Quel sangue solo in parte lavato

Nel 2001 i miei figli erano (per fortuna) troppo piccoli per pensare di andare a Genova a esigere un altro mondo possibile, e non ho quindi dovuto vivere l’angoscia di alcune mie amiche, che seguivano in televisione il massacro, l’omicidio, la macelleria messicana sapendo che i loro ragazzi erano in quell’inferno.

di Marcella Stumpo

CARLO_GIULIANI_il_sangue_del_g8Ricordo però benissimo il colore di piombo dell’aria che copriva tutta l’Italia in quei giorni; ricordo il senso di oppressione, la sensazione di essere dentro un bruttissimo film, la consapevolezza di una tragedia ineluttabile e incombente, il sapore di cenere che mi riempiva la bocca mentre guardavo in TV i visi insanguinati, le ossa fracassate, le lacrime sgomente di quei ragazzi poco più grandi dei miei.

Non c’ero, ma non dimentico la rabbia furiosa che ho provato e provo anche oggi nello scoprire all’improvviso che tra il garage Olimpo di Pinochet e la scuola Diaz del mio civilissimo paese non c’era proprio nessuna differenza. Non dimentico che la democrazia è morta allora, e non la ritrovo più; e piango ancora nel leggere sui giornali le ricostruzioni di quella porcheria (solo a leggerne riesco, qualche volta; perché vedere mi fa troppo male, e non sono riuscita neanche a finire il bellissimo film sulla Diaz).

Non si possono guardare senza piangere, quei bei visi puliti sfigurati dalle percosse; o forse sono io che divento vecchia? Ma davvero c’è chi riesce a incrociare senza una stretta al cuore gli sguardi increduli e feriti dei giovani nelle fotografie e nei video di quei giorni, sguardi di chi non riesce a credere che quello che accade intorno stia succedendo veramente ?

Perché a Genova hanno ucciso le illusioni tenere e utopiche dei giovani di tutto il mondo, l’allegra innocenza che voleva cancellare la dittatura del capitale e delle sue inuguaglianze, e che credeva di poter affrontare lealmente chi aveva il cuore e l’anima nera ( se poteva avere cuore e anima chi ha infangato il nostro paese sporcando il nome stesso di democrazia)

La cosa più orribile dei fatti di Genova per me è proprio questa : la distruzione della fiducia nello Stato. Chi doveva difendere i tuoi diritti sanciti nella Costituzione ti tradisce, ti tortura, ti spezza le ossa e l’anima, costruisce  prove false per farti condannare. E tu che a diciott’anni pensavi di poter scendere in strada a gridare le tue idee, e soprattutto credevi che chi fa qualcosa di brutto venisse sempre punito, scopri nel modo più brutale che non era vero niente. E’ ora di crescere, illuso: il tempo delle favolette è finito, vince il più forte, quello che ti distrugge di botte e poi viene anche promosso; e sta’ zitto, brutto comunista drogato, tanto vale solo quello che diciamo noi.

Ieri la Corte di Cassazione ha lavato via un po’ di quel sangue rimasto sui muri e sul pavimento della scuola Diaz; coraggiosamente, bisogna riconoscerlo, perché in Italia ci vuole coraggio per condannare chi sta in alto, ha confermato le condanne ai vertici della Polizia. E’ solo una piccola cosa, per chi vivrà tutta la vita con gli incubi orrendi di quella notte; ma è una piccola cosa importante, per ricominciare a camminare con un po’ di fiducia nella giustizia.

E chi voleva cambiare il mondo, e certamente lo vuole ancora, non può vivere bene se non crede nella giustizia e nello Stato: nonostante tutto, nonostante lo schifo che monta dentro se pensi che tutti i picchiatori della Diaz non andranno in carcere per prescrizione del loro orrendo reato, nonostante il ministro che dice che si conformerà alla sentenza ( pensava forse di poter fare altrimenti?), e Manganelli che ammette “ E’ il giorno delle scuse” ( solo ora, dottor Manganelli? Con undici anni di ritardo? E solo dopo una sentenza definitiva di condanna? E cosa avrebbe fatto in caso di annullamento della sentenza precedente, avrebbe brindato con i suoi colleghi e parlato di complotto comunista?).

Nonostante il silenzio assordante della maggior parte dei nostri concittadini, colpevolmente immemori e colpevolmente pronti a credere alle gigantesche falsificazioni di Stato.

Nonostante il processo ancora da venire per la morte di Carlo Giuliani; e nonostante  Aldrovandi, Cucchi e tutti i poveri morti di violenza dentro le carceri, che gridano senza più voce in cerca di giustizia, e non ci lasciano dormire, noi che una coscienza ce l’abbiamo ancora.

Come ha detto Lorenzo Guadagnucci, il giornalista picchiato a Genova, con la sentenza di ieri si è attenuato il senso di solitudine che ha perseguitato per undici anni le vittime della Diaz: quell’isolamento tremendo in cui vive chi ha chiesto aiuto alle Istituzioni, e ottenuto solo menzogne, insulti e depistaggi.

Da oggi forse si potrà ricominciare a ricostruire un rapporto meno avvelenato, tra Stato Italiano e cittadini: ma solo lentamente, e solo in parte, e solo con la paura continua di altri tradimenti : perché quel sangue non è stato lavato tutto, e resta indelebile nella memoria collettiva del nostro paese ferito.

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