Una modesta proposta

“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”. Don Lorenzo Milani, da “Lettera a una professoressa”…

di Marcella Stumpo

I_CARE_politicaTranquilli, non voglio copiare  quella così definita da Jonathan Swift, l’autore dei “Viaggi di Gulliver”, che suggeriva di risolvere il problema della fame in Irlanda,e insieme quello della sovrappopolazione in tempi di carestia, mangiando i bambini ( ce n’erano sempre troppi, perché si sa che i poveri, o sfigati come piace definirli oggi, fanno sempre tanti figli).

No, la mia proposta è meno cruenta, ma forse altrettanto spiazzante, in tempi come quelli che ci troviamo ad attraversare,  tempi davvero “ fuori dai cardini”, direbbe Amleto.

E se tornassimo a fare politica? Politica semplice, vera: quella che si viveva nemmeno tanto tempo fa, quella che era così naturale come respirare, perché l’uomo è animale politico, secondo i greci, e se si chiude nel suo egoismo muore. La politica che aiuta a ben vivere, perché abbiamo bisogno di prenderci cura degli altri e della cosa pubblica, perché non c’è motto più bello di quello della scuola di Barbiana, che Don Milani volle scritto sulla porta della sua aula : I care, mi importa, mi sta a cuore, me ne faccio carico.

Mentre leggiamo, con l’anima sfregiata dal disgusto, di Bossi, Formigoni, Belsito, Simone, Daccò; mentre ogni giorno si aggiunge un tassello a questo quadro medievale da trionfo della morte; mentre il nostro ineffabile governatore si prepara a dare il colpo di grazia alla sanità pubblica del Molise e cancella l’articolo 32 della Costituzione; mentre ogni giorno un altro nostro simile si uccide, vinto dalla mancanza di ogni possibile speranza: proprio mentre tutto intorno si decreta la fine della politica io propongo di tornare a fare politica.

Non, ovviamente, nel senso di candidarci tutti a qualche poltrona o sediolina, di cercare un incarico qualunque per sentirci tutti amministratori ( avete notato come chiunque venga nominato qualcosa, sia pure nel condominio di casa, si senta investito di un’aura di potere quasi sovrumana ?); e nemmeno nel senso di prendere tessere di partito.

Ma come partecipazione a tutto ciò che succede intorno a noi, in ogni parte del nostro essere persone: scuola, quartiere, città, posto di lavoro, chiesa. Politica come presenza costante, come sentinella che controlla quanto manca ancora della notte, per avvisare che il giorno infine arriverà; politica come antidoto al disinteresse, al qualunquismo alla Grillo, che butta tutto nella spazzatura ma non costruisce nulla; come contrario esatto dell’anestetizzazione delle coscienze, quella che ci porta a non chiedere ricevute fiscali e a pensare che “ tanto lo fanno tutti”.

Politica come mezzo per resistere alla tentazione di spegnere tutto, televisione, computer, radio e telefonini, per non sentire più le notizie che ti buttano un macigno sul cuore e ti fanno star male dalla rabbia; perché se ti nascondi nel tuo angolino e chiudi fuori il mondo hanno vinto loro. Politica per indignarsi ancora, per fare resistenza come nel ’43, per sentirsi ancora vivi e ancora cittadini, per non essere ridotti a numeri in un bilancio passivo, come ha fatto la Gelmini con noi insegnanti, o a voci di deficit, come sta facendo la finanza internazionale.

Politica come medicina contro le  parole cattive dei tecnici al governo, contro l’ultima uscita della Fornero ( Basta lamentarsi!), contro il cinismo di chi dice che le imprese che falliscono e chiudono son quelle che tanto non servivano al paese, e la superficiale idiozia di chi pensa che bastino computer e internet per formare la coscienza dei buoni cittadini.

Penso che ricostruiamo il senso vero di questa parola fondamentale e così distorta ogni volta che chiediamo uno scontrino o una fattura; ogni volta che non giriamo la faccia dall’altra parte davanti a un sopruso, che non ci rivolgiamo ad un amico per saltare una fila o avere qualcosa che non ci spetterebbe; ogni volta che presenziamo ad un consiglio comunale per vedere cosa fa chi ci amministra, che denunciamo ingiustizie,soprusi, violazioni, che difendiamo il  territorio, i  diritti sindacali, il lavoro, la scuola, la sanità, la giustizia; ogni volta che firmiamo per un referendum o partecipiamo ad una manifestazione : ma tutti i giorni e per tutta la vita, non solo in campagna elettorale o quando siamo  coinvolti e danneggiati in prima persona.

Ho voluto provare a spiegare perché questa parola per me è necessaria come l’aria.

Che ne dite, vogliamo tornare tutti insieme a fare POLITICA ?

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