Mini – ospedali, il Governo frena ma le regioni cosa faranno?

I mini ospedali  non verranno chiusi d’autorità come minacciava la prima bozza del decreto che metteva in pratica la “speding review”. Si deciderà caso per caso e a farlo saranno le regioni a cui la Costituzione affida il compito di tutelare la salute dei cittadini. In Molise il rischio chiusura per gli ospedali di Agnone – Larino e Venafro si fa sempre più concreto mentre nonostante i picnic di campagna,  nulla di nuovo viene dal Governo regionale. Ma se i piccoli ospedali sono a rischio chiusura quelli grandi tipo il Cardarelli di Campobasso in che condizioni sono?

di Alessandro Corroppoli

ospedale-cardarelli-campobasso“Io penso alla gente che va in ospedale, che trova i servizi, che si può curare negli ospedali, sul territorio, con l’emergenza e si cura anche alla Cattolica”. Questa una delle tante risposte che il governatore Michele Iorio ha dato a margine del suo picnic alla Piana dei Mulini (scudocrociati) ai nostri microfoni. Ma è proprio così? Ha ragione l’inattendibile Presidente nell’asserire che i cittadini molisani trovano servizi efficienti?

Ci siamo recati al ‘Cardarelli’ di Campobasso che teoricamente sarebbe il nosocomio più grande e importante dell’intera regione.  Importanza che aumenterebbe nel momento in cui i mini-ospedali dovessero subire tagli o riconversioni varie.

Quando si arriva in prossimità della struttura ospedaliera ci si imbatte in un edificio mal messo: l’arredamento esterno è ormai obsoleto e inadeguato per via del tempo e delle intemperie. Ma è all’interno, ovviamente, che ci viene riservato il meglio.

La maggior parte degli spazi , specie quelle dei degenti, non ha sistemi di condizionamento d’aria; il numero dei posti letto per camera è molto spesso di gran lunga superiore a quelli regolamentari; i servizi igienici per i degenti sono insufficienti e malridotti: in particolare nei reparti dedicati alle donne partorienti o affette da patologia ginecologica. I letti sembrano dei reperti bellici: si tirano su a manovella. Mentre i suppellettili sono traballanti praticamente inservibili. Gli stessi macchinari, come nel caso dell’ apparecchiatura per la Risonanza magnetica, risultano ormai datati talmente datati da non essere più in grado di supportare l’avanzamento delle conoscenze.

Altro dato riscontrato, che fa a pugni con le affermazioni dell’ex presidente Iorio, è quello relativo alla presenza dei sistemi informatici. Vi sono ambulatori e spazi operativi dove non solo non sono presenti sistemi informatici (il classico personal computer per intenderci) ma addirittura non vi è la messa in rete tra i vari reparti e servizi andando difatti ad aumentare di molto i tempi di trasmissione dei dati nonché a diminuire in maniera efficace la possibilità di errore clinico.

Ma andando nello specifico ospedaliero del ‘Cardarelli’ possiamo tranquillamente asserire che nella struttura sono presenti reparti, quali Oncologia e Radiologia, di enorme importanza strategica e di utilità al paziente che andrebbero valorizzate e conseguentemente migliorate ed invece sono abbandonate alla buona volontà degli operatori.

Gravi carenze le si possono riscontrare anche nei reparti indicati per l’individuazione delle patologie più frequenti come le malattie cardio e cerebrovascolari (prima e terza causa di morte): insufficiente le rete d’emergenza per il trattamento di rivascolarizzazione dell’infarto miocardico acuto. Attualmente l’emergenza non è attiva sulle 24 ore. Cosa vuol dire questo? Questo significa che un paziente colpito da infarto dopo 14 ore ha molte difficoltà di accesso all’angioplastica rispetto a infarti capitati nelle ore del mattino. Il tutto con buona pace del principio di uguaglianza per il trattamento dei cittadini.

Ed ancora: totalmente assente la rete collegata all’ictus il quale, oltre ad essere la terza causa di morte è anche la prima causa di disabilità e, di strutture dedicate come le Stroke Unit dove si possa praticare la trombolisi la quale è un’accredita terapia in grado di ridurre significatamente mortalità e disabilità  da ictus. Uno Studio della Prosit del 2007 ha evidenziato che utilizzando il metodo della trombolisi ogni cento ricoveri ci sono state 4 morti evitate e 9 possibili disabilità evitate.

Passiamo alle Unità Operative (UO) le quali, nonostante gli standard regionali non evidenzino alcuna necessità di incremento, nell’ultimo anno sono raddoppiate e in alcuni casi triplicate. Dove? Nella Chirurgia Generale del Cardarelli. Ci sono primari assegnati a precise UOC che autonomamente decidono di ‘dislocarsi’ altrove invece di svolgere le proprie mansioni nel posto loro assegnato.

Ma sempre al Cardarelli determinate figure professionali, senza titoli specifici, assurgono a posti apicali  di ‘sostituti’ o di ‘facenti funzione’ (Luca Iorio ad esempio) senza che vengano minimamente rispettate le regole contrattualmente stabilite per dette nomine quali la comparazione curriculare obiettivata da specifico punteggio: ogni titolo posseduto ha un punteggio prestabilito e non ‘interpretabile’ ma soprattutto la graduatoria deve essere resa pubblica.

A tutto questo come ha risposto l’attuale dirigenza politica e aziendale?

Con la rottamazione del personale ovvero risoluzione del rapporto di lavoro per molti medici con una serie di ‘incentivi’ economici e pensionistici. Tale scelta però viene contestata all’interno della struttura perché non viene considerata come una scelta volta al risparmio e alla razionalizzazione in virtù delle notevoli somme che sono state elargite. Nella fattispecie si sarebbe trattato di favorire taluni già ai limiti del pensionamento regalando loro un ulteriore premio magari per favorire determinate scelte aziendali, che potevano essere osteggiate, o magari per favorire l’assunzione di ‘cattedratici’ o altri ‘destinati’. Inoltre bisogna aggiungere che il personale medico e paramedico ‘mandati’ in pensione non è stato sostituito. I medici del Pronto Soccorso continuano ad avvicendarsi senza che si creino le condizioni di utilizzazione delle capacità acquisite mentre, gli operatori turnisti sono costretti a fare un numero di Guardie di gran lunga superiore a quelle stabilite dal contratto. In sostanza c’è un aggravio di lavoro per tutti gli operatori. Ovviamente il protrarsi di questa situazione ha una ricaduta negativa sull’utenza la quale si vede costretta ad adeguarsi alle lunghe liste d’attesa ma anche alle negazione di ricovero o di ricoveri ‘fuori reparto’.

Il ricovero fuori reparto è un’invenzione tutta molisana: totalmente assente nelle altre realtà ospedaliere e molto rischiosa per la ridotta attenzione e la possibilità di errore. Forse a questa specialità che si riferiva Michele Iorio? Chissà. Tutto ciò non consente di poter instaurare un vero rapporto con il paziente e il familiare che sappiamo sono altrettanto importanti  quanto una buona cura medica.

Molti reparti e servizi sono sprovvisti di direttori effettivi o meglio sono sostituite da figure ibride e di dubbia collocazione come i direttori ad interim (direttori che devono svolgere la loro funzione in più sedi e per questo non possono essere sempre presenti) ma anche da ‘sostituti’ nominati con criteri anomali creando una spaccatura con i diretti i quali non riconoscono la leadership e conseguentemente ignorando il lavoro di squadra.

Infine abbiamo il problema del reparto di cardiologia. Un primario del Cardarelli con procedura anomala si sposta al San Timoteo di Termoli. Nel capoluogo di regione viene sostituito da un ‘consulente’ il quale dovrebbe svolgere le mansioni di ‘coordinatore’ e che, guarda caso, invece è un esperto in manovre angioplastiche vasali. Serviva un tale figura professionale ad un reparto di cardiologia con letti di terapia Intensiva? Quanto costa al contribuente questo eccelso consulente? Qual è il senso e il risparmio di tale scelta aziendale? Le conseguenze che derivano da questo tipo di politica sanitaria sono disastrose e creano i presupposti per incredibili sprechi con conseguente enorme aumento della spesa a fronte di una totale insoddisfazione dei cittadini.

A tal proposito vogliamo chiudere citando la convenzione della pediatria dell’ospedale di Larino (uno dei nosocomi inseriti nella lista del taglione) con l’Istituto Bambin Gesù di Roma. Ad oggi sono oscuri i termini della convenzione. I posto letto sono definiti di area pediatrica ma non è specificato se sono letti di specialistica  medica chirurgica o intensiva. I consulenti scendono raramente in basso Molise, per di più a pagamento, e i piccoli pazienti vengono presi in cura dal personale ospedaliero classico quando gli esperti tornano nella capitale. Ma l’ospedale di Larino non doveva essere riconvertito già da qualche anno? E soprattutto quanti reparti di pediatria sono presenti in regione, era il caso di crearne un altro seppur di alto livello?

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.