Yara Gambirasio, morta per il coraggio di un “no”

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Sperma sui suoi leggins. Sperma sui suoi slip. Sperma di un ignoto stupratore che voleva violare l’innocenza della tredicenne bergamasca. Una volontà che si è trasformata in rabbia quando Yara ha deciso, come Santa Maria Goretti, di resistere al suo assalto e di morire immolata al sacrificio di una verginità che voleva donare in età più matura all’uomo che avrebbe amato. Yara è morta sognando un amore che non arriverà mai. E il suo orco è ancora senza volto impaurendo tutta la bassa bergamasca. Con molta probabilità potrebbe uccidere ancora e le ragazze della sua età hanno paura.

 

Lo avevamo già detto nei giorni scorsi: il femminicidio sta prendendo quota come non mai in Italia. Le vittime hanno superato quota 50 nel solo 2012. Ma in queste ultime ore un’altra certezza. Anche Yara Gambirasio, la tredicenne trovata cadavere nelle campagne di Brembate di Sopra è morta per aver detto no. Uno stupratore sconosciuto l’ha avvicinata, l’ha trascinata nella sua vettura e l’ha stuprata. Questo dicono le ultime analisi su slip e leggins rinvenuti sul suo cadavere. Le tracce rinvenute non lasciano dubbi: si tratta di liquido seminale, venuto fuori dopo un rapporto sessuale non consenziente.

Dopo che la piccola Yara, mentre usciva dalla palestra dove si allenava quotidianamente per le sue gare di ginnastica artistica, aveva detto no. Con molta probabilità deve aver lottato tantissimo per rivendicare il suo diritto di restare pura. Ma non è riuscita a difendersi oltre perché  è stata uccisa con un taglierino da piastrellista. Dopo aver impedito il consumarsi di un rapporto completo, dopo aver detto no. Yara è morta soffocata. Nell’ultimo rantolo della sua breve vita, con molta probabilità, anche la tredicenne di Brembate di Sopra aveva detto no. L’esistenza di queste tracce altamente indiziarie era nota da tempo ma le indiscrezioni di Sky tg 24 ora non lasciano alcun tipo di dubbio: Yara è morta per essersi ribellata.

Che quella che ha portato al sequestro e all’omicidio di Yara Gambirasio fosse stata un’aggressione di tipo sessuale e’ sempre stata l’ipotesi principale sulla quale hanno lavorato gli inquirenti. Ora resta da capire di chi è quel liquido seminale. Chi è quel mostro che l’ha prima rapita e poi l’ha uccisa dopo la sua ribellione. Chi è quella persona senza scrupoli che ha interrotto la sua vita a soli tredici anni quel 26 novembre 2010. Oltre quattordicimila le persone  del bergamasco sono state chiamate dagli inquirenti per l’estrazione del Dna.

Ma nessuno è risultato compatibile con quello di Yara Gambirasio. L’assassino è ancora lontano dall’essere acciuffato. Sono poche le speranze a cui gli inquirenti si aggrappano per riuscire a ritrovare il responsabile. Quel mostro che papà Fulvio e mamma Maura sperano che sia assicurato alla giustizia anche se  non lo gridano apertamente e in tutte le trasmissioni televisive a disposizione. Ora l’unica speranza è una corrispondenza parziale che possa ricondurre almeno a un parente dell’assassino.

La pista più probabile aveva portato gli inquirenti vicini a un giovane frequentatore di discoteca che si trovava nei pressi del luogo in cui è stato ritrovato il corpo. La madre di questo ragazzo aveva lavorato per alcuni giorni in casa Gambirasio. Ma anche su questo fronte sembra che si sia concluso tutto con un buco nell’acqua. L’assassino di Yara è ancora senza volto. Essendo anche un potenziale stupratore la bassa Bergamasca è piombata nuovamente nel terrore. In quello stato di paura ingenerato quando si sa che in giro c’è un mostro che potrebbe uccidere ancora ma di cui ancora non si conosce il volto.

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