Lo strano caso di Luca Abbà

di Carlotta Majorana

Se si tratta di una coincidenza, bisogna ammettere che è decisamente sinistra. Solo quattro giorni fa il capo della Polizia Antonio Manganelli [il dirigente pubblico più pagato in Italia, come s’è appreso di recente con la pubblicazione dei redditi] parlava in termini fin troppo espliciti della possibilità che ci scappasse il “morto”, un morto che cercherebbero gli anarco-insurrezionalisti [cioè i No Tav?] per fare un non meglio precisato “salto di qualità”.

Luca-AbbOggi il morto non c’è stato, ma quasi. L’attivista No Tav Luca Abbà si è fulminato e ha fatto un volo di dieci metri, cadendo dal traliccio su cui si era arrampicato per rallentare l’operazione di recinzione dell’area per il “cantiere” della Tav a Chiomonte. Questa mattina all’alba, con un giorno d’anticipo rispetto a quanto previsto dallo storico attivista del movimento Alberto Perino, un’ordinanza del prefetto di Torino ha disposto la procedura d’urgenza per l’allargamento del “cantiere” [termine che ho già definito improprio per descrivere un territorio militarizzato dove non lavora nessuno], le forze dell’ordine sono state inviate a presidiare l’area ed è cominciato l’esproprio dei terreni. Tutta questa fretta è comprensibile: per stasera era prevista una grande manifestazione No Tav e, qualora non fosse ancora chiaro, i cittadini queste cose non le devono fare.

Quando l’operazione è cominciata, Abbà – che è anche uno dei proprietari dei terreni che verranno espropriati – era insieme ad altri quindici esponenti del movimento alla baita Clarea, è sfuggito ai controlli ed è riuscito ad arrampicarsi su un traliccio. Da lì, in un collegamento con Radio Black Out, Abbà ha subito detto che stavano salendo per andare a prenderlo, ha parlato di “dispiegamento eccezionale di forze” in assetto antisommossa ma ha anche aggiunto che la situazione era  ancora “gestibile”, abbastanza tranquilla, senza tensioni né violenze, infine ha invitato chiunque potesse a raggiungere la zona mentre lui e gli altri cercavano il più possibile di prendere tempo. Il collegamento è durato poco più di due minuti, Abbà è stato costretto a chiuderlo velocemente perché, come ha spiegato alla radio, stava per essere raggiunto da un poliziotto rocciatore, nonostante avesse minacciato di appendersi ai fili della corrente se avessero provato a raggiungerlo.

Non importava che la natura del gesto di Abbà fosse pacifica, i poliziotti avranno pensato che non c’era un attimo da perdere considerata la tradizionale e nota tendenza degli anarchici a far strane cadute [pare invece che di tempo se ne sia perso parecchio quando è stato il momento di soccorrerlo,  Perino ha infatti dichiarato che la polizia non ha fatto avvicinare nessuno per un bel po’, circa quindici minuti]. Ad ogni modo, l’azione resistente di Abbà e la sua drammatica caduta non hanno scoraggiato nessuno, i lavori sono andati avanti come se nulla fosse.

Un episodio simile può essere considerato davvero un incidente? La scelta di Abbà era certamente rischiosa ma quali sono gli altri strumenti che i valsusini hanno a disposizione per far sentire la propria voce, visto che i sindaci vengono completamente ignorati dalle istituzioni e ogni tentativo di agire per vie legali –  tramite cause e ricorsi al Tar – viene continuamente scavalcato con apposite ordinanze? Non ci sono responsabilità da parte di chi ha ordinato questo esproprio e di chi, a destra e a sinistra, non fa che ripetere che senza questo tunnel siamo tagliati fuori dall’Europa?

In un contesto più generale di progressivo restringimento della democrazia, il movimento No Tav è sempre meno tollerabile e infatti è sempre meno tollerato come hanno dimostrato gli arresti del mese scorso. L’impressione è che con i No Tav si voglia a tutti i costi lo scontro, per poter essere poi legittimati all’uso della violenza. Ed è assurdo e cinico affermare che Abbà se la sia andata a cercare [il quotidiano Libero ha perfino proposto un orribile sondaggio, in cui chiede ai suoi lettori se “se l’è meritata”], piuttosto sono stati altri che sono andati a cercare lui.

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