ABORTO/ Gli obiettori di coscienza aumentano e il diritto ad eseguirlo viene messo in discussione

Nelle Marche e nel Molise le situazioni più gravi dove interrompere una gravidanza diventa sempre più difficile. A subire le conseguenze del fatto che otto ginecologi su dieci non intervengono sugli aborti sono le donne, quelle stesse molte volte costrette  a dire di no a un figlio spesso perché è stato concepito dopo uno stupro checché ne dicano politici americani e Chiesa. Che dice no in tutti i casi.

 

di Silvana Viola

Donna_aborto_dirittiIn un’epoca in cui più di cento donne in dieci mesi in Italia sono vittime della ferocia del proprio uomo ci si può aspettare ormai di tutto. Anche che, negli Stati Uniti,  il candidato Repubblicano  al Senato Mourdoch possa dire che “i figli dello stupro li vuole Dio” oppure che il suo collega Akin lo abbia preceduto con una dichiarazione ancora più sconvolgente: “se lo stupro è legittimo il corpo della donna ha difficoltà a concepire”.

Frasi che ci sembrano lontane dalla nostra cultura dove l’aborto è ormai tutelato dalla famosa legge del 1978 arrivata dopo un referendum votato a larghissima maggioranza.

Purtroppo però nella nostra epoca ci troveremo ben presto a vivere le stesse situazioni riscontrate più volte nelle trame delle telenovelas venezuelane o argentine dove la ragazza stuprata non solo doveva perdonare il suo aggressore ma era costretta dalle convenzioni sociali a far nascere il figlio della violenza.

In Italia prima o poi ci troveremo di fronte a situazioni del genere soprattutto grazie alla sempre più diffusa abitudine di ginecologi e anestesisti degli ospedali pubblici che diventano “obiettori di coscienza”.

Nel caso dell’aborto in cosa consiste obiettare? Significa doversi rifiutare di partecipare a interventi abortivi, non garantire alla paziente che in quel momento ha fatto una scelta, di poterla mettere in pratica. Dalla loro i sanitari che fanno questa scelta rivendicano il loro diritto a non partecipare alla distruzione di una vita umana che, per loro,  è tale dal momento del concepimento.

 

COME POSSONO ESERCITARE IL LORO DIRITTO I MEDICI

Il medico o l’anestesista può divenire obiettore in qualsiasi momento anche dopo aver praticato decine di interventi al giorno. Tutto questo però purtroppo ha dei limiti gravi perché nel caso in cui partecipi attivamente ad una procedura di interruzione volontaria della gravidanza (anche soltanto consigliando dove eseguirla)  la sua scelta diventa nulla e il medico non può più tornare sui suoi passi astenendosi dalle procedure sanitarie che portano all’aborto. Il medico che è convinto della sua scelta non può partecipare a nessuna delle fasi  precedenti all’intervento.

Non può compilare la cartella clinica, e non può visitare la paziente che ha fatto questa scelta.

Il servizio sanitario nazionale tuttavia è tenuto ad assicurare che gli aborti si possa svolgere nelle varie strutture ospedaliere deputate a ciò, e quindi qualora il personale assunto sia costituito interamente da obiettori dovrà supplire a tale carenza in modo da poter assicurare il servizio, ad esempio tramite trasferimenti di personale. Tuttavia il medico non può rifiutarsi di intervenire in caso di stato di necessità, ovvero qualora la donna sia in pericolo di vita.  L’esempio valido è quello della donna che arriva al pronto soccorso in ospedale  con una grave emorragia in seguito ad un aborto clandestino. L’obiettore che la soccorre ha l’obbligo di portare a termine la procedura di aborto se questo è indispensabile per salvare la paziente in quel caso in pericolo di vita.

Abortire però diventa sempre più difficile soprattutto nelle regioni del Sud dove la percentuale di medici e anestesisti che si rifiutano di eseguire l’intervento è sempre più alta.

 

I NUMERI DEL MINISTERO DELLA SALUTE: IN MOLISE LA PERCENTUALE PIÙ ALTA DI MEDICI OBIETTORI

Le percentuali di medici che si rifiutano di eseguire interventi abortivi aumenta sempre di più. I dati sono visibili sul sito del ministero della Salute e sono tutti riferiti al 2010. Dagli ultimi numeri  il dato nazionale registra una stabilizzazione generale dell’obiezione di coscienza tra i ginecologi e gli anestesisti. Negli ultimi anni però il dato era andato crescendo in maniera costante. Per i ginecologi si  è  passati dal 58.7% del 2005, al 69.2% del 2006, al 70.5% del 2007, al 71.5% del 2008, al 70.7% nel 2009 e al 69.3% nel 2010.

Più contenuto l’aumento per gli anestesisti, negli stessi anni, che passano dal 45.7% al  50.8%. Per il personale non medico si è osservato un ulteriore incremento,  con valori che sono passati  dal  38.6% nel 2005 al 44.7% nel 2010.

Percentuali superiori all’80% tra i ginecologi si osservano  principalmente al sud. Maglia mera per il Molise che si attesta al 85.7% seguono poi con l’85.2% in Basilicata, l’ 83.9% in Campanial’81.3%Bolzano e l’80.6% in Sicilia.

Anche per gli anestesisti i valori più elevati si osservano al sud (con  un massimo di più di 75% in Molise e Campania e 78.1% in Sicilia) e i più bassi in Toscana (27.7%) e  in Valle d’Aosta (26.3%). Per il personale non  medico i valori sono più bassi e presentano una maggiore variabilità, con un massimo di 86.9% in Sicilia e 79.4% in Calabria.

 

LO STRANO CASO DELLE MARCHE E DEL MOLISE E LE VITTIME DI STUPRO

Nonostante la Regione Marche non sia quella con la percentuale di antiabortisti più alta è proprio qui che di recente si sono verificati i casi contrari alla normativa: ossia la totale assenza di ginecologi che potessero pensare agli aborti. La denuncia è arrivata direttamente dal comparto sanità della Cgil e riguarda l’ospedale di Jesi (Ancona). Di recente il servizio di interruzione volontaria di gravidanza è stato sospeso perché i dieci ginecologi che operano nella struttura sanitaria sono tutti obiettori di coscienza.

Sempre nelle Marche si è verificato lo stesso problema anche a Fano (Pesaro) dove è dovuto intervenire direttamente l’assessore regionale alla sanità Almerino Mezzolani. Che ha inviato un ginecologo non obiettore dall’ospedale di Fabriano per garantire il servizio.

Nelle Marche gli obiettori di coscienza sono il 62% dei ginecologi, il 50% degli anestesisti e il 43% del personale non medico. Inoltre, dati 2009, il 24,7% delle interruzioni di gravidanza richieste da donne marchigiane è avvenuto in altra provincia e il 9,9% in altra regione soprattutto nella limitrofa Emilia Romagna.

Del Molise come regione in testa alla classifica abbiamo parlato poc’anzi, ma non del dato che nel reparto di ginecologia dell’Ospedale Cardarelli di Campobasso c’è un solo ginecologo che pratica aborti. Tutti gli altri sono obiettori di coscienza.

Le domanda sono queste: se l’unico medico che interviene in interruzioni di gravidanza si ammala o va in ferie come viene garantito il diritto di dire no a un bambino non desiderato cosa accade? Se per questa donna malauguratamente il tempo per praticare l’intervento cosa accade? Se questo figlio non desiderato è figlio di uno stupro e la donna ha esitato nel prendere la decisione arrivando alla settimana di scadenza?

Accade che, in caso di mancata sostituzione adeguata, le donne non possono abortire e nei casi estremi sono costrette a tenere anche il figlio di una violenza sessuale. O nel caso estremo rivolgersi a chi pratica aborti clandestini mettendo a rischio la propria vita. Mandando a farsi benedire i diritti civili garantiti dalla legge.

Agirà l’assessore alla sanità molisana come quello marchigiano? Le donne che hanno il diritto di interrompere la gravidanza lo sperano.

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