Valentina come Suad. Quando l’uomo si trasforma in una belva

«Al mio paese nascere donna è una maledizione» scrive Suad, autrice di Bruciata Viva, edito Piemme. Il suo Paese è la Cisgiordania, lì dove le donne sono considerate degli oggetti, proprietà private degli uomini e “servono” solo per far figli. Cisgiordania, Pakistan, Afghanistan, luoghi di ignoranza, lontani dalle nostre felici realtà, verrebbe da pensare. Ed invece non è così, l’uomo diventa belva ovunque: Valentina Ptizalis è di Carbonia, in Sardegna, ed anche lei è stata bruciata viva, nella ‘civilissima’ Italia.

di Maria Cristina Giovannitti

valentina_pitzalis«Sono una ragazza e una ragazza deve camminare in fretta, con la testa china e non deve alzare gli occhi perché sul suo sentiero, se dovesse incontrare un uomo, tutto il villaggio la tratta da charmuta». Così comincia Bruciata Viva, edito Piemme, il bestseller della giovane cisgiordana Suad –pseudonimo che nasconde quella identità gettata nelle fiamme. Scorrendo nella lettura, così realistica e dolorosa, si percepisce la sofferenza di una donna sfigurata in volto e violata per sempre. La sua colpa è stata quella di rimanere incinta prima del matrimonio e questo è un disonore inaccettabile in un Paese in cui le donne non possono studiare, non possono guardare un uomo, non possono vestirsi come vogliono. E così deve essere applicata la dura legge degli uomini: «Viene verso di me. E’ mio cognato Hussein. Si mette davanti a me e sorride -Ti si è ingrossata la pancia, eh?!-. Guardo le mani che tremano mentre risciacquo il bucato. A un tratto un liquido freddo mi cola dalla testa. In un attimo il fuoco è su di me. Brucio».

Quanta rabbia fanno queste parole? Eppure non troppo lontano da noi, a Carbonia, in Sardegna stessa sorte tocca a Valentina Pitzalis. Cambiano le motivazioni ma la follia, quella brutale ed ignobile è uguale. E’ il 17 aprile del 2011e Manuel Piredda, ex marito di Valentina, con una scusa insiste perché la giovane, 28 anni, vada a casa sua. Stavolta il movente è una morbosa ed accecante gelosia. «Lui mi dice di rimanere un altro po’. Prende un annaffiatoio e me lo lancia addosso, colpendomi in faccia. Credevo fosse benzina, invece mi hanno detto che è cherosene e mi ha dato fuoco». Che differenza c’è tra la Cisgiordania e l’Italia? E tra il racconto di Suad e Valentina? L’uomo si è trasformato in una belva ed il suo amore malato ha lasciato spazio ad un gesto premeditato.

Quella tragica sera Manuel muore carbonizzato mentre Valentina si salva, sfigurata nel volto. Dopo sei mesi di ricovero per le grandi ustioni, ventuno interventi di copertura, la mano sinistra amputata –e grazie ai fondi ricevuti, ricostruita con una protesi- Valentina non perde la forza di sorridere, di rendere la sua storia esempio per tutte le donne che subiscono violenza. Il suo maggior coraggio è quello di non odiare il suo carnefice: «Lui non è un mostro» e non lo è perché è stato lui stesso vittima di una malattia psicologica. Oggi Valentina è diventata il simbolo di Doppia Difesa, un’associazione per la difesa delle donne contro qualsiasi tipo di violenza.

Suad come Valentina ed entrambe vittime di uomini/belve. Oggi loro non hanno più un’identità ma continuano ad inneggiare all’amore e alla libertà per contrastare delle feroci ed accecanti violenze. Le donne devono trovare il coraggio di denunciare prima di arrivare all’irreparabile.

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