Caduti dalle nuvole.

Con il loro tradizionale sprezzo del ridicolo, questa sera a Bergamo si celebrerà, nonostante tutto, la “festa dell’orgoglio padano”. Neppure la notizia – decisamente imbarazzante – del rifiuto da parte della banca tanzaniana dei 4,5 milioni di euro che il tesoriere Francesco Belsito aveva provato ad investire riesce a scalfire un così radicato sentimento d’orgoglio.

di Carlotta Majorana

maroni_chiede_puliziaTuttavia, pare che Umberto Bossi sarà assente, mentre è certa la presenza di Roberto Maroni. D’altronde è il suo momento. Negli ultimi giorni l’ex ministro degli Interni [ruolo che ha ricoperto sino allo scorso novembre e che gli avrebbe consentito tranquillamente di sorvegliare l’uomo che si occupava delle finanze del suo partito] sembra particolarmente in palla e di ottimo umore.

Maroni chiede ripetutamente e a gran voce che venga fatta “pulizia” contro – testuale – la “merda” che imbratta la Lega, ha gioco facile quando sfotte Rosi Mauro e la canzone [definizione lusinghiera per quel che è solo un motivetto insensato e volgarissimo] del suo compagno, il poliziotto Pier Moscagiuri, sbotta contro l’esistenza del “cerchio magico”, del quale era evidentemente all’oscuro fino ad ora. Maroni non è l’unico a cadere dalle nuvole. Anche il governatore del Veneto Luca Zaia chiede che venga fatta chiarezza, come pure il sindaco di Verona Flavio Tosi, tutti all’oscuro di tutto. Perfino Roberto Calderoli, il cui ruolo nella vicenda non è chiaro, insiste per le dimissioni della Mauro, nonostante Belsito sia stato un sottosegretario nel suo Ministero della Semplificazione normativa.

L’indignazione da parte di dirigenti e amministratori leghisti è, francamente, patetica. La guerra fratricida, per essere credibile e consentire ad uno solo di uscire vittorioso con le teste degli altri in una mano, avrebbe dovuto consumarsi molto prima. Farla adesso è fin troppo comodo, è un “vincere facile” dopo aver assistito alla battaglia in posizione defilata, ai margini.

E’ incredibilmente ipocrita festeggiare le dimissioni di Renzo Bossi – che mi rifiuto di continuare a chiamare “Trota” per evitare miserabili accanimenti – come un “primo atto verso le pulizie di primavera” [espressione dell’incontenibile Maroni], come se non fosse stato chiaro sin dalle sue prime apparizioni pubbliche che si trattava di un incapace e inadeguato, un bamboccio messo lì dalla sua famiglia e accreditato solo dal cognome. Perché nessuno ha manifestato insofferenza verso la natura familista [d’ispirazione meridionale si dirà, ma non è vero ed è palese, non solo alla luce di questi fatti] del cerchio magico quando Renzo risultava il più votato del suo partito nella provincia di Brescia, solo due anni fa?

E come si può sostenere l’estraneità e l’inconsapevolezza di Umberto Bossi, se non secondo una logica strumentale, utilizzata da chi sa perfettamente che la Lega è sempre stata il suo leader? Come si fa, adesso, a separare il leader dai suoi fedelissimi e addirittura da suo figlio [che politicamente, lo sanno e lo hanno sempre saputo tutti, è solo un suo prodotto]? E’ ridicolo che un’operazione di pulizia venga chiesta da chi ha la coscienza sporchissima, non c’è però troppo da ridere perché potrebbero anche farcela a sopravvivere.

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