiani che non rientrano nella nomenclatura del PD diventi subito antipatico. Qualche sostenitore di Bersani a questo punto potrebbe pensare: ma Renzi piace a Berlusconi. L’apprezzamento di Berlusconi e del suo staff sembra però un vero e proprio bacio della morte per avere l’effetto di renderlo invotabile in quanto apprezzato da Berlusconi. Ma Berlusconi sa benissimo che alle elezioni(non primarie ma quelle politiche della prossima primavera) un suo ex elettore non voterebbe mai Bersani e preferirebbe tapparsi il naso e rivotare PdL. Ma se il candidato del centro-sinistra fosse Renzi invece un ex elettore del PdL lo voterebbe volentieri.

Senza considerare l’accostamento di Renzi al primo Berlusconi é alquanto ingeneroso, se non altro perché Berlusconi nel 1994 aveva, e ha tutt’ora, fra le altre cose, tre televisioni. Renzi al massimo ha l’account twitter.

Bersani si é autodefinito  “l’ usato sicuro”. Renzi, indipendentemente dalle opinioni personali che sono tutte stra legittime, sarebbe una novità assoluta. Quale dei due universi piace di più agli italiani lo scopriremo nel prossimo mese.

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