Quando ambiente e salute sono solo parole

Cosa dire ancora sul Registro Tumori, sul diritto dei cittadini a sapere quanto e perché si muore e ci si ammala di tumore, sulla necessità assoluta, per una corretta programmazione sanitaria e ambientale (a tutti i livelli, dal comune alla regione), di identificare  con precisione i punti di criticità e di poter contare su un sistema di rilevamento capillare, efficiente e imparziale?

di Marcella Stumpo

registro_tumori_molise_mani_in_manoOnestamente, dopo diciassette anni di lavoro, di denunce, di articoli e lettere a tutti i mezzi di informazione, di incontri, assemblee, convegni, manifestazioni, non so più cosa dire o pensare; e con me tutti i cittadini che hanno portato avanti le lunghe battaglie per il diritto all’informazione e a scelte consapevoli e partecipate su salute e ambiente.

L’ultima, clamorosa notizia sul piano di zonizzazione dell’aria che manca da dieci anni è di quelle che ti lasciano del tutto spiazzata : da un lato non sorprende, avendo toccato con mano il totale disinteresse dei nostri amministratori per il problema (e lo chiamo disinteresse per non infierire, ma avrebbe altri nomi); dall’altro provoca una rabbia incontenibile, perché non è ammissibile, in una regione già commissariata per la sanità e costretta a pagare livelli insostenibili di IFPEF, essere  tanto inadempienti da provocare una probabile procedura di infrazione a livello europeo, con conseguente multa a carico dei contribuenti molisani.

Ciò che fa più male, comunque, è proprio il menefreghismo e la superficialità con cui il nostro Presidente ha risposto quando l’argomento è diventato di pubblico dominio (sempre grazie alla testardaggine di un consigliere di buona volontà, perché l’informazione da noi si ottiene così, sotterraneamente, di straforo, non  tempestivamente e alla luce del sole, come sarebbe normale): ha minimizzato dicendo che si tratta solo di una formalità, di un documento che si fa in due minuti e che i controlli da noi sono i migliori del mondo.

Evidentemente però la qualità dell’aria in Molise non gli interessa molto, se per dieci anni non si è ritenuto necessario mappare i singoli inquinanti, redigere la lista dei comuni che ricadono in zone significative per inquinamento e valutare gli interventi per ridurre emissioni e inquinanti. Stiamo parlando di una regione dove insistono impianti pericolosi, specie intorno a Termoli e Venafro, dove da sempre comitati di cittadini protestano e chiedono dati, dove negli anni si è moltiplicato il numero delle attività produttive inquinanti (chimiche,turbogas, biomasse, gessificio) e delle situazioni di pericolo grave per la salute pubblica (traffico di rifiuti pericolosi,fanghi tossici, acqua ai trialometani). Ed è bene ricordare che nella sintesi dei risultati dell’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità, voluta,portata avanti e diffusa ai cittadini dalla Fondazione Milani, era scritto chiaramente che le emissioni inquinanti nel Nucleo avrebbero meritato ulteriori attenti approfondimenti e studi.

Come è  stato possibile autorizzare i nuovi impianti, non certo ben accolti dalla popolazione, se mancava il Piano per l’Ambiente? Come è possibile formulare una programmazione produttiva coerente con il territorio se non si hanno i dati sulla situazione ambientale? Come si identificano le priorità in materia sanitaria se non si sa quante persone, e dove, si ammalano e muoiono di tumore? E soprattutto, come si può essere così indifferenti a tematiche come queste, se i cittadini che amministri vivono nell’angoscia della percezione, giustificata o no, che qui da noi certe malattie siano decisamente troppe ?

L’ARPA si è affrettata a intervenire, dicendo che il sistema di controllo dell’aria è capillare ed efficientissimo: sarà, ma resta il fatto che le centraline del Nucleo Industriale di Termoli (e cioè l’area a maggior rischio) sono rimaste inattive per tre anni dopo l’inondazione del 2002, e sono comunque da sempre un fulgido esempio da manuale di “controllore che controlla il controllato”. Resta il fatto gravissimo e inconcepibile che il laboratorio analisi di Termoli (ripetiamolo, zona a maggior rischio) è stato appena smantellato dall’ARPA, lasciando il Basso Molise del tutto privo di presidi di pronto intervento. Resta il fatto che le centraline di controllo, anche ammettendo che siano sufficienti e sempre in perfetta efficienza, forniscono i dati del singolo inquinante ( e non sappiamo se siano monitorati tutti), e non danno informazioni sugli effetti combinati dei moltissimi elementi emessi in aria nel Nucleo.

Resta il fatto che ARPA ha firmato un contratto di collaborazione con Sorgenia per il controllo delle emissioni della centrale turbogas, e monitora quindi l’impianto su incarico del controllato: per carità, sarà sicuramente legale operare così, ma forse non è proprio il massimo dell’affidabilità per i cittadini, no?

In questo quadro desolante, non resta che raccogliere la forze e ricordare: la memoria è un’arma formidabile per non trovarsi a rivivere la nostra storia peggiore. Specie ora che la crisi morde le nostre sicurezze e ci porta a chiuderci in noi stessi, specie qui dove non è mai stato facile trovare la voglia di partecipare, di protestare, di chiedere risposte, specie ora che lo schifo per la corruzione dilagante ci fa venir voglia di non votare più, occorre richiamare alla mente ciò che è stato : chi ha “dimenticato” i piani per l’ambiente, chi ha taciuto quando sarebbe bastato dire no alla turbogas, chi non è venuto neanche a sentire la presentazione dei dati dell’Istituto Superiore di Sanità sui tumori nel Basso Molise, chi ha fatto  promesse e proclami  in malafede sul Registro Tumori, chi ha voltato le spalle alle lacrime dei cittadini, chi ha definito terroristi ambientali ed estremisti i membri delle associazioni civiche, chi è stato connivente con gli inquinatori assassini che hanno sparso i fanghi tossici su 212 ettari della nostra bella terra, chi ha avvisato dei controlli , truccato documenti, tenuti nascosti  i dati, chi anche ora non pronuncia una parola su fatti così gravi… e potrei continuare per ore.

Perché ambiente e salute non siano più solo parole, dobbiamo ricordare e agire. E pensare che il dilemma orribile di Taranto, dove la situazione è certo mille volte peggiore, nasce comunque dalla stessa idea velenosa: che il profitto venga prima delle persone. Idea che prospera felicemente soprattutto dove mancano reattività  civica e senso di comunità.

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