Il vero uso politico della giustizia.

di Carlotta Majorana

La dichiarazione rilasciata da Roberto Cota, governatore del Piemonte, al termine della manifestazione No Tav che si è tenuta a Torino lo scorso sabato, è involontariamente tragicomica. Cota s’è detto “contento” che la manifestazione si sia svolta senza violenze “o particolari problemi” e ha concluso con “Ora pensiamo a realizzare la Tav”.

no_tav_non_si_arrestaIn sostanza, Cota ha esplicitamente ammesso di infischiarsene dei cittadini che da vent’anni combattono contro la costruzione di un’opera, inutile e carissima, che porterà alla devastazione della Val di Susa, l’importante è che questi cittadini non facciano troppo casino, stiano al loro posto e non creino “particolari problemi”. Si tratta purtroppo di un messaggio condiviso da tutte le istituzioni, dal governo, da sindaci di destra e sinistra, dai presidenti delle Province, è un messaggio che il movimento No Tav deve capire, con le buone o con le cattive. D’altronde, è difficile negare che gli arresti di ben 26 esponenti del movimento [e non si tratta di “vertici”, come falsamente è stato riportato da alcuni giornali, poiché il movimento No Tav non ne ha] possano essere interpretati diversamente. Questi 26 ignobili individui [cui vanno aggiunti anche altri 15 con l’obbligo di dimora, più un consigliere comunale ai domiciliari] sono accusati di lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale.

I provvedimenti si riferiscono agli scontri nati tra manifestanti e forze dell’ordine il 27 giugno e il 3 luglio scorsi nel cantiere della Tav alla Maddalena di Chiomonte. Tuttavia, è improprio definire quell’area un “cantiere”, le imprese che hanno l’appalto per lo scavo di un tunnel esplorativo in realtà non ci stanno lavorando, ciononostante la zona è stata dichiarata di “interesse strategico” e militarizzata. Pare che la militarizzazione sia l’unica risposta che lo Stato è in grado di dare agli abitanti che protestano, esattamente come è avvenuto in Campania con le discariche, e se la militarizzazione si dimostra ancora insufficiente come gesto dimostrativo, ecco che scattano gli arresti e chi ha orecchie per intendere, intenda.

Tanto i valsusini quanto i campani vanno in qualche modo ricondotti, senza fare troppe storie, all’accettazione di un modello di sviluppo insostenibile che si regge sulla costruzione delle cosiddette “grandi opere” [Tav, termovalorizzatori, rigassificatori], e poco importa che in Italia non si sia in grado di terminare da decenni un’autostrada. Gli arresti, inoltre, non potevano essere effettuati in un momento migliore: la scorsa settimana, fra forconi siciliani, blocco dei tir, pescatori scatenati e tassisti indiavolati, colpire il movimento No Tav doveva servire davvero ad educarne cento. Anche perché il movimento No Tav, negli anni, ha dimostrato grande tenacia e grande serietà, dunque andava ridimensionato, screditato agli occhi dell’opinione pubblica, facendolo passare per quello che non è.

A rendere ancora più chiara la natura autoritaria e soprattutto politica di questa azione giudiziaria, c’è l’opinione dell’ex-magistrato Livio Pepino, il quale in un articolo per il Manifesto ha definito l’operazione “una tappa della trasformazione dell’intervento giudiziario da mezzo di accertamento e e di perseguimento di responsabilità individuali – per definizione diversificate – a strumento per garantire l’ordine pubblico”. Pepino sottolinea inoltre che l’emissione delle misure cautelari non era obbligatoria, ma discrezionale, e che la scelta dell’arresto è stata così motivata dall’ordinanza del giudice per le indagini preliminari: “I lavori per la costruzione della linea ferroviaria Torino-Lione proseguiranno almeno per altri due anni; pertanto, non avrà fine, a breve termine, il contesto in cui gli episodi violenti sono maturati; peraltro il movimento No Tav ha pubblicamente preannunciato ulteriori iniziative per contrastare i lavori”. Il punto, quindi, è questo: far capire ai No Tav [e a tutti coloro che per un motivo o per un altro si ribellano a scelte folli prese dall’alto, da molto in alto] che devono piantarla con questo bordello. Tanto chi di dovere è già d’accordo.

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