Modello Italia.

C’è qualcosa di grottesco intorno all’intero dibattito sulla riforma del lavoro e in particolare sull’articolo 18. Il governo Monti ha definitivamente concluso la recita e s’è presentato per quello che è, cioè un governo padronale nel metodo e nel merito, tuttavia era cosa nota nonostante i tentativi di camuffamento vestendo l’abito della sobrietà.

di Carlotta Majorana

modello_italiaQuello che però risulta inaccettabile, assolutamente intollerabile, è che un simile argomento venga fatto passare per una questione di primo piano, una priorità, come se l’articolo 18, così com’è, fosse l’ostacolo che impedisce ad orde di investitori stranieri di venire a portar soldi qui in Italia [fiera patria della mafia e di una burocrazia elefantiaca]. L’urgenza con cui si vuole liquidare la discussione è del tutto immotivata e Monti lo sa benissimo, come lo sa benissimo anche Elsa Fornero, che infatti prova comprensibilmente a spostare l’attenzione su una stupida foto di Oliviero Diliberto.

L’emergenza economico-finanziaria che aveva richiesto l’intervento salvifico di Mario Monti ha davvero a che fare con l’articolo 18? Lo smantellamento dei diritti, la prevedibile macelleria sociale, l’inasprimento delle tensioni, sono questi i rimedi per uscire dall’emergenza? Oppure diventa lecito chiedersi cosa si rimasto di “tecnico” in questo governo e cosa ci sia, invece, di politico? Perché simili soluzioni le aveva proposte già Silvio Berlusconi nel suo secondo governo, con la famosa “legge Biagi” [il cui primo firmatario era Roberto Maroni, ma l’utilizzo del nome di un morto ammazzato serviva a rendere la vita difficile agli eventuali detrattori].

L’obiettivo dichiarato di Berlusconi era quello di ridisegnare i rapporti sociali a scapito dei sindacati, che ha sempre considerato nemici. In questo senso c’è continuità, non a caso Angelino Alfano ha sparato la sciocchezza di “Bersani prigioniero della Fiom”, affermazione sciocca e non vera ma che ha il merito – involontario, Alfano voleva fare solo propaganda – di rendere più evidente chi è il soggetto di riferimento di questo governo. Questo è un governo di destra, inutile fare ancora finta di no, della destra politica e imprenditoriale, un governo che non ha alcun mandato democratico e che è ancora più pericoloso di quello precedente perché non ha nessuna base elettorale cui dare conto e quindi niente da perdere.

Nello spirito, l’unica differenza che ha questo governo con il governo Berlusconi e che non c’è Berlusconi. D’altronde, Monti non ha mai fatto mistero della sua stima per Sergio Marchionne e per il suo infame “modello Pomigliano”, che tra poco si allargherà a tutto il paese con il plauso del presidente Napolitano [e forse pure con l’appoggio del PD, tentennamenti a parte]. Ripensare ai primi giorni del “rigore ed equità” fa sorridere. Ma in fondo, ci ha creduto solo chi ci voleva credere.

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