Dieci anni, un processo, un rinvio a giudizio e tanti perché?

Giovedì 31 ottobre 2002 mercoledì 31 ottobre 2012. Dieci lunghi anni son trascorsi da quel nefasto giorno. Tutti i molisani ricordano perfettamente dove erano e cosa stessero facendo quando alle 11.32 una scossa magnitudo di 6 equivalente all’VIII-IX grado della scala Mercalli fece traballare l’intera regione e crollare il solaio della scuola F.Jovine di San Giuliano di Puglia, dove persero la vita 27 bambini e la loro maestra. Dieci anni son passati e questa mattina saranno tutti presenti per le commemorazioni di rito. Tutti commossi, tutti a riempirsi la bocca di giuste parole e a magnificarsi dei lavori fatti. Ecco i lavori fatti, perché Ex Presidente Michele Iorio la ricostruzione è ferma solo al 35%?

 

di Alessandro Corroppoli

san_giuliano_di_puglia_parco_della_memoriaCosa ci ha lasciato in dote questo decennio?

In primis dei colpevoli per il cedimento del solaio della scuola F. Jovine. Il processo seguì i tre gradi di giudizio. In primo grado il 13 luglio 2007 i sei imputati nel processo per le morti conseguite a quel crollo, costruttori, progettista, tecnico comunale e sindaco, furono assolti dal giudice monocratico Laura D’Arcangelo.  Nel processo d’appello (secondo grado), iniziato il 15 gennaio 2008 e terminato il 29 febbraio 2009, la corte di appello di Campobasso confermò le responsabilità di cinque imputati ( due costruttori, il progettista, il tecnico comunale e il sindaco ) infliggendo loro pene tra i due e i sette anni. Infine nell’ultimo e decisivo grado di giudizio.  Il 28 gennaio 2010, la Corte di Cassazione stabilisce che i cinque imputati sono colpevoli.  Conferma la condanna a 2 anni e 11 mesi per l’ex sindaco di San Giuliano di Puglia, Antonio Borrelli, e dispone  per altri quattro imputati – Giuseppe La Serra (progettista della sopraelevazione crollata) e Mario Marinaro (tecnico del Comune) e i costruttori Giovanni Martino e Carmine Abiuso – la rideterminazione dell’entità della pena dalla Corte di appello di Salerno .

Secondo, a che punto è la ricostruzione?

Stando alle stime ufficiali si è vicino al 35%. Un dato al di sotto delle premesse e disastroso se paragonato alle promesse. L’allora premier Silvio Berlusconi annunciò al mondo che tutte le famiglie molisane rimaste senza abitazione sarebbero tornate a casa nel giro di due anni.  È stato così?

Di recente il consigliere regionale del Partito Democratico Michele Petraroia ha sciolinato una serie di numeri: 265 famiglie vivono in “moduli abitativi di emergenza” mentre 683 sono in sistemazioni autonome  ma hanno perso il diritto al contributo per le spese di affitto.

Questi numeri, poi finiti in un’interrogazione regionale, danno la possibilità di analizzare meglio il dato percentuale.  Ad esempio nel 35% sono compresi anche i finanziamenti per le riparazioni funzionali ovvero i famigerati “contributi da 20.000 euro” per “ritinteggiare” le case rese celebri da Remo Grande sindaco di Guardialfiera, e i finanziamenti per PEU e PES dei comuni fuori cratere. Tutto ciò comporta che in relazione ai comuni, quattordici,  del cratere (la vera ed unica zona seriamente danneggiata dal sisma dove c’è chi veramente ha perso la casa) la percentuale dei contributi erogati rispetto a quelli teoricamente da erogare ovverosia la ricostruzione non può che scendere ulteriormente. Tanto per fare un esempio facciamo notare come ancora nel settembre del 2011 la Regione erogava finanziamenti per la ricostruzione a comuni come Salcito, decreto n. 208 del 9 settembre, e Trivento decreto n. 221 sempre del 9 settembre 2011. Stiamo parlando di due comuni  fuori dall’aera del cratere distanti circa 70 km da San Giuliano di Puglia.

Inoltre in quel  35%  quanta parte è costituita dagli interventi su chiese e conventi? Nulla contro il patrimonio culturale e religioso , ci mancherebbe, ma nell’ottica della razionalità e dell’equità si pensa prima alle chiese o alle case?

A questo punto sarebbe interessante anzi importante  dettagliare il dato della ricostruzione nelle varie singole voci: quanto per i comuni del cratere e quanto per i comuni fuori cratere, quanto per le riparazioni funzionali e quanto per la reale ricostruzione, quanto per le “chiese” e quanto per le “case”, e così via.

Però c’è in questi anni è stato fatto anche qualcosa di buono ed è la cosiddetta “Microzonazione sismica” ovvero un’ indagine conoscitiva del territorio, individuazione dei rischi e delle “criticità”. Accanto a questa programmazione andava fatta  una seria e concreta programmazione di un piano di interventi per il consolidamento sismico e la messa in sicurezza del patrimonio pubblico ad esempio alle scuole. Risultano messi in atto in maniera eclatante e “rappresentativa” interventi ex novo per vere e proprie cattedrali nel deserto: ad esempio la scuola di Castellino del Biferno o, ancor più, l’enorme scuola di San Giuliano di Puglia, ma qualcuno si è chiesto quanti bambini è previsto che ci vadano?

Infine ma non per ultimo l’inesauribile emergenza e il rinvio a giudizio dell’allora governatore Michele Iorio.

Il Modello Molise di berlusconiana memoria non è mai partito o meglio dal 2002 in avanti si è avviato quello del Molise in Emergenza e successivamente del Molise in Criticità. Potrebbero sembrare due ricette della trasmissione televisiva MasterCheff ma non lo sono. In due anni l’intera area colpita dal sisma doveva essere ricostruita ma così non è stato. Lo stato di emergenza è stato prorogato per 7 lunghi anni: “Emergenza uguale ricchezza” diceva e scriveva Antonello Caporale. La logica era pressappoco questa: fino a quando ci sono prefabbricati, casette provvisorie e sfollati si potranno richiedere soldi. E di soldi ne sono arrivati tanti. Il 31 dicembre 2009 si passa dall’emergenza alla criticità. Ma cos’è lo stato di criticità? Il provvedimento  prevede la proroga del contributo per l’autonoma sistemazione corrisposto alle famiglie che hanno scelto un alloggio provvisorio in affitto, dei contratti a tempo determinato per il personale degli uffici sisma (a seconda dei limiti e delle esigenze programmate dai sindaci), delle misure specifiche legate al funzionamento e alle contabilità speciali della Struttura commissariale. Lo stato di criticità si basa nella sostanza sul disagio effettivo che le popolazioni colpite dal terremoto ancora vivono nei loro territori e, va da sé, che se la ricostruzione è ferma ad un misero 35% le responsabilità di quello che l’allora premier Berlusconi definì Modello Molise, sono tutte da attribuire al carrozzone amministrativo e burocratico che la regione Molise ha creato.

Stato di criticità che viene interrotto dal Governo Monti il 31.12.11. Fine delle trasmissioni: tecnici precari rimasti senza lavoro, lavori fermi e ricostruzione impallinata al muro. In ballo ci sono i 346 milioni di euro, Delibera CIPE del 3.08.2011 soldi. La regione per non perderli arriva a creare, con LEGGE REGIONALE 30 aprile 2012, n. 12, l’Agenzia regionale di protezione civile che nel suo oggetto prevede la Prosecuzione della ricostruzione post-sisma. Ma anche l’istituzione dell’agenzia non ha di fatto ripartire i lavori. I soldi sono arrivati, le ditte pronte per lavorare ma tutto è fermo. Perché? Perché non ci sono i tecnici per dirigere e controllare i lavori. Infatti è stato indetto un bando di gara per nominare i nuoci tecnici. Sono 218 i posti messi a disposizione. Per ora sono stati pubblicati solo pubblicati solo gli ammessi all’esame finale, chissà quando.

A tutto ciò bisogna porre la seguente domanda: a chi ha giovato allargare le aree del terremoto? A chi è servito creare apparati costosi ed inefficienti, perché nella maggior parte dei casi non c’era nulla da ricostruire?

Una prima risposta la forniva già nel lontano 2007 l’onorevole Lello Di Gioia (Rosa nel Pungo) presentò in parlamento, VIII Commissione permanente (ambiente, territorio e lavori pubblici) una proposta di legge che intendeva “rimediare al grave errore contenuto nel testo di discussione che prevede un abnorme dilatazione delle zone terremotate, priva di un qualsiasi fondamento o riscontro tecnico e oggettivo e basata unicamente sulla discrezionalità del legislatore”. Il legislatore in questione è Michele Iorio. Allora la proposta del deputato pugliese Di Gioia, seppur appoggiata dall’onorevole Giuseppe Astore, cadde nel vuoto. A dar ragione a quei primi dubbi ci ha pensato 5 anni più tardi, 3 settembre 2012,  la Procura di Campobasso la quale ha chiesto il rinvio a giudizio di Michele Iorio per i reati di “abuso d’ufficio” e “indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. In sostanza il già condannato Michele Iorio verrà processato per aver abusivamente allargato l’area del cratere.

In questi giorni tante saranno le lacrime che verranno versate, tante le parole di cordoglio che verranno pronunciate ma soprattutto per il nuovo Governo regionale che verrà tante saranno le cose da fare.

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