Zuccherificio del Molise/ Stessa bilancia ma due pesi diversi: nessun concordato preventivo per gli operai!

Mentre la procedura fallimentare viene per il momento sospesa, i giudici del Tribunale di Larino hanno infatti accolto la richiesta di concordato preventivo presentata mercoledì mattina dai legali della vecchia società,  continua a tambur battente la polemica sui 29 licenziamenti perpetrati dalla NewCo.

di Alessandro Corroppoli

zuccherificio_molise_adieuÈ solo una boccata d’ossigeno la momentanea sospensione della procedura fallimentare nei confronti dello stabilimento saccarifero termolese perché sotto “Concordato preventivo” è pur vero che il commissario giudiziale ha poteri meno incisivi rispetto a quelli del curatore fallimentare ma, allo stesso tempo ha funzioni di coordinamento e controllo su tutta l’attività svolta dal debitore. Collabora con quest’ultimo nella gestione dell’attività di impresa e nell’esecuzione degli obblighi concordatari. Il commissario inoltre riferisce al giudice delegato le omissioni, le mancanze e le violazioni eventualmente riscontrate. Il commissario agisce quale pubblico ufficiale (art. 165 L.F.), queste le sue principali competenze:

  • Vigilare sull’amministrazione dei beni verificando che l’imprenditore non effettui alcun pagamento, intraprenda nuove azioni o sottoscriva nuovi contratti senza l’autorizzazione scritta del Giudice Delegato;
  • Redigere l’inventario del patrimonio del debitore ed una relazione particolareggiata sulle cause del dissesto, sulla condotta del debitore, sulla proposta di concordato e sulle garanzie offerte ai creditori. Tale relazione deve essere depositata in cancelleria almeno 3 giorni prima della adunanza dei creditori ;
  • Predisporre parere motivato da depositarsi almeno dieci giorni prima dell’udienza. Gli atti, sia commissivi che omissivi, del commissario sono impugnabili mediante reclamo ai sensi dell’art. 36 legge fallimentare.

Però, nonostante questa buona notizia, le polemiche continuano senza tregua e riguardano sempre l’esclusione dal ciclo lavorativo delle 29 unità in esubero.  Le ragioni che giustificano tale azione vengono motivate invocando interessi finanziari, economici e produttivi dello stabilimento.

È davvero così?

Finanziario: com’è possibile se contestualmente si elargiscono lauti compensi ad amministratori e consulenti?  Ad esempio il messia Alberto Alfieri non riuscendo a moltiplicare le barbabietole e la produzione dello zucchero si è prodigato ad aumentare i propri incarichi (oltre a gestire le sorti dello zuccherificio del Molise allo stesso tempo è amministratore delegato della Cadey) è riuscito a scucire da Aprile a Giugno  una somma    pari a 117 mila euro di soldi pubblici così suddivisi: 24 mila euro mensili come proprio compenso mensile e il restante alla Tempogest srl (società esperta nel gestire i processi di cambiamento all’interno delle imprese che ha sede legale a Misano Adriatico –Rimini) , ditta alla quale l’Alfieri ha affidato – nella persona del dott. Feligini – le sorti dello stabilimento di ctrd. Perazzetto.

Economico: anche qui molto strana come motivazione perché ancora oggi  si continua ad assumere personale  con agenzia interinale e si continuano a stipulare contratti con ditte esterne.

Produttivo: ci sono reparti dove la carenza di personale è palese e, per ottemperare a ciò si fa largo uso di lavoratori a somministrazione. Reparti dove sono stati tagliati diversi posti di lavoro ed altri reparti rimasti praticamente, ed inspiegabilmente, illesi.

A questo bisogna aggiungere anche un’altra anomalia. Tra le maestranze in servizio vi sono diversi figli degli attuali soci della NewCo difatti andando a creare un doppio reddito nella stessa famiglia e se si considera che tra i 29 “tagliati” tanti sono mono reddito sarebbe stato utile ridistribuire meglio il lavoro. Un’anomalia che nasce diversi anni fa allorquando fu stipulato un accordo aziendale che prevedeva la possibilità per i dipendenti  genitori di poter far assumere i figli durante il periodo della campagna stagionale. Naturalmente una volta ottenuto il diritto di precedenza automaticamente venivano riconfermati per l’anno successivo. Non tutti, oggi, hanno usufruito di questa opportunità: chi per principio e chi invece perché non è riuscito ad entrare  nelle grazie dell’azienda.

Nell’accordo sindacale dello scorso 6 luglio sindacale  si legge che si sarebbe proceduto all’affitto del ramo d’azienda  per rilanciare la produzione dello zucchero mediante un’organizzazione snella ed efficiente dedita esclusivamente all’esercizio e sviluppo del core business. Ma, la stessa individuazione del ramo d’azienda è poco chiara in quanto lo Zuccherificio del Molise con  tutti i suoi 103 dipendenti, con contratto a tempo indeterminato, è impiegata esclusivamente all’esercizio del core business in quanto produce un solo prodotto. Però, nel ramo d’azienda non sono stati previsti reparti necessari per la produzione dello zucchero. Non è un’ enorme anomalia quella di prevedere  un’organizzazione snella ed efficiente che produca solo ed esclusivamente zucchero, senza tener conto che già lo stabilimento produce solo zucchero, e allo stesso tempo non prevedere reparti necessari per la produzione dello stesso? Tanto è vero che qualche giorno prima della definizioni dei reparti inseriti nel  nuovo ramo d’azienda ci sono stati trasferimenti  di personale da un reparto all’altro. Tecnicamente tale passaggio si chiama distacco ovvero il passaggio provvisorio da una società all’altro con conseguente diversità di mansioni e quindi diverso trattamento salariale.

Ulteriore  elemento di critica è la totale mancanza di considerazione di misure alternative al licenziamento come contratti di solidarietà, flessibilità degli orari, accompagnamenti alla pensione e/o  allontanamenti volontari.

Per i 29 esuberi non è stato previsto nell’accordo l’ipotesi di reinserimento nel ciclo produttivo dell’ azienda in quanto, lo stabilimento termolese avendo una produzione fortemente stagionale, nei periodi  della campagna saccarifera ai 103 dipendenti in pianta stabile vanno ad aggiungersi oltre 150 dipendenti avventizi. Non è stato previsto neanche il più classico dei turn-over con il personale che va in pensione.

Nella assemblea dei dipendenti  convocata in seguito alla firma dell’accordo sindacale la Regione Molise, in qualità di proprietaria dello zuccherificio, nella persona dell’assessore all’agricoltura, l’assessore Angiolina Fusco Perrella, prevedeva  ammortizzatori sociali, stabiliti dalla legge dei work project, da 300 euro al mese per chi quei dipendenti che ne avessero avuto necessità.  Ma nulla è stato fatto ed allora sarebbe utile sapere che fine hanno fatto i fondi europei del wok project sbandierati a voce grossa dell’assessore regionale.

Allo stato attuale i 29 esuberi sono fuori da tutto: ciclo produttivo e tutele sociali. Nello stabilimento saccarifero molisano e si continuerà a  produrre e a gestire la stessa mole di lavoro con dipendenti interinali e ditte esterne (tutti sottopagati e tutte sottocosto).

La Regione Molise ha disatteso meglio ha rinnegato il suo stesso deliberato del 22 giugno scorso ovvero la gestione dell’affaire zucchero attraverso  il controllo e la super visione delle commissioni  regionali competenti.  E allora ci chiediamo: dopo aver palesemente violato  la delibera del  Consiglio regionale dello scorso 22 giugno può bastare una semplice diffida e la richiesta di tornare tra i banchi di  Palazzo Moffa appena svuotati della loro sacralità giurisdizionale?

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