VIOLENZA SULLE DONNE/ Per la cura non basta scendere in piazza

A Isernia, in settimana, si è svolta una manifestazione in memoria di Stefania Cancelliere, la concittadina uccisa a martellate dal marito a Legnano. Ma scendere in piazza non basta a risolvere il problema. Bisogna dire stop ai tagli sulle strutture e permettere alle vittime di accedere alla cure gratuite. Bisogna colmare il vuoto legislativo. Come fare? Con  una legge contro la violenza sulle donne che non aggravi le spese pubbliche sul modello della Campania. 

di Silvana Viola

violenza_sulle_donne_difendiamole1Come se una fiaccolata in memoria di Stefania Cancelliere (la donna di Isernia uccisa a martellate dal marito a Legnano), come se chiedere più soldi alle istituzioni possa diminuire il fenomeno della violenza alle donne. Certo è che la solidarietà aiuta a combattere il fenomeno, aiuta i familiari che restano in vita. Ma non basta.

Abbiamo seguito la fiaccolata organizzata dalla consigliere provinciale per le pari opportunità di Isernia, Filomena Calenda. Abbiamo visto palloncini rosa e bianchi alzarsi in cielo in sua memoria. Tutto legittimo, ci mancherebbe altro. Ma non è abbastanza e non ci stanchiamo di ripeterlo. Soprattutto se si vuole combattere seriamente contro la violenza alle donne.

In molte hanno detto basta. La Calenda, in un’intervista del collega Paolo De Chiara, ha anche invocato la certezza della pena.  Altre hanno puntato la prevenzione. Ma come si può impedire che una donna subisca percosse, schiaffi, pugni, calci? Come deve accorgersi che lo stupro è in agguato?

Lo si può fare con manuali di auto-aiuto che indichino quali sono i sintomi dell’uomo violento, anche se i migliori psicologi e psichiatri confessano che prevenire è difficile.

Nessuno a Isernia mercoledì sera ha parlato però di come curare le donne che già hanno subito violenza. Quelle che ormai devono solo essere uccise per avere il peggio che la vita può offrire loro. I modi ci sono ma Tina Fiorenzo, una componente della commissione per le pari opportunità in provincia di Isernia ha parlato di esiguità di fondi a disposizione, di crisi economica.

Come è possibile che la mancanza di soldi possa colpire un settore così importante? Come si può tagliare a spese delle donne che subiscono tutti i giorni? In Molise lo hanno fatto.

E’ del 2006 il progetto di una rete contro la violenza di genere, la commissione per le pari opportunità aveva adottato anche un numero verde al quale le vittime potevano rivolgersi in caso di maltrattamenti subiti.

Cosa è avvenuto qualche anno più tardi? Che la violenza alle donne non era più un’esigenza primaria per la Regione. Senza pensarci due volte il numero è stato chiuso. E sulla provincia di Campobasso nulla di nulla. La possibilità delle donne stuprate è rimasta soltanto quella di continuare a subire. Chi si vuole far aiutare si deve rivolgere a terapeuti privati. Che costano fior di quattrini. Il risultato è che non tutte si possono permettere di riprendersi la propria vita. Per le più povere il destino è uno solo: soccombere. Esiste un centro ascolto ma è solo per le donne della provincia di Isernia. Scarsamente pubblicizzato in dodici anni è stato visitato soltanto da venti donne.  Così è stato riferito dalla responsabile Rita Di Fiore.

Le donne vittime di violenza vanno curate, perchè se lasciate sole a se stesse rischiano di ritrovarsi davanti a un vuoto di motivazioni e di proposte per uscire dall’abisso. Alcune di esse tentano il suicidio, altre ci riescono. In questo senso deve andare la prevenzione. Evitando che uno stupro si possa trasformare in tragedia.

Come fare? Ecco alcune proposte: innanzitutto chiediamo alle istituzioni di accantonare il problema crisi. I fondi vanno tagliati altrove, dove ci sono gli sprechi e non dove servono a salvare vite umane. Con gli stessi bisogna creare centri di ascolto. Dove le donne vittime di maltrattamenti in famiglia, di stupro e di violenza psicologica si possano recare. Questi centri vanno finanziati dalle istituzioni pubbliche e vanno arricchiti di personale qualificato che possa dare un serio aiuto: psichiatri, psicologi e avvocati sarebbero i benvenuti. Ma anche loro dovrebbero avere una seria preparazione in merito, una sensibilità particolare che possa permettere di aiutare davvero chi è stato derubato della propria dignità.

Queste professionalità vanno retribuite, è certo, e il denaro deve arrivare dalle istituzioni pubbliche. Per quanto riguarda gli avvocati esiste il patrocinio gratuito per chi ha subito violenze. E’ il frutto di una volontà degli ordini di Campobasso e Isernia.

Ma insieme all’avvocato ci vuole il terapeuta. E come avviene anche negli Stati Uniti sempre più spesso, questa forma professionale deve essere disponibile soprattutto per chi non se lo può permettere.

Urgono inoltre strutture segrete dove ricoverare donne e bambini che rischiano di essere uccisi dall’uomo violento. In Molise sono quasi assenti. La vittima che subisce, molto spesso, rischia di essere raggiunta dal proprio stupratore prima del processo. Se e quando ha il coraggio di denunciare. Perchè è il vuoto legislativo che non permette alla donna di uscire allo scoperto.

Norme di diritto naturale che nessuna regione, fino ad ora aveva mai pensato di mettere nero su bianco. La prima ad arrivare è la Campania. Con il voto di 53 consiglieri su 53 il parlamentino di Napoli ha approvato la legge regionale contro le violenze di genere. La proposta era del Pdl ma è stata responsabilmente votata anche dall’opposizione di centrosinistra passando all’unanimità. n base alle quali si offrono percorsi alle assistenza clinica e psicologica nelle strutture sanitarie pubbliche saranno create reti socio-sanitarie di assistenza psicologica e clinica per le donne vittime di abusi e violenze. Prevede, tra l’altro, l’integrazione dei servizi territoriali antiviolenza e l’istituzione dell’Osservatorio regionale della rete antiviolenza. La legge non dovrebbe comportare aggravi di spesa per le casse pubbliche e punta a far uscire il gentil sesso dal cono d’ombra dell’anonimato.

In Molise la legge non c’è. Tocca allora prendere esempio dalla Campania, affinchè le vittime possano guarire dal trauma subito.

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