Non è il simbolo che fa il partito

di Luigi Valente

Eppure a me questo simbolo piace; anzi, mi piace proprio tanto! Quando questo simbolo è stato presentato non nascondo che l’evento mi ha emozionato, perché riponevo in questo simbolo tutte le speranze per una nuova fase della politica italiana e del centro sinistra. Era il 2007 quando è nato questo simbolo; bello,  con i colori della bandiera italiana ed il ramoscello d’ulivo…

SIMBOLO_PDSemplice, immediato, efficace. Walter Veltroni lo commentò in questo modo : “ La scelta del tricolore significa che il Pd  assume su di se l’identità nazionale e della gente che vuole rappresentare. I tre colori della bandiera italiana poi corrispondono alle tre grandi culture che sono nel Pd: il verde è la cultura ambientalista e quella laica, il bianco è il solidarismo cattolico e il rosso è la tradizione socialista” Un nome semplicissimo ma completissimo (Partito Democratico), un simbolo nuovo disegnato da un ragazzo molisano di 25 anni , Nicola Storto, ed un futuro su cui puntare. Come non si poteva innamorarsi di questo simbolo ?

Ritengo questo simbolo molto valido da un punto di vista grafico e mi sarebbe piaciuto che fosse stato  l’immagine di un nuovo centrosinistra;  aperto, moderno, vivace, forte ,  vicino alla gente e per la gente.   Ho  immaginato una nuova casa che potesse accogliere a braccia aperte tanti giovani e tante persone provenienti dalla  cosiddetta “ società civile” .  Questo simbolo mi ha fatto sognare unità, concordia e collaborazione tra tutte le forze  del centro sinistra. Questo simbolo mi ha fatto sperare in un cambiamento di metodi e di uomini, di cultura e di valori; un cambiamento di sostanza e non solo di forma.  Tuttavia non è il simbolo che fa il partito ma è l’uomo che fa il partito.

Ora,  ogni volta che lo vedo, mi sovviene un’immane tristezza, quasi un dolore, pensando a cosa poteva essere e non è stato. A distanza di anni sono costretto a collegare questo simbolo a persone e fatti che non mi piacciono; collego questo simbolo ad alcuni volti dei dirigenti nazionali che sono gli stessi volti di sempre dai DS al PCI dalla Margherita alla DC e lo stesso, se non peggio,  dicasi per i volti delle dirigenze regionali.  Oggi questo simbolo mi riporta alle battaglie che si dovevano fare e non si sono fatte, mi ricorda  le primarie che dovevano essere una festa di libera partecipazione popolare e che, invece, in più di qualche occasione, altro non sono state che una ridicola messa in scena.  Il PD è stato,  in questi 4 anni,  il contrario esatto di quello che ci aspettavamo: divisioni interne, personalismi esasperati, metodi vecchi e sistemi da centrodestra,  posizioni equivoche su temi importanti, mancanza di leader ed assenza pressoché totale di una nuova classe dirigente.

Poche cose mi hanno deluso come le aspettative che mi aveva regalato questo simbolo ed il partito che  voleva rappresentare. La gente, come me, si aspettava una vera rivoluzione del modo di fare politica, si aspettava un grande partito che guarda al futuro ed al bene della nazione un luogo di incontro e di confronto per tutte le anime moderate, cattoliche, socialiste, ambientaliste, che volevano un’ Italia migliore dopo lo sfascio culturale, politico , sociale ed economico dell’era Berlusconi.

La verità paradossale, è che il PD ha perso consensi perché ha illuso e poi deluso tutti quei cittadini che si aspettavano tanto e che hanno potuto avere pochissimo in termini di cambiamento, di modernizzazione ed europeizzazione del centro sinistra italiano.  Ma il PD ha deluso anche i partiti  della coalizione che avrebbero voluto trovare subito una casa accogliente, aperta e realmente democratica in cui potersi “rifugiare”.

La verità è che, malgrado tutto, continuiamo a crederci e continuiamo a sperare in questo simbolo ed in questo nome che avrebbe potuto essere il volano di rinascita della politica di quella con la P maiuscola,  di quella politica che ci fa nuovamente  sentire orgogliosi di fare politica e di sentirci dei  politici  ma, soprattutto, orgogliosi di appartenere ad un Partito.

Quando mi capita di incontrare  questo simbolo è un po’ come incontrare  una vecchio amore mai spento; si è consapevoli che non è andata come si desiderava, ma rimane sempre viva la fiammella della speranza che qualche cosa possa ancora accadere . Un caro amico  socialista qualche tempo fa mi disse:  “ Il PD è la nostra casa, dobbiamo solo aspettare che si decidano ad aprire realmente  le porte e consegnare a tutti le chiavi, in modo da non farci sentire sempre degli ospiti “ Ho paura che non ci sia più tanto tempo  per aprire quelle porte e per far entrare aria fresca e pulita in quella casa.

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