Quanto resta della notte

La bomba che ieri si è portata via Melissa a Brindisi, strappando via i suoi sogni di sedicenne in mezzo a  coriandoli di morte, ha cancellato anche la nostra ultima frontiera di innocenza : quella che ci faceva pensare, con troppa sicurezza evidentemente, che i nostri adolescenti a scuola sarebbero stati al sicuro dal pericolo in ogni sua forma.

di Marcella Stumpo

strage_brindisi_quanto_resta_della_nottePolvere, calcinacci, sangue e rottami dove avrebbero dovuto esserci solo capannelli di ragazze allegre, chiacchiere, motorini e bici : c’è qualcosa di profondamente insensato nelle scene che tutti abbiamo guardato increduli oggi in televisione. Perché per tutti noi, e ancor di più per chi  ci vive e lavora, la  scuola resta nell’immaginario collettivo come un luogo rassicurante, magari noioso, non esaltante, ma comunque il luogo della sicurezza, delle regole condivise, degli adulti che si prendono cura di te. Certo, rompono con la loro mania dello studio e del rispetto,  è quasi obbligatorio prenderli in giro e cercare di imbrogliarli, ma poi  se hai un problema te li trovi vicini a rassicurarti e a sforzarsi di capirti.

A scuola ci si va tranquilli, prima bambini incerti e insicuri, poi con la voglia di incontrare gli amici, raccontarsi  segreti, conoscere quel ragazzo o quella ragazza che ti piace, programmare i pomeriggi insieme: ci si va per imparare a vivere, mugugnando e sbuffando e facendo filone, perché non sai ancora che “da grande” i ricordi più belli e più integri saranno quelli degli anni di scuola.

E’ questo che non si può sopportare, delle scene atroci di ieri: hanno  sporcato e ucciso il senso di vita, crescita, sicurezza che il luogo scuola racchiudeva, come archetipo della promessa stessa di futuro.

Il cuore  si riempie di pena, se penso ai genitori di Melissa e delle altre ragazze; se penso che li cresci, questi figli, e dentro di te prende forma pian piano il contorno del loro domani, di come saranno, dove vorranno andare all’università,che lavoro faranno… e poi arriva il Male e se li porta via, e ti ride in faccia beffardo mentre scompagina i pezzi della tua vita come un mazzo di carte sparpagliato nel vento.

Come si rimettono insieme i brandelli di vite lacerate così? Sono insegnante, e mamma, e ho pianto oggi come feci tre anni fa, per gli studenti dell’Aquila uccisi non dal terremoto, ma prima ancora dall’incuria di chi non volle farli andar via da quel collegio insicuro. Ho pianto perché chi vive in mezzo ai ragazzi non può accettare che quella loro commovente  e tenera fretta di vita sia fermata così violentemente e assurdamente, a maggior ragione oggi, con la ferocia insensata di tre bombe. Perché ogni giorno  rivivi in loro la tua adolescenza, e invidi la loro assurda convinzione di immortalità e di eterna giovinezza, e non vorresti mai vederli feriti; anche quando ti esasperano, figli o studenti, anche quando son ottusi e testardi, e li trovi irritanti e infantili, e non sai se ridere o piangere davanti a certe loro  stupidaggini.

Poi all’improvviso arrivano le bombe: bombe contro chi,cosa ? Contro la giovinezza, la speranza, il diritto ad andare a scuola in sicurezza ? Che cosa può passare nella mente umana, per pianificare la strage di ragazzine sedicenni e scegliere l’orario in cui fare più male, seminare più morte possibile (il timer era regolato sulle 7,55, quando tutte le ragazze sarebbero state davanti alla scuola) ? In quale nuova orrenda notte della ragione siamo entrati oggi, e quando finirà ?

E poi, ci avete pensato ? Ancora una volta, tutte ragazze. Una scuola quasi tutta femminile; sarà un caso, ma paghiamo quasi sempre noi il conto con il destino, con la follia, con le vendette più o meno trasversali di maschi impazziti o criminali.

Dio sa se questi tempi che ci troviamo a vivere non siano già abbastanza bui : ma oggi davvero sembra che l’oscurità si sia fatta impenetrabile. Con quale luce la rischiareremo? Chi ha visto lo splendido programma di Fazio e Saviano ha ritrovato il senso di parole che sono pietre, con le loro storie dense di umanità dolente; ma con che parole possiamo dire questo dolore ? Con quali lettere possiamo riscrivere un mondo che ha perso ogni significato, ogni umanità ? Quali espressioni potranno risuonare con un qualche significato nella notte ormai senza fine dei genitori di Melissa, figlia unica che oggi ha riempito il suo zainetto, sicuramente coperto di scritte delle amiche, con qualche buffo pupazzetto appeso alle cinghie, ed è andata incontro all’orrore?

A volte le parole fanno solo sentire più impotenti, e si vorrebbe davvero fermare il mondo, per scendere da questa  giostra, o rannicchiarsi e non sapere più nulla di ciò che ci accade intorno.

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