Riforma dei nuclei industriali: questa riforma non s’ha da fare!

L’avevano annunciata come la riforma delle riforme prima durante e anche immediatamente dopo le elezioni ma, la riforma dei nuclei industriali è rimasta nei volantini propagandistici e nella bozza regionale preparata dall’assessore alla programmazione. Perché questa riforma non s’ha da fare?

di Alessandro Corroppoli

gianfranco_vitagliano_riforma_consorzi_industrialiDopo gli scandali legati al consorzio industriale di Termoli, degli alti costi di mantenimento e delle difficoltà di gestione politica amministrative un po’ tutti gli esponenti politici avevano annunciato che immediatamente dopo le consultazioni dello scorso ottobre una delle prime mosse del nuovo Governo regionale sarebbe stata quella di razionalizzare i costi di gestione dei nuclei industriali molisani (quattro) e di istituire un unico ente che potesse gestire l’intero settore dello sviluppo industriale molisano.

Ma, come dicevamo in premessa, poco è stato fatto e, se si esclude la buona volontà da marinaio e la bozza preparata dall’assessore Gianfranco Vitagliano il vuoto politico in tal senso abbonda. D’altronde in questi mesi oltre a narrare la guerra tra bande nel nucleo industriale di Termoli e l’oramai quasi scomparsa del nucleo industriale di Pozzilli tutto è rimasto come prima se non peggio.

Adesso, i consorzi industriali sono così strutturati:

  • Il Consiglio generale composto dal Presidente e dai rappresentanti degli enti partecipanti. In ogni caso, i rappresentanti delle autonomie locali non possono essere in numero inferiore alla metà più uno del numero complessivo;
  • Il Comitato direttivo è nominato dal Consiglio ed è costituito da non più di sette membri compreso il Presidente e, comunque, da un numero non superiore a un terzo dei membri del Consiglio generale, scelti all’interno del Consiglio stesso;
  • Il Presidente è nominato dal Consiglio generale, anche tra i soggetti al di fuori dello stesso, ed è dotato di comprovate capacità ed esperienze imprenditoriali.

Gli organi consortili durano in carica tre esercizi, in piena contestualità tra loro. Sono rinnovati entro quarantacinque giorni dalla scadenza (tempi non rispettati ad esempio nell’ultima elezione al Cosib) e possono essere riconfermati per una sola volta.

Infine con molta probabilità il punto più importante: al Presidente e ai componenti del Collegio dei revisori dei conti spetta un’indennità determinata dal Consiglio generale con riferimento analogico all’indennità stabilita da enti pubblici similari; ai componenti del Comitato direttivo e del Consiglio generale spetta un gettone di presenza (all’incirca 400 euro) in relazione alle sedute degli organi determinato dal Consiglio.

Riassumendo quest’ultimo punto facciamo notare come il compenso al Presidente e dei membri del Collegio dei Revisori dei conti è stabilito ed erogato dal Consiglio generale, dove anche il Presidente ne fa parte, e se a ciò aggiungiamo che anche il Comitato direttivo è nominato dal Consiglio possiamo tranquillamente asserire che gli organi di controllo sono influenzati dalla paghetta decisa insieme e la loro funzione in qualche modo viene meno.

Passiamo alla bozza di riforma scritta dall’assessore alla programmazione.

All’articolo tre al comma uno si legge: Nella regione Molise è istituito un unico consorzio per lo sviluppo produttivo, con sedi operative a Venafro, Bojano, Termoli. Mentre nel comma due: […] gli attuali Consorzi di S.I. di Isernia, Venafro, Campobasso e Termoli sono sciolti. I relativi beni e i rapporti patrimoniali, attivi e passivi sono trasferiti al Consorzio per lo sviluppo produttivo del Molise. Ma soprattutto che: le procedure di liquidazione dei consorzi disciolti sono stabilite con decreto del Presidente della Regione, il quale può nominare commissari liquidatori che devono finire la loro attività entro centottanta giorni dalla nomina.

Ma come si strutturerebbe il nuovo Consorzio dello sviluppo produttivo del Molise?

Articolo sette: sono organi del Consorzio il Consiglio di Amministrazione, Il Presidente, il Collegio dei revisori dei Conti ed il Comitato di indirizzo. Articolo 8: il Consiglio di Amministrazione sarà composto da soli 5 membri e ad spetteranno tutte le funzioni ordinarie e straordinarie d’amministrazione. Il comma 3 dello stesso articolo dice: il Direttore Generale sarà scelto tra i dirigenti di ruolo del Consorzio oppure tra esperti o professionisti esterni a seguito di selezione pubblica. Articolo 9: il Presidente è nominato con decreto dal Presidente della regione [previa deliberazione della Giunta regionale]

Dalla lettura dei primi articoli della bozza possiamo immediatamente notare due differenza. La prima è il netto taglio all’attuale carrozzone formato da 4 Consorzi (nuclei industriali) ad uno centrale che organizza il lavoro e vigila sulle 4 agenzie territoriali che andrebbero ad essere solo operative e non politiche.

La seconda differenza è nell’organigramma non solo da un punto di vista del ridimensionamento del personale ma anche nella scelta degli uomini. Nella fattispecie quella del Presidente che nella nuova formula sarebbe scelto direttamente dal governatore regionale mentre, ricordiamo l’elezione di Luigi Mascio avvenuta dopo rinvii e ricorsi al Tar, attualmente è affidata al Consiglio generale ovvero da alleanze trasversali dei componenti dello stesso Consiglio senza nessun interesse per il bene comune.

Andiamo avanti nella lettura della bozza, rimasta tale purtroppo, è arriviamo alla sezione che riguarda i compensi. In particolare l’articolo n. 11 che dice: al Presidente del Consorzio spetta un compenso annuo pari al [30%?] della retribuzione dei dirigenti generali dei dipartimenti regionali. Agli altri membri del Consiglio d’amministrazione spetta un compenso annuo pari al [15%] della medesima retribuzione.

Anche qui la differenza con lo statu quo attuale è netta. Nella forma attuale il compenso al Presidente è pari all’indennità stabilita da enti pubblici similari ma soprattutto viene stabilito dal Consiglio generale mentre con la nuovo formula sarebbe solo par al 30% (?) della retribuzione di un dirigente regionale. Un bel taglio (-70%). Così come per i membri dei Revisori dei conti la cui retribuzione sarebbe stabilita dall’articolo 241, comma uno, del decreto legislativo del 18 agosto 2000 n. 267 e non più come adesso dove il compenso era stabilito dal Consiglio generale e si basava sull’indennità stabilita da enti pubblici o similari.

Comunque il pezzo forte lo sì ha andando a scorgere che nulla è dovuto al Comitato d’indirizzo il quale è composto di: Presidenti delle amministrazioni provinciali o dai Sindaci dei comuni nei quali sono ubicate le aree produttive, dai Presidenti delle camere di Commercio, Industria e artigianato (art. 16, comma 1) e in totale da sei rappresentanti delle associazioni degli industriali, degli artigiani e dei commercianti nonché delle organizzazioni cooperative presenti nel Comitato Nazionale dell’economia e del lavoro (art. 16, comma 2).

Il Comitato di indirizzo lo possiamo equiparare alla somma del Consiglio generale più il Comitato direttivo e, senza  dimenticarci che attualmente i due organi prevedono una somma di 400 euro come gettone di presenza ovvero per ogni convocazione ed invece  nulla è previsto nella nuova versione, possiamo dire che il salto in termini di risparmio è notevole.

E allora perché la bozza sulla riforma dei consorzi industriali è parcheggiata nei cassetti della Giunta regionale? Perché l’assessore dalle convergenze parallele si è fermato al primo rettilineo giusto? Il presentimento è che lo stop lo abbiano dato proprio quegli amministratori locali che dirigono con sapienza e malizia gli attuali consorzi magari minacciando politicamente le alte sfere della politica molisana. Resta che una riforma necessaria che andrebbe a diminuire i costi di gestione ad avere una migliore gestione amministrativa e soprattutto più trasparenza nei controlli (dove il controllore e il controllato non sono l’emanazione uno dell’altro) rimane sospesa nell’aria come un equilibrista rimane in sospensione con la propria asta camminando sulla corda a 10 metri d’altezza.

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