La democrazia dei non eletti.

Scritto da Carlotta Majorana |
Pubblicato Lunedì, 13 Febbraio 2012 00:00

di Carlotta Majorana

In mezzo al fuoco e alle fiamme della guerriglia urbana bruciano i negozi, i palazzi storici, le agenzie delle entrate. Ma ancora di più bruciano le parole del Primo Ministro greco Lucas Papademos, che condanna la rivolta di un popolo inferocito e impotente affermando che “il vandalismo e la distruzione non hanno un posto nella democrazia”.

atene_bruciaNon si capisce bene di quale democrazia parli Papademos, d'altronde non dovrebbe stupire che lui la democrazia non la conosca molto bene non essendo stato eletto da nessuno. Quello che sta accadendo in Grecia non ha niente a che fare con la democrazia, anzi ne è l'antitesi, nonostante la confusione generata dalla neo-lingua turbocapitalista che definisce lo smantellamento dello stato sociale un “sacrificio necessario” [necessario per cosa?] e che mette in ginocchio un paese ma solo per “salvarlo” [salvarlo da cosa?].

C'è effettivamente qualcosa di orwelliano in questo richiamo alla democrazia mentre nascono le prime grane circa l'implementazione del piano di austerità approvato ieri, un piano imposto dal nuovo impero franco-tedesco ad una nazione ridotta al rango di colonia. L'inquietante troika costituita dall'Unione Europea, dalla BCE e dal FMI non è ancora sazia e nella sua fame cannibale pretende che il commissariamento vada avanti, ben oltre la durata del governo Papademos, con un impegno formale da parte dei leader politici a portare avanti il piano anche dopo le elezioni di aprile [elezioni che, presumibilmente, vedranno una percentuale altissima di astensionismo].

Quale che sia l'esito elettorale, dunque, la politica economica del prossimo governo è già scritta, deve essere già scritta, svuotando nella forma e nella sostanza il principio di democrazia che sta alla base di ogni elezione. E' “necessario” allungare il periodo di sospensione della sovranità nazionale della Grecia per “salvarla”. Viene da chiedersi a che scopo farle queste elezioni, se ormai tutto – o almeno quel che interessa davvero – è già deciso a priori. Il salvataggio, comunque, è decisamente bizzarro. La Grecia infatti si “salverà” attraverso un impoverimento drastico della popolazione e alla distruzione del welfare: sono previsti tagli superiori al 20% del salario minimo garantito, licenziamenti di migliaia di dipendenti statali, tagli nei servizi, nelle pensioni e negli investimenti pubblici, senza che ciò determini davvero un rilancio dell'economia ma solo il pagamento degli interessi sul debito. Sarebbe più corretto parlare di usura piuttosto che di sacrifici e salvezza. Ottima e abbondante sarà invece la privatizzazione e la deregulation del mercato del lavoro, via tutti i fastidiosi lacci e lacciuoli che stringono troppo anche qui in Italia.

E proprio in Italia è importante prestare la massima attenzione a quanto sta accadendo in Grecia, osservarla scrupolosamente e senza inutile senso di superiorità, guardarla come se si guardasse in una palla di vetro. Perché potrebbe essere come un sogno [o meglio, un incubo] premonitore. Le tensioni sociali si inaspriscono anche tra gli italiani, storicamente deboli e passivi spettatori di quel che passa sulle loro teste, e nelle scorse settimane è diventato chiaro a tutti che ci sono polveriere pronte ad esplodere. Anche in Italia Mario Monti e i suoi tecnici stanno introducendo la neo-lingua finanziaria, con i suoi slogan “rigore-crescita-equità” e la medesima promessa di “salvezza” a suon di tagli. Anche in Italia le elezioni cominciano a sembrare troppo vicine, seppur previste per il prossimo anno.

L'insopportabile atteggiamento classista e padronale adottato di recente da alcuni membri del governo e dallo stesso premier ha alzato ulteriormente il livello dello scontro [in un paese già avvezzo alla mortificazione continua e alla sfacciataggine della casta], e quando il livello dello scontro si alza troppo l'epilogo è esattamente quello che abbiamo visto ad Atene. D'altro canto la violenza genera violenza, e l'incendio di una banca è violento tanto quanto lo strangolamento di un popolo. E probabilmente è vero che “vandalismo e distruzione” sono lontani dalla democrazia, ma è altrettanto vero che anche Papademos e Monti non le stanno di fianco.

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